PENSIERI, COMMENTI E IDEE IN LIBERTA'---Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune, come quella in cui noi della redazione ci siamo incontrati, si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni che rendono piacevole lo stare a scuola. In questo blog vogliamo ricreare virtualmente il clima di quella sala docenti: uno spazio per confrontarsi e far sentire la propria voce, una sorta di redazione o di radio libera simile a quelle degli anni Settanta, quelle libere veramente.
E' entrato di diritto, ancora prima della sua scomparsa, avvenuta proprio dieci anni fa, in molte delle nostre antologie per il biennio. Nel concerto di fine anno della scuola in cui insegnavo nel 1999 lo ricordammo cantando "La guerra di Piero" e "La canzone di Marinella".
"La guerra di Piero" è uno dei suoi testi che più spesso ho analizzato insieme agli studenti delle classi che, nel corso degli anni, mi sono stati affidate.
Oggi voglio però ricordare Fabrizio De Andrè con il testo della canzone con cui spesso inizio la trattazione del modulo sulla poesia.
E' la canzone che è stata scelta personalmente da Dori Ghezzi come simbolo della poesia di Faber e che questa sera alle ore 22.50 verrà trasmessa da Rai 3 nel corso della trasmissione "Che tempo che fa" in contemporanea con oltre 100 emittenti radiofoniche in tutta Italia.
L'iniziativa è stata lanciata da Fabio Fazio e rientra nell'ambito delle celebrazioni previste per ricordare la figura del cantautore genovese in occasione del decimo anniversario della sua scomparsa.
La canzone è "Amore che vieni, amore che vai".
De Andrè la incise nel 1966 sotto etichetta Karim; nel brano prevale il messaggio della precarietà dell'amore e la sua incertezza, sottolineato con semplici strofe.
Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
un giorno qualunque ti ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
e tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d'amore
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
venuto dal sole o da spiagge gelate
perduto in novembre o col vento d'estate
io t' ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai
io t' ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai
Come ogni anno, nell'imminente avvio dell'anno scolastico, si discute sul rincaro dei prezzi dei testi scolastici e sul fatto che spesso le case editrici pubblicano nuove edizioni che poco hanno di diverso rispetto all'edizione precedente, se non il codice ISBN (codice a barre, importantissimo!!!), la prima pagina di copertina (gialla anzichè rossa!!!) e poco altro.
Complici di questa spesa, che grava su buona parte delle famiglie italiane, vengono a volte ritenuti anche gli stessi insegnanti che, secondo l'opinione diffusa, non si fanno scrupolo di cambiare i libri di testo anche senza che ve ne sia un'effettiva necessità.
In alcuni casi forse questo è possibile ma in generale mi sento di affermare, sulla base della mia esperienza concreta, che spesso i docenti si trovano nella condizione di dover accettare l'adozione di nuove edizioni imposte dalle case editrici che levano dal mercato l'edizione precedente. Gli insegnanti con più esperienza, consapevoli di ciò, suggeriscono agli studenti e alle famiglie di conservare o acquistare al mercatino dell'usato le vecchie edizioni. E tuttavia vero che per alcune materie, come ad esempio economia aziendale, a causa delle continue modifiche di carattere legislativo, è necessario acquistare sempre l'edizione più recente.
Il vero problema però, a mio avviso, è un altro.
Il problema è che ciascun docente è tenuto, a norma di legge, ad adottare un libro di testo. Mi spiego: l'insegnante di italiano deve necessariamente adottare almeno un libro di testo relativo alla sua disciplina. E' obbligatorio, per legge. Per cui l'insegnante che decidesse di utilizzare altro tipo di strumenti come DVD, CD-ROM, laboratorio, riviste specializzate e quotidiani, dovrebbe comunque scegliere almeno un libro di testo da indicare agli studenti.
Personalmente ritengo che sarebbe opportuno abolire l'obbligatorietà dell'adozione del libro di testo, soprattutto per quanto riguarda le discipline da me insegnate (italiano, storia ed educazione civica, disciplina, quest'ultima, che io ho continuato ad insegnare, ritenendo che siano importanti gli apprendimenti e non i voti di profitto degli studenti). Ogni Istituto, a mio avviso, dovrebbe poi provvedere, nell'ambito del proprio POF (Piano dell'Offerta Formativa) a stabilire gli strumenti e i materiali che docenti e studenti utilizzeranno prevedendo, per ogni studente, un tetto di spesa massimo che dovrà essere RIGOROSAMENTE rispettato (quest'ultimo aspetto, nonostante la normativa vigente, non sempre viene tenuto in considerazione dai Consigli di Classe e dalla Dirigenza).