PENSIERI, COMMENTI E IDEE IN LIBERTA'---Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune, come quella in cui noi della redazione ci siamo incontrati, si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni che rendono piacevole lo stare a scuola. In questo blog vogliamo ricreare virtualmente il clima di quella sala docenti: uno spazio per confrontarsi e far sentire la propria voce, una sorta di redazione o di radio libera simile a quelle degli anni Settanta, quelle libere veramente.
"Io sono il dottore di cui in questa novella si parla talvolta con parole poco lusinghiere. Chi di psico-analisi s'intende, sa dove piazzare l'antipatia che il paziente mi dedica. [...] (n.d.r. prefazione tratta da "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo). Proponi una tua interpretazione complessiva del brano e approfondiscila con opportuni collegamenti al romanzo nella sua interezza o ad altri testi di Svevo." (Tipologia A - Analisi del testo)
"L'innamoramento introduce in questa opacità una luce accecante. [...] La vita quotidiana è un eterno purgatorio. Nell'innamoramento c'è solo il paradiso o l'inferno; o siamo salvi o siamo dannati." F. Alberoni, "Innamoramento e amore", Milano, 2009 (n.d.r. : il brano citato è così riportato nella recente edizione del gennaio 2009 ed ha subito qualche modifica rispetto all'edizione originale del 1979). (Tipologia B - Redazione di un "saggio breve" o di un "articolo di giornale" - 1. Ambito artistico letterario - Argomento: Innamoramento e amore.)
"Non è creativo ciò che è strano, o trasgressivo o stravagante o diverso e basta. Gli italiani, specie i più giovani - ce lo dicono le ricerche - hanno idee piuttosto confuse in proposito." (A. Testa, "Sette suggestioni per il 2009", www.nuovoeutile.it) (Tipologia B - Redazione di un "saggio breve" o di un "articolo di giornale" - 2. Ambito socio - economico - Argomento: 2009: anno della creatività e dell'innovazione.)
"La cultura giovanile negli ultimi quattro decenni s'è mossa lungo strade nuove, affascinanti, ma al tempo stesso, anche pericolose." (D. Miscioscia, "Miti affettivi e cultura giovanile", Milano, 1999) (Tipologia B - Redazione di un "saggio breve" o di un "articolo di giornale" - 3. Ambito storico - politico - Argomento: Origine e sviluppi della cultura giovanile.)
"Ciò che conosciamo, il modo in cui conosciamo, quello che pensiamo del mondo e il modo in cui riusciamo ad immaginarlo sono cruciali per la libertà individuale e la partecipazione politica." (Y. Benkler, "Intervista del 10 maggio 2007", in omniacommunia.org) (Tipologia B - Redazione di un "saggio breve" o di un "articolo di giornale" - 4. Ambito tecnico - scientifico - Argomento: Social Network, Internet, New Media.)
"Il candidato si soffermi sulle fasi di passaggio dal regime liberale monarchico a quello fascista e dal regime fascista a quello democratico repubblicano. Evidenzi, inoltre, le caratteristiche fondamentali dei tre tipi di regime." (Tipologia C - Tema di argomento storico)
"A vent'anni dalla caduta del muro di Berlino, il candidato rifletta sul valore simbolico di quell'evento ed esprima la propria opinione sul significato di "libertà" e di "democrazia"." (Tipologia D - Tema di ordine generale)
Questo ed altro nelle tracce proposte per la prima prova scritta degli esami di stato.
"[…] Addio, casa natìa, dove, sedendo, con un pensiero occulto, s’imparò a distinguere dal rumore de’ passi comuni il rumore d’un passo aspettato con un misterioso timore. Addio, casa ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla sfuggita, passando, e non senza rossore; nella quale la mente si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa. Addio, chiesa, dove l’animo tornò tante volte sereno, cantando le lodi del Signore; dov’era promesso, preparato un rito; dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto, e l’amore venir comandato, e chiamarsi santo; addio! Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande. Di tal genere, se non tali appunto, erano i pensieri di Lucia, e poco diversi i pensieri degli altri due pellegrini, mentre la barca gli andava avvicinando alla riva destra dell’Adda."
(Alessandro Manzoni: "I Promessi Sposi", capitolo VIII)
"[…] Prima che finisse l’anno del matrimonio, venne alla luce una bella creatura; e, come se fosse fatto apposta per dar subito opportunità a Renzo d’adempire quella sua magnanima promessa, fu una bambina; e potete credere che le fu messo nome Maria. Ne vennero poi col tempo non so quant’altri, dell’uno e dell’altro sesso: e Agnese affaccendata a portarli in qua e in là, l’uno dopo l’altro, chiamandoli cattivacci, e stampando loro in viso de’ bacioni, che ci lasciavano il bianco per qualche tempo. E furono tutti ben inclinati; e Renzo volle che imparassero tutti a leggere e scrivere, dicendo che, giacché la c’era questa birberia, dovevano almeno profittarne anche loro.
Il bello era a sentirlo raccontare le sue avventure: e finiva sempre col dire le gran cose che ci aveva imparate, per governarsi meglio in avvenire. “Ho imparato,” diceva, “a non mettermi ne’ tumulti: ho imparato a non predicare in piazza: ho imparato a guardare con chi parlo: ho imparato a non alzar troppo il gomito: ho imparato a non tenere in mano il martello delle porte, quando c’è lì d’intorno gente che ha la testa calda: ho imparato a non attaccarmi un campanello al piede, prima d’aver pensato quel che possa nascere” . E cent’altre cose.
