Home »
scuolaTag correlati:
riflessioni,
citazioni,
adolescenti,
societĂ e scuola,
storie,
ricordi,
libertĂ ,
scuola e didattica,
societĂ ,
attualitĂ ,
pensieri,
educazione,
etica,
la scuola e la memoria,
politica
Ieri pomeriggio, al consiglio di classe della II H, la collega di storia dell'arte era molto affranta; la classe è troppo agitata e lei non riesce a fare lezione, urla tanto ma non ottiene niente (infatti, tutto ciò che viene reiterato con insistenza, che si tratti di nota, di urla ecc, finisce per inflazionarsi e perdere in efficacia).
Io le confermo che i ragazzi sono vivaci, del resto sono in trenta; però - le dico - nel complesso sono gestibili, sufficientemente educati e persino simpaci!
Lei, a questo punto, mi fulmina con lo sguardo (non mi perdona l'aggettivo 'simpatici'), prende la parola e richiama l'attenzione dei colleghi,
"Scusate ma, per me, i figlioli sono qualcosina in più che vivaci!...a voi, per esempio, l'hanno mai fatto il frullato?",
"Noooo?! E cos'è?!", le rispondiamo tutt'orecchie,
"In pratica, mentre spiego, sapete che fanno quelli? Cominciano col citare, a turno, vari tipi di frutta; chi dice mela, chi ananas, chi fragole, chi banane e compagnia bella, poi si alzano tutti insieme e si ammucchiano al centro dell'aula ruotando vorticosamente su loro stessi...fanno il frullato!".
Silenzio iniziale, poi qualche battuta, parole di riprovazione alternate a risolini soffocati, poi la coordinatrice (che non sono io per questa volta!) assicura che parlerà ai discenti...ma non mi sembrava molto convinta!
Io detesto le interrogazioni. Mi riferisco all'interrogazione classica, quella in cui lo studente, chiamato alla cattedra o, al limite, lasciato al suo banco, risponde a una serie di domande dimostrando così di aver appreso. Questo non significa che io non interroghi: a volte gli studenti (e, lo sottolineo, i loro genitori) sono più tradizionalisti degli insegnanti e vogliono l'interrogazione. Quella, appunto, classica.
La verifica della acquisizione dei contenuti e delle competenze può essere tuttavia effettuata anche attraverso altre modalità: l'organizzazione dell'attività di studio, individuale o di gruppo, la partecipazione alla discussione su argomenti di studio con contributi pertinenti, l'analisi e l'esposizione di una determinata problematica.
In questo modo è possibile riuscire ad individuare la modalità attraverso cui lo studente può esprimere le proprie potenzialità dimostrando ciò che ha imparato.
E' questa una modalità di verifica dell'apprendimento che richiede tempo, a volte molto tempo.
Ma a scuola, a mio avviso, il tempo così speso non è mai perso.
Oggi la sorteggiata per l'interrogazione è Sudigiri; lei non sembra affatto scontenta, la compagna di banco le sussurra "Dai, sei preparata, la sai bene!".
"Quali sono sono state le fonti utilizzate da Manzoni, nella stesura del romanzo?", le chiedo;
Sudigiri è elettrizzata, "Lo so, lo so, uno è lo storico del Seicento Ripa... Ripa...Ripamare!";
"Veramente è Ripamonti...", la classe esplode in un boato, ma subito si ricompone e la donzella continua,
"E poi c'è il medico, sì Toldino!", da posto, con la mano alzata e fremente Truccata, al mio cenno, esordisce,
"Ma no,è Tadino!".
"Va bene cara, allora adesso dimmi un po' quali erano i territori indipendenti, nella penisola italiana, durante la dominazione spagnolo".
Lei, senza esitazione, sentenzia "La Repubblica di Venezia era indipendente, e anche i Savoia lo erano e poi...e poi...Siracusa", mentre considero che, però, qualcosa ha azzeccato, la classe è di nuovo in subbuglio;
io li redarguisco ma il sapore comico del colloquioi è un'innegabile realtà...e la cosa non migliora quando Verace esclama:
"Sì prof, tutta la Sicilia occupata e vessata dagli Spagnoli e invece a Siracusa tarallucci e vino, feste e bagordi e magari gli buttavano pure i festoni e le bottiglie vuote di coca cola a quelli sfigati degli oppressi nel resto dell'isola...altro che muro di Berlino!".
Ho riso di cuore...Sudigiri ha capito l'ennesimo strafalcione e la campanella liberatoria ha messo la parola fine alla sua performance.
E' una ragazzina esuberante Sudigiri; all'inizio dell'anno pensavo che mi avrebbe dato del filo da torcere, invece mi sbagliavo, dietro quella sua aria squinternata, quel suo parlare veloce e quel gesticolare, quel voler ripondere a tutti i costi prima di aver elaborato il concetto, c'è un interesse vivo per la scuola, c'è entusiasmo; quando non capisce, lei è una delle poche che me lo dice; quando utilizzo un termine che non conosce, me ne chiede il significato e lo annota su un quadernetto; certo è un po' confusionaria e non ha familiarità con i nomi, ma ho fiducia in lei.
Stamattina verifica di italiano in seconda; il tema, unico per tutti, prevedeva una riflessione sulla vicenda della monaca di Monza, attraverso un'attenta analisi dei capitoli IX e X del romanzo manzoniano.
Dopo aver dettato il titolo, dato alcune (numerosissime in verità!) dritte per evitare loro di consegnare un riassunto anzichè un tema, dopo aver risposto alle incalzanti domande dei giovani virgulti, la faticaccia ha avuto inizio!
