PENSIERI, COMMENTI E IDEE IN LIBERTA'---Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune, come quella in cui noi della redazione ci siamo incontrati, si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni che rendono piacevole lo stare a scuola. In questo blog vogliamo ricreare virtualmente il clima di quella sala docenti: uno spazio per confrontarsi e far sentire la propria voce, una sorta di redazione o di radio libera simile a quelle degli anni Settanta, quelle libere veramente.
Si dovrebbe tacere. Fornire i dati, nudi e crudi. O lasciare parlare le immagini di questa ennesima tragedia della terra che trema. Il terremoto è così. Da sempre gli uomini hanno dovuto fronteggiarlo. C'è chi ha imparato a combatterlo e a limitarne i danni dandosi strutture e strumenti adeguati.
Di fronte a tale tragedia si sta in silenzio quando si è parlato a vanvera prima, la volta precedente, promettendosi che "Mai più!" sarebbe accaduto. "Mai più!".
Arriverà il momento di fare i conti con le responsabilità di chi avrebbe potuto fare qualcosa e non l'ha fatto.
Ma questo è il momento del silenzio. E della solidarietà. E non delle interviste, atte a fornire "informazione" , in cui agli sfollati e ai sopravvissuti rifugiatisi nelle proprie auto si chiede: "Che cosa fa qui in macchina?" oppure: "Che cosa prova in questo momento?"
E' stata la mia lezione di oggi, nelle classi a me assegnate. Nessun altro argomento è stato trattato senza prima parlare di questo.
Oggi è il 27 gennaio. Oggi è la Giornata della Memoria.
Era infatti il 27 gennaio 1945 quando il campo di Auschwitz fu liberato.
Tutti noi abbiamo questo impegno. Tutti noi abbiamo questo dovere. Ce lo hanno chiesto, ce lo chiedono, quotidianamente, le vittime innocenti di allora, le vittime innocenti di oggi, le vittime innocenti di sempre.
L'IMPEGNO DELLA MEMORIA
IL DOVERE DELLA MEMORIA
Auschwitz (Canzone del bambino nel vento) 1966
Francesco Guccini
Son morto ch'ero bambino
son morto con altri cento
passato per un camino
e ora sono nel vento.
Ad Auschwitz c'era la neve
e il fumo saliva lento
nei campi tante persone
che ora sono nel vento.
Nel vento tante persone
ma un solo grande silenzio
che strano, non ho imparato
a sorridere qui nel vento.
No, io non credo
che l’uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare
e che il vento mai si poserà
che il vento mai si poserà.
Ancora tuona il cannone
ancora non é contenta
di sangue la belva umana
e ancora ci porta il vento
e ancora ci porta il vento.
Ancora tuona il cannone
ancora non e` contento
saremo sempre a milioni
in polvere qui nel vento.
Primo Levi
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
E' entrato di diritto, ancora prima della sua scomparsa, avvenuta proprio dieci anni fa, in molte delle nostre antologie per il biennio. Nel concerto di fine anno della scuola in cui insegnavo nel 1999 lo ricordammo cantando "La guerra di Piero" e "La canzone di Marinella".
"La guerra di Piero" è uno dei suoi testi che più spesso ho analizzato insieme agli studenti delle classi che, nel corso degli anni, mi sono stati affidate.
Oggi voglio però ricordare Fabrizio De Andrè con il testo della canzone con cui spesso inizio la trattazione del modulo sulla poesia.
E' la canzone che è stata scelta personalmente da Dori Ghezzi come simbolo della poesia di Faber e che questa sera alle ore 22.50 verrà trasmessa da Rai 3 nel corso della trasmissione "Che tempo che fa" in contemporanea con oltre 100 emittenti radiofoniche in tutta Italia.
L'iniziativa è stata lanciata da Fabio Fazio e rientra nell'ambito delle celebrazioni previste per ricordare la figura del cantautore genovese in occasione del decimo anniversario della sua scomparsa.
La canzone è "Amore che vieni, amore che vai".
De Andrè la incise nel 1966 sotto etichetta Karim; nel brano prevale il messaggio della precarietà dell'amore e la sua incertezza, sottolineato con semplici strofe.
Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
un giorno qualunque ti ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
e tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d'amore
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
venuto dal sole o da spiagge gelate
perduto in novembre o col vento d'estate
io t' ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai
io t' ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai