PENSIERI, COMMENTI E IDEE IN LIBERTA'---Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune, come quella in cui noi della redazione ci siamo incontrati, si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni che rendono piacevole lo stare a scuola. In questo blog vogliamo ricreare virtualmente il clima di quella sala docenti: uno spazio per confrontarsi e far sentire la propria voce, una sorta di redazione o di radio libera simile a quelle degli anni Settanta, quelle libere veramente.
Quella mattina avevo almeno due buoni motivi per essere indignata:
1) Avevo passato il pomeriggio dalla parrucchiera per ottenere dei magnifici boccoli e mi ero svegliata con...un nulla di fatto, capelli dritti come fusi!
2) L'abito che indossavo mi era stato prestato da una cuginetta e, lavandolo, si era accorciato di due dita...insomma era corto e non mi aveva affatto consolato l'acquisto di un bell'abitino nuovo di zecca per il dopo-comunione (davvero incantevole a ripensarci, blu, con fiorellini gialli).
Ci pensò mio fratello a farmi tornare il sorriso: dopo infinite e accese discussioni, mia madre lo aveva convinto (o almeno così sembrava) a farsi confezionare, per l'occasione, un abito di sartoria (si chiamava 'tappo' ed era il modello più in voga, allora, ma sempre di completo elegante si trattava); era beige, con i pantaloni scampanati ma così scampanati che, in seguito mamy mi ci tirò fuori una gonnella.
Mentre fervevano i preparativi, io e mio fratello facevamo colazione, uno di fronte all'altro, lui 'stranamente' già vestito di tutto punto (i capelli però non erano riusciti a farglieli tagliare!). Ricordo come fosse ora il sorriso malizioso e soddisfatto con cui mi guardò prima di commettere quel 'folle gesto'...mi guardò, dicevo, sollevò la tazza del caffè e latte e una volta portatala all'altezza delle labbra, ne rovesciò il contenuto, tutto quanto, sul suo immacolato abito, il 'tappo' appunto!
Nelle foto è sorridente, bellissimo nei suoi jeans sfrangiati e a 'zampa', maglioncino attillato e capelli sulle spalle!...mamy, con la sua accocciatura leonina e laccatissima...sorride assai meno! Io, immortalata davanti alla chiesa, sulla cui parete laterale campeggiava la scritta in rosso 'Viva Lenin' (giuro!) non so a cosa pensassi...forse all'audacia del fratello maggiore: 1-0 per Luca, alla fine aveva vinto lui!
Il post di un amico sui dischi in vinile, mi ha fatto pensare al mio incontro con i Pink Floyd.
Il mio 'educatore' in fatto di musica è stato mio fratello; lui, di nove anni più grande di me, ne era appassionato, ma che dico, molto, molto di più. Io ero piccola, piccola da leggere le favole, quindi avevo circa sette, otto anni. Ricordo che c'è stato un periodo, in quegli anni, in cui leggevo testi malinconici come 'L'incompreso' o 'La piccola principessa'.
In particolar modo ho ben presente la trama di quest'ultimo; narrava la triste vicenda di una bimba, rimasta orfana di madre, e con il padre in guerra. Lei viveva in un prestigioso e lussuoso collegio che il padre, benestante, poteva permetterle. Poi, il genitore viene ferito gravemente e non è più nelle condizioni di far pervenire la retta al collegio. Dopo qualche mese, la bimba passa dalla condizione 'dorata' in cui si trovava, coccolata e vezzeggiata, ad essere maltrattata e impiegata come sguattera. Tutti credono che il padre sia morto, perciò la perfida direttirice e tutti i suoi collaboratori, non risparmiano alla fanciulla nessun tipo di angheria. Naturalmente, anche il cibo è scarso e di pessima qualità e i crampi per fame, oltre che le sofferenze morali, la fanno da padroni.
E i Pink Floyd in tutto ciò?...c'entrano, c'entrano...Io leggevo la sera, prima di dormire e quella lettura mi coinvolgeva e mi emozionava al punto che mi addormentavo ripensando a tutta la brutta vicenda, alle sofferenze e alle ingiustizie che quella mia coetanea doveva subire e immaginavo possibili colpi di scena che la riscattassero finalmente da cotanta crudele sorte (infatti, alla fine, il padre si presenta vivo e vegeto al collegio, fa una bella lavata di testa ai venali e malvagi persecutori della figliola e tutti vissero felici e contenti).
Spesso capitava che fossi ancora nel dormiveglia, quando mio fratello rientrava dalle sue serate con gli amici; lui piano, piano alzava il coperchio del giradischi, sistemava il 33 giri sul piatto, alzava il braccetto e posava la puntina, molto delicatamente, sul vinile...come per magia, pochi secondi dopo mi raggiungevano, a volume bassissimo, le prime note di The dark side of the moon...la favola si fondeva con quella melodia, nasceva così una colonna sonora alle mie fantasie che si arricchivano di nuove e inesprimibili suggestioni, insomma...'Lingua mortal non dice quel ch'io sentiva in seno'!
E' ferma davanti al semaforo, sul marciapiede opposto, in attesa di attraversare.
Si sbraccia per farsi scorgere. Sollevo lo sguardo e la riconosco immediatamente, anche se non la vedevo da quattro anni. E' un abbraccio caloroso il nostro, quello di chi, nonostante non si veda da tempo, sente di essere ancora in sintonia.
