SALA DOCENTI

PENSIERI, COMMENTI E IDEE IN LIBERTA'---Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune, come quella in cui noi della redazione ci siamo incontrati, si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni che rendono piacevole lo stare a scuola. In questo blog vogliamo ricreare virtualmente il clima di quella sala docenti: uno spazio per confrontarsi e far sentire la propria voce, una sorta di redazione o di radio libera simile a quelle degli anni Settanta, quelle libere veramente.

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Utente: critolao
Componenti della redazione: Critolao Pandora20 Prometeo2007 Lapenelope Euridice14 Eco2007 Peripato. I nick di tutti i componenti della redazione sono attinti dalla storia della filosofia o dalla mitologia. La redazione è aperta alla collaborazione di altri colleghi e studenti, nonchè di tutti coloro che vorranno dare il loro contributo. Gli interventi, naturalmente, dovranno rispettare le regole della tolleranza e della buona educazione. Tutti abbiamo il diritto di esprimere la nostra opinione ma, allo stesso tempo, tutti abbiamo il dovere di rispettare noi stessi e gli altri. Pertanto la redazione si riserva il diritto di cancellare commenti ritenuti offensivi o fuori luogo. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

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martedì, 10 marzo 2009

Donne e lavoro

La tempestività non è evidentemente il mio forte; l'8 marzo è già passato da due giorni e a me solo oggi viene in mente un episodio che parecchi anni fa mi vide 'vittima' delle attenzioni moleste di un datore di lavoro che oggi tratterei più duramente!

La lunga e tortuosa carriera era appena cominciata e io insegnavo in una scuola privata, non parificata...altro non avevo trovato. Mi colpirono subito la 'bella presenza' delle mie colleghe oltre alla quasi totale assenza di insegnanti di sesso maschile e capii presto che ciò non era casuale.

Il proprietario della scuola, che si faceva chiamare preside ma dubito finanche che fosse in possesso di una laurea, era un uomo sulla cinquantina; io avevo venticinque anni e lo trovavo 'datato' mentre lui, che si circondava di giovani e graziose insegnanti, evidentemente si sentiva adeguato e autorizzato a 'provarci' con tutte.

Dapprima si limitò a complimenti galanti e garbati ma col tempo cominciai a trovarlo nel suo ufficio quando, la sera, intorno alle 23,  finivo le lezioni; ero stanca e desideravo solo andarmene a casa, dove mamy mi aspettava con la cena in caldo. Invece, ora con una scusa, ora con un'altra, lui mi invitava a sedermi e mi intratteneva in conversazioni che inizialmente avevano carattere didattico (come vanno i ragazzi, a che punto siete con il programma di storia ecc ecc) ma che via via presero un carattere confidenziale che io non apprezzavo affatto e che, anzi, mi metteva in imbarazzo (parlava di sè, delle sue conquiste, delle sue aute sportive, del suo sostanzioso conto in banca e dei suoi beni immobili!).

Una sera, dopo un'oretta così trascorsa, accennai al fatto che mia madrea si preoccupava quando tardavo, e lui ebbe l'impudenza di chiamarla al telefono e dirle di stare tranquilla, chè la sua figliola era al sicuro, con il suo preside!

Una sera, anzichè 'stopparmi', mi annunciò per l'indomani un invito a cena!  Ancora oggi, non mi perdono di non  essere stata in grado di rifiutare, come avrei voluto...ma in qualche modo...accettare fu risolutivo.

Mi presentai con un insolito abbigliamento sportivo, ai limiti della trascuratezza, al punto che lui (in abito elegante) volle andare a cambiarsi; credo che lo scopo fosse anche quello di mostrarmi la sua mega villa a picco sul mare ma non ebbe quella soddisfazione poiché, con determnata ostinazione, volli attenderlo in auto.

Al ristorante, lussuosissimo, sfoderò tutte le tecniche seduttive di cui gli anni e la consuetudine al corteggiamento lo avevano dotato...ma che su di me rimbalzavano come su un muro di gomma! Credo che le sue speranze crollarono quando alla sua affermazione "Sai, a me piacciono molto le donne giovani" io replicai "Sa, anche a me!" (naturalmente riferito agli uomini). Rimase basito!

Ce l'avevo fatta! Si rassegnò, e non mi licenziò.

So che ci sono vicende più dolorose e complesse di quella tragi-comica appena raccontata ma anche se allora non se parlava affatto, sappiamo che oggi tutto ciò ha un nome: mobbing. Se non fosse stato il mio datore di lavoro non avrei rivolto a quell'uomo altro che  'buongiorno' e 'buonasera' e invece ho permesso che rubasse il mio tempo, che mi procurasse ansia,  preoccupazione, frustrazione e disagio.


postato da: pandora20 alle ore 22:51 | link | commenti (4)
categorie: donne, costume e societĂ 
domenica, 08 marzo 2009

Donne

"La mamma aveva ragione.

