SALA DOCENTI

PENSIERI, COMMENTI E IDEE IN LIBERTA'---Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune, come quella in cui noi della redazione ci siamo incontrati, si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni che rendono piacevole lo stare a scuola. In questo blog vogliamo ricreare virtualmente il clima di quella sala docenti: uno spazio per confrontarsi e far sentire la propria voce, una sorta di redazione o di radio libera simile a quelle degli anni Settanta, quelle libere veramente.

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Utente: critolao
Componenti della redazione: Critolao Pandora20 Prometeo2007 Lapenelope Euridice14 Eco2007 Peripato. I nick di tutti i componenti della redazione sono attinti dalla storia della filosofia o dalla mitologia. La redazione è aperta alla collaborazione di altri colleghi e studenti, nonchè di tutti coloro che vorranno dare il loro contributo. Gli interventi, naturalmente, dovranno rispettare le regole della tolleranza e della buona educazione. Tutti abbiamo il diritto di esprimere la nostra opinione ma, allo stesso tempo, tutti abbiamo il dovere di rispettare noi stessi e gli altri. Pertanto la redazione si riserva il diritto di cancellare commenti ritenuti offensivi o fuori luogo. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

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lunedì, 17 novembre 2008

Cineforum

"Potremmo proporre la visione e la discussione del film "Il grande dittatore"" dice una collega, mentre, riuniti intorno ad un tavolo, cerchiamo di individuare i titoli per il cineforum pomeridiano.

Immediatamente, nella mente di ognuno di noi tornano le parole del discorso finale di quel film, pronunciato dal barbiere sosia del dittatore Adenoid Hynkel interpretato da Charlie Chaplin.

 

"Non voglio essere un imperatore": il discorso finale de "Il grande dittatore" di Charlie Chaplin

 

Un barbiere ebreo, sosia di Hitler, si sostituisce al dittatore e pronuncia un discorso ai soldati nazisti che avevano appena occupato il territorio austriaco. I soldati si aspettavano un discorso sulla potenza germanica e invece… Nel discorso è citata anche Hannah, fidanzata del barbiere ebreo ed ebrea anch'essa, perseguitata dai nazisti con la sua famiglia.

 

“Mi dispiace, ma io non voglio fare l'Imperatore: non è il mio mestiere; non voglio governare né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti, se possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l'un l'altro.

In questo mondo c'è posto per tutti. La natura è ricca, è sufficiente per tutti noi; la vita può essere felice e magnifica, ma noi lo abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell'odio, ci ha condotti a passo d'oca fra le cose più abbiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi.

La macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici; l'avidità ci ha resi duri e cattivi; pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità; più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto. L'aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti; la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell'uomo, reclama la fratellanza universale, l'unione dell'umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente.

A coloro che mi odono, io dico: non disperate! L'avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l'amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano. L'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo e, qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie. Non vi consegnate a questa gente senza un'anima, uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore. Voi non siete macchine, voi non siete bestie: siete uomini!

Voi avete l'amore dell'umanità nel cuore, voi non odiate, coloro che odiano sono quelli che non hanno l'amore altrui. Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate nel Vangelo di S. Luca è scritto: "Il Regno di Dio è nel cuore dell'uomo". Non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini. Voi! Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera; di fare di questa vita una splendida avventura.

Quindi, in nome della democrazia, usiamo questa forza. Uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore! Che dia a tutti gli uomini lavoro; ai giovani un futuro; ai vecchi la sicurezza. Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere, mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse, e mai lo faranno! I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse! Combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere; eliminando l'avidità, l'odio e l'intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole. Un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati, nel nome della democrazia, siate tutti uniti!

Hannah, puoi sentirmi? Dovunque tu sia, abbi fiducia. Guarda in alto, Hannah! Le nuvole si diradano: comincia a splendere il Sole. Prima o poi usciremo dall'oscurità, verso la luce e vivremo in un mondo nuovo. Un mondo più buono in cui gli uomini si solleveranno al di sopra della loro avidità, del loro odio, della loro brutalità. Guarda in alto, Hannah! L'animo umano troverà le sue ali, e finalmente comincerà a volare, a volare sull'arcobaleno verso la luce della speranza, verso il futuro. Il glorioso futuro che appartiene a te, a me, a tutti noi. Guarda in alto Hannah, lassù.”