Mi racconta di sè, dei progetti che sta realizzando. Ha sempre sostenuto di voler insegnare lingue straniere, perché fin da bambina, sostiene, è affascinata dal mestiere dell'insegnante. Ugualmente, ama le lingue straniere, l'inglese, il francese, il tedesco che ha studiato alle superiori e che sta continuando a studiare all'università. Ha partecipato al progetto Erasmus, ha vissuto sei mesi a Londra e due mesi a Berlino.
La guardo e mi colpisce l'intensità, la passione, la gioia che emanano i suoi occhi mentre mi parla dei suoi progetti, delle sue speranze. E' sempre emotiva e passionale, proprio come qualche anno fa: entusiasta davanti ai successi, disperata di fronte alle sconfitte. Ma sempre pronta a ricominciare, a provare.
Mi emoziona e mi commuove incontrarla, così come avviene ogni volta che mi capita di incontrare i miei ex alunni, di scorgere nei loro occhi le speranze, le attese, l'entusiasmo con cui vivono il loro tempo. Le stesse emozioni di quando, più giovani, nonostante tutto, provavano a credere. Nonostante le fatiche, nonostante le difficoltà, nonostante la noia di una quotidianità sempre più banale e superficiale.
Credevano e credono, nonostante tutto. Perché è questo il senso dell'esistenza, per ciascuno di noi.
Finalmente, dopo averla inseguita per quasi otto mesi, riuscii a parlarle.
Fin dai primi giorni di scuola avevo cercato di mettermi in contatto con lei, continuando a convocarla mediante il libretto personale del figlio, mio alunno di una classe terza che mi era stata appena assegnata.
Per un mese non accadde nulla. Le mie comunicazioni non ottenevano alcuna attenzione, non venivano nemmeno firmate. Chiamare al telefono era assolutamente impossibile. Il numero che era stato lasciato per le comunicazioni scuola e famiglia risultava essere inesistente.
Alle mie sollecitazioni, il figlio rispondeva sistematicamente: "Mia madre lavora." Ricordo che una volta ero sbottata: "Io e i miei colleghi invece siamo qui per divertirci!"
I mesi passavano. Il figlio, di origine marocchina ma in Italia dalla prima infanzia, continuava ad essere impertinente, arrogante, distratto. Il profitto complessivo era preoccupante anche se noi docenti sapevamo che, se avesse voluto, sarebbe bastato che si decidesse a studiare un po' e, intelligente com'era, avrebbe potuto raggiungere una valutazione sufficiente.
A metà aprile, la signora si fece viva. Mi chiese un incontro per la settimana successiva.
Durante l'incontro evidenziò il suo disappunto perché, cito testualmente, "Voi insegnanti avete preso in antipatia il mio figliolo che va bene in tutte le materie, a parte italiano, matematica, economia aziendale, scienze e inglese. Anche il voto di condotta è positivo!"
Le feci notare che un "7" in condotta non era affatto positivo. Non mi sembrava inoltre che noi insegnanti avessimo in antipatia il suo figliolo. Indubbiamente eravamo indispettiti dal comportamento di uno studente con buone capacità che non sfruttava le sue potenzialità e che, soprattutto, non rispettava le regole di buona creanza, mangiando e bevendo durante le lezioni e rispondendo con arroganza ed impertinenza ad ogni rimprovero.
"Colpa vostra!" mi rispose. "Tutti gli italiani sono maleducati perché la scuola e la famiglia non sanno farsi rispettare."
Risposi piccata: "In questa sede stiamo parlando di suo figlio. Vorrebbe forse dirmi che il suo comportamento è un modo per integrarsi con i suoi compagni italiani?"
***
Mi capita spesso di ripensare alle parole di quella madre. E mi chiedo che senso abbia pretendere il rispetto delle regole, di tutte le regole, da parte di chi arriva nel nostro Paese quando sono gli italiani i primi a non rispettarle.
E' stata la mia lezione di oggi, nelle classi a me assegnate. Nessun altro argomento è stato trattato senza prima parlare di questo.
Oggi è il 27 gennaio. Oggi è la Giornata della Memoria.
Era infatti il 27 gennaio 1945 quando il campo di Auschwitz fu liberato.
Tutti noi abbiamo questo impegno. Tutti noi abbiamo questo dovere. Ce lo hanno chiesto, ce lo chiedono, quotidianamente, le vittime innocenti di allora, le vittime innocenti di oggi, le vittime innocenti di sempre.
L'IMPEGNO DELLA MEMORIA
IL DOVERE DELLA MEMORIA
Auschwitz (Canzone del bambino nel vento) 1966
Francesco Guccini
Son morto ch'ero bambino
son morto con altri cento
passato per un camino
e ora sono nel vento.
Ad Auschwitz c'era la neve
e il fumo saliva lento
nei campi tante persone
che ora sono nel vento.
Nel vento tante persone
ma un solo grande silenzio
che strano, non ho imparato
a sorridere qui nel vento.
No, io non credo
che l’uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare
e che il vento mai si poserà
che il vento mai si poserà.
Ancora tuona il cannone
ancora non é contenta
di sangue la belva umana
e ancora ci porta il vento
e ancora ci porta il vento.
Ancora tuona il cannone
ancora non e` contento
saremo sempre a milioni
in polvere qui nel vento.
Primo Levi
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.