Lucia però, non che trovasse la dottrina falsa in sé, ma non n’era soddisfatta; le pareva, così in confuso, che ci mancasse qualcosa. A forza di sentir ripetere la stessa canzone, e di pensarci sopra ogni volta, “e io,” - disse un giorno al suo moralista, “cosa volete che abbia imparato? Io non sono andata a cercare i guai: son loro che son venuti a cercar me. Quando non voleste dire,” aggiunse, soavemente sorridendo, “che il mio sproposito sia stato quello di volervi bene, e di promettervi a voi.”
Renzo, alla prima, rimase impicciato. Dopo un lungo dibattere e cercare insieme, conclusero che i guai vengono bensì spesso, perché ci si è dato cagione; ma che la condotta più cauta e più innocente non basta a tenerli lontani; e che quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore. Questa conclusione, benché trovata da povera gente, c’è parsa così giusta, che abbiam pensato di metterla qui, come il sugo di tutta la storia.
La quale, se non v’è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l’ha scritta, e anche un pochino a chi l’ha raccomodata. Ma se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta."
(Alessandro Manzoni: "I Promessi Sposi", capitolo XXXVIII)
Il critico Alberto Asor Rosa, pur riconoscendo la portata innovativa dell’opera manzoniana, ne individua i limiti in un “tratto profondamente conservatore, anzi nel suo intimo persino aristocratico” che “ si svela soprattutto attraverso la funzione che nella sua opera maggiore è assegnata ai cosiddetti personaggi popolari (Lucia, Renzo) i quali, coerentemente con tutte le posizioni del romanticismo lombardo, ma anche qui con maggior audacia da parte del Manzoni, divengono certo i protagonisti dell’opera, ma non smettono perciò di essere personaggi “ingenui”, che mai potrebbero arrivare alla verità e marciare sulla giusta strada, senza che una guida illuminata e paziente non provvedesse a indicargliela (fra’ Cristoforo, il cardinale Federigo Borromeo); mentre il dramma spirituale, l’intima conquista della fede, sono ancora una volta riserbati ad un personaggio che è un tipico “eroe” delle classi alte, e, nel bene come nel male, rappresenta direttamente nel romanzo la sopravvivenza della manzoniana concezione drammatica della vita (Innominato).
Questa incapacità di andare al di là di un modernismo paternalista, questa visione del mondo ancora esclusivamente dominata dalle grandi istituzioni della fede religiosa ( qui, anche
Tratto da “Alberto Asor Rosa, Storia della letteratura italiana,
"IDEOLOGIE DEL NOVECENTO"
"La cultura filosofica del primo Novecento trovò in Friedrich Nietzsche (1844 -1900) il distruttore di tutti i valori borghesi tradizionali, definiti vere e proprie schiavitù psicologiche dell’individuo, e l’esaltatore di quella volontà di potenza che esprime le energie più vitali e profonde dell’individuo, proiettandolo in una dimensione oltreumana, al di là degli schemi conformistici e dei condizionamenti della cultura occidentale." (Tratto da: Antonio Brancati: “Storia di popoli e di civiltà”, volume 3,
"Io non vedo che cosa si voglia fare con l’operaio europeo. Egli sta troppo bene per non pretendere ora un poco alla volta di più, per non pretendere con sempre maggiore esasperazione: alla fine ha il numero dalla sua. E’ completamente finita la speranza che si costituisca qui una specie d’uomo modesta e facilmente contentabile di sé, una schiavitù nel senso più blando del termine, in breve una classe, qualcosa che abbia immutabilità. Si è reso l’operaio militarmente abile: gli si è dato il diritto di voto, il diritto di associazione: si è fatto di tutto per corrompere quegli istinti sui quali si poteva fondare una cineseria operaia: così che l’operaio già oggi sente e fa sentire la sua esistenza come uno stato di bisogno (in termini morali come un’ingiustizia…)… Ma cosa vogliamo? Domandiamo ancora una volta. Se si vuole uno scopo, è necessario volere i mezzi: se vogliamo schiavi, e occorrono! – non bisogna educarli da signori." (Tratto da: Friedrich W. Nietzsche: “La volontà di potenza”, in “L’Anticristo”, “Crepuscolo degli idoli”, “Ecce homo”, “La volontà di potenza”, Grandi Tascabili Economici, Newton, Roma, 1989, pg. 348)
Segnalibri visti in libreria ("Il SOgnalibro - collezione "Il colore dei pensieri" - postcart Italy):
"Gli uomini non hanno visto granché del mondo andando lenti, figuriamoci se vedranno di più andando veloci." John Ruskin
"E' bello scrivere perché riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare a una folla." Cesare Pavese
"Se non conosci bene te stesso, come fai a conoscere l'altro? E quando conosci te stesso tu sei l'altro." Nisargadatta Maharaj
"A tutti è dovuto il mattino, ad alcuni la notte. A solo pochi eletti la luce dell'aurora." Emily Dickinson
"La mamma aveva ragione.
Ma ciò che a Laila bruciava, era che la mamma non si era guadagnata il diritto di avere ragione. Sarebbe stata una cosa diversa se fosse stato Babi (ndr.: il padre) a sollevare il problema. Tutti quegli anni lontana, rinchiusa nella sua stanza, senza curarsi mai di dove sua figlia andasse, chi incontrasse e cosa pensasse... Era ingiusto. Sentiva di non valere molto di più di tutte quelle pentole e padelle, di essere qualcosa che poteva essere ignorato e su cui poi, capricciosamente, vantare di bel nuovo dei diritti, a seconda dell'umore."
(Citazione tratta da: Khaled Hosseini: "Mille splendidi soli", PIEMME, 2007, pg. 173)