SALA DOCENTI

PENSIERI, COMMENTI E IDEE IN LIBERTA'---Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune, come quella in cui noi della redazione ci siamo incontrati, si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni che rendono piacevole lo stare a scuola. In questo blog vogliamo ricreare virtualmente il clima di quella sala docenti: uno spazio per confrontarsi e far sentire la propria voce, una sorta di redazione o di radio libera simile a quelle degli anni Settanta, quelle libere veramente.

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Utente: critolao
Componenti della redazione: Critolao Pandora20 Prometeo2007 Lapenelope Euridice14 Eco2007 Peripato. I nick di tutti i componenti della redazione sono attinti dalla storia della filosofia o dalla mitologia. La redazione è aperta alla collaborazione di altri colleghi e studenti, nonchè di tutti coloro che vorranno dare il loro contributo. Gli interventi, naturalmente, dovranno rispettare le regole della tolleranza e della buona educazione. Tutti abbiamo il diritto di esprimere la nostra opinione ma, allo stesso tempo, tutti abbiamo il dovere di rispettare noi stessi e gli altri. Pertanto la redazione si riserva il diritto di cancellare commenti ritenuti offensivi o fuori luogo. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

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venerdì, 20 febbraio 2009

voto di condotta

Quando, all'inizio dell'anno scolastico in corso, il Ministero della Pubblica Istruzione cominciò a parlare dell'importanza, ai fini della promozione, del voto di condotta, anche noi docenti comunicammo agli studenti che era finita l'era della maleducazione e del bullismo: con il 5 in condotta, dicevamo, sarebbero stati bocciati, anche nel caso in cui, per assurdo, nelle materie disciplinari avessero ottenuto tutti 10.

Le scuole più solerti si misero al lavoro, affidando ad apposite commissioni il compito di redigere le nuove griglie di valutazione per l'attribuzione del voto di condotta.

Certo, il decreto non era molto chiaro e mancava il decreto attuativo. Pertanto, ci si chiedeva se la griglia di valutazione, dovendo attribuire il voto in decimi, dovesse comprendere tutti i voti o fermarsi al 5, voto insufficiente che già presupponeva comunque la non promozione.

Insomma, si navigò a vista, in attesa del decreto attuativo e arrangiandosi un po', secondo il tipico costume nazionale.

Alcune scuole non fecero nulla, in attesa dell'agognato decreto attuativo.

E fu il caos.

Il decreto attuativo, infatti, arrivò a metà gennaio.

Peccato però che, in base alla organizzazione autonoma dei vari istituti scolastici, molte scuole avessero già effettuato gli scrutini del primo quadrimestre ed applicato le nuove (o le vecchie) tabelle di valutazione.

Ci furono così studenti con "4" o "5" o "7" in condotta, voti che esprimevano, in modo diverso, una valutazione negativa del comportamento.

Alcune scuole riuscirono a cambiare in fretta e furia le proprie tabelle di valutazione, adeguandole alle indicazioni ministeriali.

Indicazioni che, in sintesi, prevedono che il 5 in condotta possa essere assegnato solo a quegli alunni che abbiano tenuto comportamenti passibili di sanzione civile o penale, a cui sia stata comminata una sospensione dalle lezioni di durata continuativa superiore ai 15 giorni e che, dopo essere stati puniti non abbiano assunto un atteggiamento corretto.

In sintesi: ancora una volta, tutti i docenti che avevano sistematicamente sottolineato che un atteggiamento distratto o poco corretto avrebbe potuto essere valutato con il  5 in condotta  e una relativa non promozione, erano stati smentiti dalle indicazioni ministeriali.