 

 


mercoledì, 01 ottobre 2008

striscioni (vecchi post 9)

A proposito di striscioni, pubblico un  vecchio post di Critolao sull'argomento.

"ditelo con lo striscione...

Si è diffusa, da qualche tempo, forse sulla scia di esempi letterari (o presunti tali) e cinematografici quali "3MSC" (o "Tre metri sopra il cielo" per gli antichi come me) la moda del "ditelo con gli striscioni".

Sostanzialmente, si tratta dell'abitudine di comunicare il proprio sentimento d'amore (o simili) sbandierandolo ai quattro venti, in particolare appendendo uno striscione fuori dai cancelli della scuola frequentata dall'amato bene.

Su quello che era appeso oggi sul cancello della mia scuola era scritto:

"Pincy, perdonami! Sei l'unico amore della mia vita!!! TVTTTB!!!",

dal che si desume che l'emittente, ovvero colui che ha scritto lo striscione, abbia tradito (privatamente, ma non troppo dato che la cosa si è poi saputa) l'amato bene, chiedendo ora perdono (pubblicamente, fin troppo) perchè si è trattato (immagino) di una scappatella e , sì, insomma, "Io amo solo te".

Un po' il copione di "In ginocchio da te":

("L'altra non è/

non è niente per me/

ora lo so/

ho sbagliato con te/

ritornerò in ginocchio da te!!!"",

Gianni Morandi, "In ginocchio da te", F.Migliacci - B. Zambrini, 1964, BMG,  Ricordi,

canzone da cui era stato anche tratto un film) riadattato ai nostri tempi.

Lungi da me l'idea di prendermi gioco di questa privatissima (ma non troppo, dato lo striscione) questione, mi chiedo:

possibile che, oltre quarant'anni dopo "In ginocchio da te" e a trent'anni dal femminismo, una persona, pur giovane, pur adolescente, non solo accetti pubblicamente di essere additata come "cornuta"

(perchè di questo, di fatto, si tratta) ma sia anche disposta a perdonare il fedifrago (o la fedifraga) perchè le/gli è stato chiesto scusa pubblicamente?

E non sarebbe stato meglio un messaggio (SMS) privato, una telefonata (privata) o, ancora meglio, un bel chiarimento a quattr'occhi (privatissimo) per chiarirsi, una volta per tutte?

Possibile che non si sia più capaci di tenere privati i propri sentimenti e le proprie emozioni e si abbia bisogno di un pubblico che applauda o fischi per vivere i propri sentimenti d'amore? Scusate, ma io trovo tutto questo veramente triste..."

Post di Critolao del 6 ottobre 2007


striscioni Ă  gogo

In poco meno di un mese di lezioni, ho già analizzato, commentato e discusso con gli studenti tre striscioni "d'amore" affissi sul cancello della scuola.

Io, appartenente a quella generazione pudica di adolescenti che teneva a proteggere se non a nascondere i sentimenti veri, trovo questi messaggi d'amore plateali e discutibili, frutto di quell'ansia di apparire e recitare a tutti i costi che finisce col corrompere anche i sentimenti più puri.

Per i miei studenti, invece, non è così. La maggior parte di loro è convinta che lo striscione serva a commuovere anche il cuore più arido. Sono stati educati da Federico Moccia e da "3MSC" (Per gli antichi come me, si legge "Tre metri sopra il cielo").

Assetati di emozioni e di affetto, adorano confessarsi come mai io avrei fatto con un/a mio/a insegnante.

Sono fragili, piccoli ed indifesi. E, soprattutto, incapaci di difendersi. Incapaci di fronteggiare la difficoltà, si tratti d'amore o di insuccesso scolastico.

Quotidianamente mi chiedo se noi adulti ci rendiamo conto della loro sofferenza. E se siamo ancora capaci di ascoltarli.

Io cerco di farlo. Ma temo sempre che non sia abbastanza. 


mercoledì, 03 settembre 2008

E siamo ancora qui...

a parlare di scrutini.

Chi non ha mai fatto gli scrutini, può solo immaginarli.