Ma ciò che a Laila bruciava, era che la mamma non si era guadagnata il diritto di avere ragione. Sarebbe stata una cosa diversa se fosse stato Babi (ndr.: il padre) a sollevare il problema. Tutti quegli anni lontana, rinchiusa nella sua stanza, senza curarsi mai di dove sua figlia andasse, chi incontrasse e cosa pensasse... Era ingiusto. Sentiva di non valere molto di più di tutte quelle pentole e padelle, di essere qualcosa che poteva essere ignorato e su cui poi, capricciosamente, vantare di bel nuovo dei diritti, a seconda dell'umore."

(Citazione tratta da: Khaled Hosseini: "Mille splendidi soli", PIEMME, 2007, pg. 173)


postato da: critolao alle ore 13:05 | link | commenti (3)
categorie: citazioni, pensieri, riflessioni, donne, libri, attualitĂ 
martedì, 25 novembre 2008

"Malamore"

[...] Le donne hanno più confidenza col dolore. E' un compagno di vita, è un nemico tanto familiare da esser quasi amico. Ci si vive, è normale. Strillare disperde le energie, lamentarsi non serve. Trasformarlo, invece: ecco cosa serve. Trasformare il dolore in forza. E' una lezione antica, una sapienza muta e segreta: ciascuna lo sa. [...]

La giovane donna che si lascia insultare e picchiare dal suo uomo perchè pensa che quella sua violenza sia una debolezza: pensa di capirne le ragioni, di poterle governare, alla fine. Le migliaia, milioni di donne che vivono ogni giorno sul crinale di un baratro e che, anzichè sottrarsi quando possono, ci passeggiano in equilibrio: un numero da circo straordinario, questo cercare di addomesticare la violenza - la violenza degli uomini - qualche volta andando a cercarla, persino. Perchè è un antidoto, perchè è un prezzo, perchè il tempo che viviamo chiede uno sforzo d'ingegno per conciliare la propria autonomia con l'altrui brutale insofferenza. [...]"

Concita De Gregorio: "Malamore - Esercizi di resistenza al dolore - Le donne, i loro uomini e la violenza", Mondadori, Milano, 2008, seconda pagina di copertina.

25 novembre

GIORNATA INTERNAZIONALE

contro

LA VIOLENZA ALLE DONNE


sabato, 01 novembre 2008

La speranza e il dolore

Credo che solo chi ha sofferto nello stesso modo possa provare a comprendere il dolore di due genitori che hanno perso il proprio figlio.

Nessun commento, dunque, ma solo un grosso ringraziamento e un abbraccio alla madre di Mauro per la sua lezione di vita.         

                    

   "IL MIO ANGELO…IL MIO AIUTO…LA MIA SPERANZA…"

 

"Ho chiesto al nostro parroco che argomento trattava quest’anno il giornalino che distribuisce durante la benedizione delle case….non potevo credere alle mie orecchie….LA SPERANZA…l’ho guardato e, con un po’ di “rabbia”, la mia osservazione è stata:

 “Se avessi dovuto scrivere io l’articolo, stai sereno che ti saresti ritrovato la pagina vuota.........”

La speranza…..

Don……spiegami: "Perché dovrei “avere” ancora speranza…forse perché la speranza è l’ultima a morire?.....nooo..….per quanto mi riguarda la speranza è stata un'illusione che mi ha fatto stare male….non dirmi che devo ancora metabolizzare…...questa chiacchierata mi ha “rovinato” la giornata …..".

Saluto e me ne torno a casa…..caspita.. il don… il mio don… ma allora non ha capito … per tutta la giornata non ho fatto altro che pensare a questa cosa….la speranza….ma non ci posso credere...  proprio a me viene a parlare di speranza….

Non so, magari si aspetta anche che scriva qualche pensiero da mettere sul giornalino……quanta “rabbia”……

Verso sera ho “sbollito” ed ho ricominciato a pensare alla speranza sotto altre forme e mi sono detta…però due anni fa con Mauro la speranza è stata la mia FORZA ….la speranza mi ha permesso di non arrendermi, di credere, di combattere…..

Già, però si parlava di mio figlio…quando ti senti dire “ Suo figlio ha un Astrocitoma Anaplastico maligno 3”….cos’è sta roba….la dottoressa era stata chiara già dall’inizio….sapete, quando non si vuole sentire….