Quanto avevano ragione quei miei ex alunni di una classe quinta di qualche anno fa, turbolenti e simpatici, quando continuavano a ripetere, indicando noi adulti, "Non siete credibili!"


postato da: critolao alle ore 19:30 | link | commenti (1)
categorie: citazioni, pensieri, riflessioni, scuola, educazione, scrutini finali
martedì, 10 febbraio 2009

Inconsapevolezza

Ma davvero si credeva che anni in cui, nella scuola e purtroppo anche in famiglia, venisse tralasciato l'insegnamento delle più elementari regole di buona educazione e in cui il voto di condotta non avesse più un reale valore, non avrebbero lasciato il segno?

Lo hanno lasciato, invece, il segno. E pensare che, improvvisamente, tutto possa tornare come prima è un'utopia.

A me spesso, e quando ne ho la possibilità lo faccio, viene voglia di invitare i genitori di bambini e ragazzi di tutte le età ad assistere ad una lezione a scuola. O anche solo ad assistere ad una attività scolastica.

Già dal primo mattino, soprattutto se non si hanno polso ed esperienza, si impiega almeno un quarto d'ora per convincere i pargoli, più o meno cresciuti a:

- smettere di chiacchierare non appena l'insegnante entri in classe

- non entrare in classe con bevande ed alimenti vari

- non mangiare e non bere in classe

- non poggiare i piedi sul banco

- levare zaini, cellulari, i-pod, collane ed altro dal banco

- salutare l'insegnante e i compagni quando si entra in classe

- salutare tutti coloro che entrano in classe

- dare del Lei alle persone adulte, bidelli compresi

- restare seduti senza allungarsi sulla sedia come se si stesse prendendo il sole

- evitare di emettere flatulenze ed altri rumori sgradevoli e, nel caso accada, evitare sceneggiate e teatrini vari

. chiedere il permesso prima di intervenire per esprimere la propria opinione ed evitare di parlare ad alta voce o commentare con il proprio vicino mentre sta parlando un altro compagno.

Naturalmente, per fortuna mia e di tutti coloro che esercitano la professione insegnante, non in tutte le classi si verificano tutti questi eventi insieme.  Ma almeno uno degli episodi elencati si verifica, tutti i giorni, in almeno una delle mie classi.

E di fronte al richiamo, sono in molti quelli che, sgranando gli occhi e con la lattina della coca-cola in mano, da cui hanno appena finito di bere, esclamano: "Chi? Io?!?!" Non ero io!"

P.S. Dimenticavo i fazzolettini di carta usati, gli involucri di alimenti vari, le bottiglie di plastica e le lattine che vengono abbandonate, al termine delle lezioni, sopra o sotto il banco (i più raffinati li infilano nei termosifoni!)


domenica, 08 febbraio 2009

Essere genitori

La difficile arte di educare richiede impegno, pazienza e, soprattutto, coerenza.

Non so perché, ma sin da bambina l'arte di educare mi ha affascinato anche se non ne ero consapevole.

Ricordo che spesso, in occasione della "Festa della mamma" o della "Festa del papà" ho regalato ai miei genitori manuali sull'argomento.

Li acquistavo presso l'oratorio della parrocchia che frequentavo regolarmente.

Uno di questi manuali aveva la copertina rosa e si intitolava "Bambino senza complessi, adulto felice".

Un altro, quello che ho sempre apprezzato, che ho chiesto poi in prestito a mia madre e che ho tuttora a casa mia é  "I 40 segreti dell'educatore - Consigli pratici per genitori ed educatori" scritto da Ernst Ell (psicologo e consulente per i problemi educativi presso le scuole e gli istituti statali della città di Karlsruhe, come c'è scritto nella seconda pagina di copertina) e pubblicato dalle Edizioni Paoline nel giugno 1969.

Contiene saggi consigli di buon senso ed insiste soprattutto sul buon esempio che i genitori devono dare ai figli.

"Il frutto non cade lontano dall'albero", "Pretendere un massimo", "Concedere un minimo", "Il coraggio di essere duri", "Avere fiducia", "Incoraggiare significa esigere".

Questi ed altri sono i consigli che il testo contiene.

