SALA DOCENTI

PENSIERI, COMMENTI E IDEE IN LIBERTA'---Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune, come quella in cui noi della redazione ci siamo incontrati, si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni che rendono piacevole lo stare a scuola. In questo blog vogliamo ricreare virtualmente il clima di quella sala docenti: uno spazio per confrontarsi e far sentire la propria voce, una sorta di redazione o di radio libera simile a quelle degli anni Settanta, quelle libere veramente.

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Utente: critolao
Componenti della redazione: Critolao Pandora20 Prometeo2007 Lapenelope Euridice14 Eco2007 Peripato. I nick di tutti i componenti della redazione sono attinti dalla storia della filosofia o dalla mitologia. La redazione è aperta alla collaborazione di altri colleghi e studenti, nonchè di tutti coloro che vorranno dare il loro contributo. Gli interventi, naturalmente, dovranno rispettare le regole della tolleranza e della buona educazione. Tutti abbiamo il diritto di esprimere la nostra opinione ma, allo stesso tempo, tutti abbiamo il dovere di rispettare noi stessi e gli altri. Pertanto la redazione si riserva il diritto di cancellare commenti ritenuti offensivi o fuori luogo. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

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giovedì, 14 maggio 2009

Il potere della musica...'alta'

Il post di un amico sui dischi in vinile, mi ha fatto pensare al mio incontro con i Pink Floyd.

Il mio 'educatore' in fatto di musica è stato mio fratello; lui, di nove anni più grande di me, ne era appassionato, ma che dico, molto, molto di più. Io ero piccola, piccola da leggere le favole, quindi avevo circa sette, otto anni. Ricordo che c'è stato un periodo, in quegli anni, in cui leggevo testi malinconici come 'L'incompreso' o 'La piccola principessa'.

In particolar modo ho ben presente la trama di quest'ultimo; narrava la triste vicenda di una bimba, rimasta orfana di madre, e con il padre in guerra. Lei viveva in un prestigioso e lussuoso collegio che il padre, benestante, poteva permetterle. Poi, il genitore viene ferito gravemente e non è più nelle condizioni di far pervenire la retta al collegio. Dopo qualche mese, la bimba passa dalla condizione 'dorata' in cui si trovava, coccolata e vezzeggiata, ad essere maltrattata e impiegata come sguattera. Tutti credono che il padre sia morto, perciò la perfida direttirice e tutti i suoi collaboratori,  non risparmiano alla fanciulla nessun tipo di angheria. Naturalmente, anche il cibo è scarso e di pessima qualità e i crampi per fame, oltre che le sofferenze morali, la fanno da padroni.

E i Pink Floyd in tutto ciò?...c'entrano, c'entrano...Io leggevo la sera, prima di dormire e quella lettura mi coinvolgeva e mi emozionava al punto che mi addormentavo ripensando a tutta la brutta vicenda, alle sofferenze e alle ingiustizie che quella mia coetanea doveva subire e  immaginavo possibili colpi di scena che la riscattassero finalmente da cotanta crudele sorte (infatti, alla fine, il padre si presenta vivo e vegeto al collegio, fa una bella lavata di testa ai venali e malvagi persecutori della figliola e tutti vissero felici e contenti).

Spesso capitava che fossi ancora nel dormiveglia, quando mio fratello rientrava dalle sue serate con gli amici; lui piano, piano alzava il coperchio del giradischi, sistemava il 33 giri sul piatto, alzava il braccetto e posava la puntina, molto delicatamente, sul vinile...come per magia, pochi secondi dopo mi raggiungevano, a volume bassissimo, le prime note di The dark side of the moon...la favola si fondeva con quella melodia, nasceva così una colonna sonora alle mie fantasie che si arricchivano di nuove e inesprimibili suggestioni, insomma...'Lingua mortal non dice quel ch'io sentiva in seno'!


postato da: pandora20 alle ore 17:46 | link | commenti (2)
categorie: ricordi, musica e testi
domenica, 25 gennaio 2009

Giorgio Gaber

E’ il mio omaggio a un uomo libero.

Giorgio Gaberscik (in arte Gaber)

25 gennaio 1939 – 1 gennaio 2003

Giorgio Gaber

La libertà  (1972)

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.

Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Da "Dialogo tra un impegnato e un non so" (Carosello, 1972)

Notizie e approfondimenti su Giorgio Gaber sul sito della Fondazione che porta il suo nome: www.giorgiogaber.it




 


mercoledì, 14 gennaio 2009

Il mio 'incontro' con De André

Avevo undici anni e mi trovavo ospite con mia mamma,  presso parenti, nel nord-est, per assistere a Belluno, al 'giuramento' di mio fratello, militare negli alpini.

Avevamo lasciato papà in Liguria, impegnato suo malgrado, in uno dei suoi frequenti ricoveri ospedalieri e io mi sentivo un po' malinconica, quasi presaga che al ritorno la situazione sarebbe irrimediabilmente precipitata per lui, gettando noi in un dolore senza nome.