Mentre loro, zitti zitti (strano ma vero) scrivevano, consultavano il romanzo, il dizionario e spremevano le loro meningi a me è venuto in mente che, il giorno prima, avevo appioppato una nota a Quicinvecchio, colpevole di aver comunicato al compagno, seduto dall'altra parte dell'aula, i suoi progetti ludici per il pomeriggio proprio durante una poco fortunata interrogazione di storia. Sebbene non sia una sostenitrice delle note e cerchi di centellinarle nella speranza che sortiscano l'effetto desiderato, in quella circostanza ci stava come il cacio sui maccheroni!
Mi rivolgo così al sopracitato "Ha con sè la nota firmata?", e lui "Mah...beh...veramente...ci guardo...no, mi sa che non ce l'ho", "Allora me la porti domani, se ne ricordi!"; lui esita un po', mi guarda perplesso poi bofonchia "Fa lo stesso se la porto martedì? Sa, se i miei la vedono oggi io mi gioco la festa di Halloween!"...
"Facciamo così mio caro Quicinvecchio, se lei domani non mi porta la nota firmata io telefono a casa e comunico direttamente l'accaduto con dovizia di particolari, visto che ieri oltre ad aver disturbato ha pure sostenuto che durante l'interrogazione è lecito distrarsi...ci pensi".
Ho letto un odio inveterato nei suoi occhi...
Quello della scuola è un mondo a parte, e lo è per diverse ragioni; intanto per il fatto che, nonostante la considerevole ricaduta sulla societa del 'buon operare' in tale settore, quando qualcuno se ne occupa (intendo dire 'dall'alto'), lo fa con l'obiettivo di risparmiare, a qualunque costo; non c'è niente da fare, poichè dalla scuola non deriva moneta sonante, essa continua ad essere ritenuta una spesa piuttosto che una risorsa!
Ma l'organizzazione della scuola è particolarissima anche al suo interno; gli insegnanti non sono una categoria unita, manca lo 'spirito di corpo', il desiderio di battersi per traguardi comuni...perchè spesso in comune abbiamo solo che insegniamo!
Quando ho iniziato questo mestiere ero, naturalmente una supplente, inserita in particolari graduatorie; per il primo incarico fui reclutata dalle graduatorie esaurite (in Sardegna, Ogliastra); l'anno seguente mi inserii in una graduatoria permanente provinciale, ma nella mia città nulla si muoveva e allora rimasi tre anni in una scuola privata. In quel triennio, il mio problema era che dessero valore pieno al punteggio che stavo maturando e mi dannavo, ritenendolo ingiusto, che invece fosse valutato per metà.
Per contro, contemporaneamente, i colleghi della scuola statale, che stavano racimolando i loro punticini a suon di supplenze brevi, sbattendosi da una sede all'altra, avevano speranze del tutto opposte alle mie.
Quando, in Lombardia, approdai alla scuola statale, guardai la situazione da un altro punto di vista...la speranza era che il punteggio nella privata restasse così com'era, dimezzato appunto! Invece andò che lo equipararono a quello della scuola statale.
Avevo sempre insegnato italiano e storia alle superiori (tranne qualche escursione nella 051, italiano e latino, tanto nell'anno trascorso in Sardegna, quanto nella scuola privata della mia città) e continuai su quella strada, anche perchè l'imperativo era non 'disperdere il punteggio', così tuonavano i colleghi più anziani e di esperienza!
Finalmente, di supplenza annuale in supplenza annuale, arrivarono tutti assieme i concorsi, quelli ordinari e quelli abilitanti...praticamente facemmo un'indigestione di abilitazioni!
Poi, quando il traguardo sembrava vicinissimo, le regole del gioco cambiarono ancora! Il concorso del 2000 prevedeva che,a seguito del superamento di un'unica prova scritta e di una orale, si ottenesse tanto l'abilitazione all'insegnamento nelle scuole medie, quante alle superiori (mentre, prima di allora, occorreva affrontare due prove distinte col rischio di superarne solo una); ancora una volta accadde che la situazione migliorasse per alcuni e peggiorasse per altri.
L'accorpamento delle due classi di concorso (050 e 043, ovvero superiori e medie) ebbe valore retroattivo, perciò dalle scuole medie affluirono alle superiori (mi riferisco alle mie discipline) circa una sessantina di insegnanti con il risultato che a noi ,freschi abilitati, toccò attendere l'immissione in ruolo ancora un paio d'anni!
Quando ciò avvenne ,per me cominciò il 'nostos', il tentativo di rientrare in patria (ancora in corso!).
Ed ecco che il mio punto di vista cambia ancora; se prima attendevo le immissioni in ruolo e auspicavo che fossero numerose, ora tra me e i precari, con tutta la comprensione per una situazione che ho vissuto a lungo e di cui conosco bene le angosce, si è tuttavia creato un conflitto d'interessi: più insegnanti entrano in ruolo, minori sono per me le speranze che si liberi un posticino per tornare a casa! (cionostante giuro che non 'gufo'...sarebbe ignobile!).
Altra situazione analoga: finchè non ottengo il trasferimento, mi è concesso di insegnare nella mia città chiedendo annualmente un'assegnazione provvisoria ed è pacifico che la mia posizione risulti assai scomoda per i precari in attesa della supplenza annuale; io, ai loro occhi, apparirò sostanzialmente un'usurpatrice, perchè la mia assegnazione precede la loro!
Qualche giorno fa leggevo la risposta di Lanoisette a mio commento di un suo post; anche lei, dal suo punto di vista, si sente danneggiata da chi fa domanda di assegnazione provvisoria e ottiene una sede migliore della sua, nonostante lei chieda un trasferimento provinciale.
So che per i non addetti le mie considerazioni possono apparire poco chiare, e probabilmente assai noiose, ma del resto il nostro...è davvero un mondo a parte!
Buona domenica a tutti e vista l'ora...buon pranzo!!!