Inutile dire che è molto forte l'ispirazione cristiana che accompagna tali consigli. E' anche vero che molti di quegli stessi consigli sono un po' superati. Ma, al di là del periodo in cui sono stati formulati ed inserendoli nel loro contesto di appartenenza, ritengo tuttavia che molti di essi siano tuttora validi.

Valori come il rigore e la coerenza, il buon esempio e la saggezza sono sempre validi. Lo sono ancora di più in un sistema complesso come è quello in cui viviamo in cui i più giovani pretendono di essere ascoltati e di capire il senso di ciò che chiediamo loro.

Ecco perché educare è sempre più complicato e difficile.

 Non basta l'amore. Anche perché spesso, proprio in nome dell'amore genitoriale, si commettono gravissimi errori che potranno segnare per sempre il bambino, il ragazzo, il figlio che finiamo per danneggiare proprio in nome del nostro amore.


domenica, 01 febbraio 2009

I doveri dei genitori

"I doveri dei genitori sono di vario genere e comprendono tutti gli aspetti della vita del ragazzo e dell'uomo futuro. Dal latte materno al vitto, al vestire, all'esempio, ecc.. E fra l'altro, naturalmente, dare modo ai figli di guadagnarsi la vita. E siccome non si sa come andranno le cose e a cosa si vada incontro così occorre che queste possibilità siano più ampie e vaste possibili.

Quando a un ragazzo di 100 anni fa si insegnava a fare per esempio il fabbro, poi lavorava. Un babbo poteva morire sicuro di avergli lasciato qualcosa. Oggi con un mestiere in mano e basta non si vive più.

Bisogna anche saper vivere in tante altre circostanze: c'è da riempire fogli, consultare orari, telefonare e consultare l'elenco telefonico, far domande scritte e chiedere un anticipo o sollecitare un pagamento, c'è da prendere treni ecc. ecc.

Quando avete buttato nel mondo d'oggi un ragazzo senza istruzione avete buttato in cielo un passerotto senza ali.

Non si vola oggi con la terza e nemmeno con la quinta elementare.

Non ne hanno voglia? Fateli studiare per forza. Voi non li mandereste al lavoro senza il fagottino del mangiare e volete mandarli nella vita senza il fagottino del sapere?

C'è dei figlioli carogne che non vogliono mangiare e voi li forzate. Altrettanto fate per lo studio."

(Traccia di un discorso tenuto da don Lorenzo Milani ai genitori della parrocchia di San Donato a Calenzano il 22 agosto 1954 riportata in " Don Lorenzo Milani: "La parola fa eguali - il segreto della Scuola di Barbiana", a cura di Michele Gesualdi, fondazione Don Lorenzo Milani, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 2005, pg.13)


sabato, 20 dicembre 2008

"Non dite ai bambini...

che c'è la crisi!"

Questo è il messaggio imperante che si cerca di trasmettere di fronte alla crisi economica che il mondo sta attualmente attraversando.

Sinceramente non sono d'accordo. Sono dell'idea che sia giusto che sui bambini non vengano riversate le ansie e le angosce del mondo adulto ma, allo stesso tempo, sono convinta che l'attuale crisi possa essere l'occasione per educare i bambini al senso della misura, del sacrificio, del risparmio, che sembra si siano smarriti negli ultimi anni.

Mi pare che molti bambini italiani siano ormai abituati a credere che tutto sia loro dovuto; che basti anche solo desiderare qualcosa per poterlo ottenere. Spesso finiscono per dare pochissima importanza alle miriadi di oggetti che hanno perchè non hanno dovuto fare alcun sacrificio per ottenerli. Magari i loro genitori ne hanno fatto anche tanti di sacrifici ma loro, i pargoli, sono stati cresciuti come principini.

Non credo che ciò sia stato positivo. Per questo ritengo che sia questa l'occasione per ridimensionare i capricci dei più piccoli ritrovando, tutti insieme, anche attraverso questa fase di difficoltà, il senso della misura.