Questo era il mio stato d'animo, allora, esacerbato tuttavia da un'età nella quale, anche nella migliore delle situazioni, l'umore subisce sbalzi e oscillazioni continue, conducendoci dall'euforia, al tedio, senza esclusione di autentici picchi  di infelicità...tutto ciò senza una vera ragione.

Da una stanza della grande casa in cui mi trovavo (tutto lì, ai miei occhi, era straordinariamente spazioso, ampio, persino il cane aveva una cuccia-reggia, come non ne avevo mai viste) improvvisamente mi raggiunsero  le note di "Via del Campo"; mi colpì subito la melodia struggente di quel pezzo, ma ancor di più mi sconvolse (nell'accezione  positiva del termine) il testo.

Chi era mai costui che aveva il coraggio di chiamare le cose col loro nome, senza  nondimeno attribuire loro alcunchè di volgare, di sconveniente, di 'sporco'?... e chi sapeva infondere alle parole, anche le più 'forti', una dolcezza così  disarmata e disarmante, senza scadere nella banalità, nel già detto?...e quegli "occhi color di foglia"! Di quella donna io vedevo solo il colore degli occhi e percepivo l'oblio che era in grado di indurre in chi la prendeva per mano, dimentica del suo mestiere...che non ne intaccava l'incanto.

Così ho incontrato De André...


postato da: pandora20 alle ore 22:43 | link | commenti (2)
categorie: ricordi, musica e testi
domenica, 11 gennaio 2009

Ricorrenze

E' entrato di diritto, ancora prima della sua scomparsa, avvenuta proprio dieci anni fa, in molte delle nostre antologie per il biennio. Nel concerto di fine anno della scuola in cui insegnavo nel 1999 lo ricordammo cantando "La guerra di Piero" e "La canzone di Marinella".

"La guerra di Piero" è uno dei suoi testi che più spesso ho analizzato insieme agli studenti delle classi che, nel corso degli anni, mi sono stati affidate.

Oggi voglio però ricordare Fabrizio De Andrè con il testo della canzone con cui spesso inizio la trattazione del modulo sulla poesia.

E' la canzone che è stata scelta personalmente da Dori Ghezzi come simbolo della poesia di Faber e che questa sera alle ore 22.50 verrà trasmessa da Rai 3 nel corso della trasmissione "Che tempo che fa" in contemporanea con oltre 100 emittenti radiofoniche in tutta Italia.

L'iniziativa è stata lanciata da Fabio Fazio e rientra nell'ambito delle celebrazioni previste per ricordare la figura del cantautore genovese in occasione del decimo anniversario della sua scomparsa.

La canzone è "Amore che vieni, amore che vai".
De Andrè la incise nel 1966 sotto etichetta Karim; nel brano prevale il messaggio della precarietà dell'amore e la sua incertezza, sottolineato con semplici strofe.

Fabrizio de André
Amore che vieni, amore che vai

Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
un giorno qualunque ti ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
e tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d'amore
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
venuto dal sole o da spiagge gelate
perduto in novembre o col vento d'estate
io t' ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai
io t' ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai

 

 


martedì, 30 dicembre 2008

"C'è tutto un mondo intorno"

 

Era il Capodanno del 1980. Avevo 17 anni e fluttuavo tra stati d'animo differenti ed opposti come capita in quella e, a volte, in altre età della vita. Tutto era così incerto, vago.

Mi riempì però di speranza, nelle prime ore di quel 1980, ascoltare, trasmessa in occasione dello spettacolo di fine anno, questa canzone dei Matia Bazar. Fu come ricevere una bella spinta come quando, da bambini, ci si sedeva sull'altalena.

C'è tutto un mondo intorno

Matia Bazar

(1979)

Se per caso un giorno o l'altro
ti trovassi solo sai
senza una compagna che ti aiuta nei tuoi guai
e se poi il cielo blu
si chiude all'improvviso su di te
e ti senti come un ladro che
ha paura anche di sé
guardati allo specchio
e guarda un poco un poco intorno a te
c'è tutto un mondo intorno che
gira ogni giorno e che
fermare non potrai
e vive vive il mondo
tu non girargli intorno
ma entra dentro al mondo dai
Se nel buio che ti avvolge
una fiamma scorgerai
corri corri senza indugi
forse è il sole che tu vuoi
ma se come un fiume in piena poi
il tempo ormai usato se ne va
ed un naufrago ti senti tu
che da solo scruta il blu
quella fiamma sconosciuta
è la tua zattera lo sai
dai
c'è tutto un mondo intorno che
gira ogni giorno e che
fermare non potrai
e vive vive il mondo
tu non girargli intorno
ma entra dentro al mondo
dai... (coro)
che gira ogni giorno
e che fermare non potrai
e vive vive il mondo
tu non girargli intorno
ma entra dentro al mondo dai...
c'è tutto un mondo intorno
che gira ogni giorno
e che fermare non potrai

Auguri di cuore, a tutti. Buon 2009!!!


postato da: critolao alle ore 06:56 | link | commenti (2)
categorie: citazioni, riflessioni, ricordi, canzoni, attualitĂ , musica e testi