Non si fa in tempo ad entrare nell'aula designata che già c'è il collega che avvisa: "Sì, però facciamo presto che ho un impegno tra mezz'ora" o "Ho i bambini da prendere dalla palestra" o "Con me questa classe è andata malissimo, non c'è niente da discutere, possiamo sbrigarci presto."

Non parliamo poi di chi continua a chiacchierare con il collega vicino, magari ad alta voce, mentre il preside o il docente coordinatore cercano di imporre la loro voce e rispettare la procedura.

Ecco, chi ha visto il film "La scuola" del 1995, tratto dai romanzi e racconti di Domenico Starnone e diretto da Daniele Luchetti, con Anna Galiena, Fabrizio Bentivoglio e Silvio Orlando, può farsi un'idea di quanto accade in sede di scrutinio. Non si arriva a certi estremi ma ... a volte ci si va vicino, purtroppo.

"Questi ragazzi sono indisciplinati, durante le mie lezioni sputavano palline di carta contro la lavagna, non seguivano, urlavano tutti." sostiene convinto il collega mentre il preside gli fa notare che se l'aula si trasforma in una bolgia durante la lezione, qualche responsabilità ce l'ha anche il docente stesso.

E qualche colpa ce l'ha anche il docente che presenta una serie di valutazioni negative (solo due "sei"). "Forse dovrebbe rivedere i suoi metodi di insegnamento" - osserva il preside, e mentre il collega risponde: "Io non rivedo proprio un bel niente!" si scatena il pandemonio. Urlano tutti: preside, colleghi buonisti, colleghi tradizionalisti, quelli del: "Ma che andassero a zappare la terra!".

Inevitabilmente, c'è anche il collega che sostiene che il ragazzo va male (e pertanto va bocciato) perchè non ha un metodo di studio. E chi dovrebbe insegnare il metodo di studio ai ragazzi, se non i docenti stessi?

Alla fine, guardato l'orologio, si trova un compromesso: qualche studente cadrà, qualche altro sarà salvato.

E, su quel campo di battaglia, contando le inevitabili vittime, c'è anche chi affermerà: "Però, abbiamo fatto proprio un bel lavoro!" come se si fosse proceduto ad una potatura.

Certo, spesso le responsabilità di quella selezione sono gli studenti stessi. Ma anche i docenti ci mettono del loro...


sabato, 12 luglio 2008

diamoci del Lei

E' invalsa, da qualche anno a questa parte, l'abitudine (pessima, a mio avviso), di rivolgersi al proprio interlocutore dandogli del "Tu". Qualunque sia il contesto e a prescindere dalla familiarità, il "tu" lo si usa sia per l'amico di vecchia data sia per lo sconosciuto cui si chiede un'informazione. Lasciamo perdere poi i modelli televisivi in cui presentatore e spettatore usano il "tu" come se si conoscessero da sempre.

E' una cattiva abitudine, figlia di quella maleducazione diffusa che caratterizza ormai la nostra vita quotidiana. Con le persone che non si conoscono o con quelle con cui si ha poca familiarità, è buona norma utilizzare il "Lei", ovvero il pronome di cortesia. Lo dovrebbero fare soprattutto coloro che forniscono qualunque tipo di servizio all'utenza: dal conducente di autobus all'impiegato comunale, dal poliziotto al commesso di un negozio. E invece ci si rivolge prevelentemente con il "tu", a volte omettendo anche quelle formule di cortesia che un tempo venivano insegnate ai bambini non appena iniziavano a parlare: "mi scusi", "per favore", "grazie", "permesso", etc.

Sinceramente, ogni volta che entro in un negozio e la commessa mi si rivolge con il "tu" mi infastidisco molto, rispondendo con il "lei". Non mi si venga a dire che sono "antica". E' una regola di buona educazione. E, a mio avviso, l'imbarbarimento dei costumi è determinato anche dall'uso che facciamo delle parole. Perchè "le parole sono importanti", come sosteneva Michele Apicella, il protagonista del film "Palombella Rossa" (1989) di Nanni Moretti.


postato da: critolao alle ore 16:04 | link | commenti (2)
categorie: citazioni, riflessioni, film, attualitĂ , costume e societĂ