Le sue parole sono state: "Non avrà più di due anni di vita…."

In quel momento la speranza non la vedi ……è la disperazione che prende il sopravvento….cosa fai…io guardavo mio marito e lui guardava me …..un colloquio con i medici e via... ci siamo trovati a prendere decisioni più grandi di noi…..essendo Mauro minorenne abbiamo deciso che non gli venisse raccontata la verità…

Cosi abbiamo cominciato a raccontargli e raccontare “bugie”…. La nostra paura era che “qualcuno” parlando potesse dire a Mauro la verità….non potevo permettermi uno sbaglio del genere… dovevo e volevo tutelare mio figlio…..come poteva vivere Mauro sapendo di avere un “tumore alla testa”….

No, io e suo padre sapevamo cosa voleva dire non vivere più, non dormire più la notte…non potevamo riversare questo su Mauro….. eravamo sempre più convinti che era meglio mentire a tutto il paese piuttosto che vedere Mauro disperato per quello che gli stava succedendo….  

Finalmente dopo 56 giorni di ospedale arriviamo a casa, Mauro piano piano ricomincia a vivere la sua vita da 16enne…grazie ai professori ed al preside, che hanno capito cosa stava succedendo, Mauro è stato ammesso alla classe 3^ con tutti i suoi “vecchi” compagni…..

Io e mio marito vedevamo che, nonostante fossimo sempre "legati" all'ospedale per i controlli, Mauro stava bene, era tornato ad essere un ragazzo di 16 anni (aveva persino ricominciato a farmi urlare...).

Ricredendomi su come ho iniziato questo scritto, devo dire che la speranza era presente in noi 24 ore al giorno, è la speranza che mi ha dato la forza per andare avanti….

Eravamo sì disperati ma  vedevamo nostro figlio sereno…...Quante volte, contro voglia, io e suo padre abbiamo usato la maschera della tranquillità …..ma poi, la sera… nel letto, al buio…….quante lacrime, quanti perché…Finivamo con il pregare e sperare…, sai, quei miracoli che sai già che non succederanno…però speri……è stata un'esperienza che mi ha segnato la vita…

 

Vorrei poter dire a tutte quelle persone che per i motivi più svariati si vedono in un vicolo buio: "Ricordatevi! La speranza è la forza che vi permette di non cadere e poi non dimenticate che non si è mai soli….bisogna solo non volere sentirsi soli…

La forza della Speranzail mio Sacerdote che…quando suono quel campanello è sempre pronto ad abbracciarmi e ad ascoltarmi….sono i due grandi sostegni che mi hanno permesso di non cadere….

Sono due aiuti che tutti possiamo avere…lo dobbiamo volere….

 

Voglio dire grazie a tutte quelle persone che hanno capito le mie “bugie”….

A chi non le ha capite… semplicemente mi dispiace, ma non c’è amicizia che poteva prevalere sulla serenità di mio figlio….

 

Volevo poi ringraziare la fantastica ragazza che ha regalato tanti momenti felici al mio Mauro…il mio Mauro la chiamava “la mia cucciola” nei suoi tanti bigliettini attaccati in camera le scriveva “Sei il mio mondo”…

A quella ragazza e a tutta la sua famiglia un grazie dal profondo del cuore…

Un grazie anche agli amici di sempre di Mauro. 

                                                                           La madre di Mauro"


mercoledì, 30 luglio 2008

colleghe

In principio si guardavano con diffidenza. Apparentemente diverse l'una dall'altra, sembrava non avessero alcunché in comune.

Poi furono assegnate allo stesso consiglio di classe, formato prevalentemente da colleghi maschi. C'erano momenti in cui, durante le riunioni, si respirava un clima da caserma. Battutacce volgari, spesso maschiliste, con cui venivano educati anche gli studenti, tutti rigorosamente appartenenti al "sesso forte".

Ma loro non si facevano certo intimidire, tutt'altro. Cominciarono a scoprirsi così e iniziarono a lavorare insieme, prima sporadicamente poi sempre più sistematicamente. Scoprirono di essere molto più simili di quanto non avessero creduto l'una dell'altra: avevano in comune l'amore per questo meraviglioso mestiere.

"I care" scrivevano entrambe alla lavagna, anche se solo una di loro insegnava inglese.

Entrambe sognavano i loro studenti ("C'è chi insegna [...] sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.").

Fu questo che le avvicinò.

Ma l'amicizia nacque quando insieme affrontarono l'esperienza del dolore, e fu quello che le unì per sempre. Anche perdendosi di vista, sapevano che la sofferenza e l'angoscia provata di fronte alla morte e alla constatazione di un fallimento educativo le avevano unite per sempre.