PENSIERI, COMMENTI E IDEE IN LIBERTA'---Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune, come quella in cui noi della redazione ci siamo incontrati, si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni che rendono piacevole lo stare a scuola. In questo blog vogliamo ricreare virtualmente il clima di quella sala docenti: uno spazio per confrontarsi e far sentire la propria voce, una sorta di redazione o di radio libera simile a quelle degli anni Settanta, quelle libere veramente.
"Sembra che Umberto Saba, inizialmente, non amasse il calcio. Pare che non avesse alcuna simpatia per i tifosi di cui non apprezzava l'entusiasmo o la disperazione per un pallone entrato, o no, nella rete.
Poi, un giorno, gli capitò di assistere a una partita, quella tra la potentissima Ambrosiana e la vacillante Triestina, che finì con un risultato esaltante per la Triestina, uno zero a zero che valeva quanto una vittoria data la differenza tra le forze in campo.
Il clima esaltato dello stadio, l'entusiasmo delirante della folla contagiarono il poeta, che vide nel gioco del calcio una delle espressioni simboliche della vita, la possibilità di palpitare, di soffrire e di gioire insieme agli altri, proprio come accade nella quotidianità.
Al gioco del calcio Umberto Saba dedicò cinque poesie che inserì nel suo "Canzoniere" e di cui riporto alcuni versi.
"[...] Trepido seguo il vostro gioco.
Ignari
esprimete con quello antiche cose
meravigliose
sopra il verde tappeto, all'aria, ai chiari
soli d'inverno.
Le angosce,
che imbiancano i capelli all'improvviso,
sono da voi sì lontane! La gloria
vi dà un sorriso
fugace: il meglio onde disponga. Abbracci
corrono tra di voi, gesti giulivi. [...]
[...] V'ama
anche per questo il poeta, dagli altri
diversamente - ugualmente commosso.
(Umberto Saba: "Squadra paesana")
"Di corsa usciti a mezzo il campo, date
prima il saluto alle tribune. Poi,
quello che nasce poi
che all'altra parte vi volgete, a quella
che più nera s'accalca, non è cosa
da dirsi, non è cosa ch'abbia un nome. [...]
Festa è nell'aria, festa in ogni via.
Se per poco, che importa? [...]
La vostra gloria, undici ragazzi,
come un fiume d'amore orna Trieste.
(Umberto Saba: "Tre momenti")
"[...] La folla - unita ebbrezza- par trabocchi
nel campo. Intorno al vincitore stanno,
al suo collo si gettano i fratelli.
Pochi momenti come questo belli,
a quanti l'odio consuma e l'amore,
è dato, sotto il cielo, di vedere. [...]
(Umberto Saba, "Goal")
I brani citati sono tratti da: "Umberto Saba: "Il Canzoniere", Scelta e annotazione di Folco Portinari, Einaudi Scuola, Milano, 1990, pgg. 165, 167, 172."
Post di Peripato del 7 dicembre 2007 (Vecchi post - 24)
"Chi non prova, non può capire...
Chi non è, come me, appassionato di calcio, non può capire che cosa significhi provare sensazioni altalenanti tra entusiasmi e depressioni, emozioni impagabili e delusioni cocenti, legate a questa "insana", per molti, passione che condiziona tutta la propria esistenza.
Attenzione! Sto parlando di passione, intesa come sentimento irrazionale ed istintivo. Non c'è nessuna logica dietro la passione. C'è solo questa intensità emotiva che induce persone ormai adulte a comportarsi come bambini, a mettere in atto comportamenti e riti che potrebbero evocare quelli caratteristici del pensiero magico infantile (cfr. Jean Piaget: "La rappresentazione del mondo nel fanciullo", 1926).
L'appassionato di calcio, nel momento in cui vive la sua passione, è completamente irrazionale. Segue e soffre con i suoi eroi (i rappresentanti della squadra del cuore), pianifica i suoi impegni legandoli a quelli della suddetta squadra, va in vacanza solo quando ci va anche la squadra (o va in vacanza nella località in cui la squadra organizza il ritiro estivo).
Non c'è scampo. Lo sappiano i partner degli appassionati come me (mogli o mariti, compagne o compagni, amanti e quant'altro). Per favore: non mettete il vostro partner nella condizione di scegliere tra voi e l'insana passione. Sono due cose distinte ma ugualmente importanti. Certo, potrà accadere che, in qualche momento, la passione per il calcio scemerà ma sarà pronta a risorgere, più forte ed intensa di prima."
Post di Peripato del 1° ottobre 2007
La Leva Calcistica Della Classe '68
Sole sul tetto dei palazzi in costruzione,
sole che batte sul campo di pallone e terra
e polvere che tira vento e poi magari piove.
Nino cammina che sembra un uomo,
con le scarpette di gomma dura,
dodici anni e il cuore pieno di paura.
Ma Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.
E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di giocatori
che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
e adesso ridono dentro a un bar,
e sono innamorati da dieci anni
con una donna che non hanno amato mai.
Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai.
Nino capì fin dal primo momento,
l'allenatore sembrava contento
e allora mise il cuore dentro alle scarpe
e corse più veloce del vento.
Prese un pallone che sembrava stregato,
accanto al piede rimaneva incollato,
entrò nell'area, tirò senza guardare
ed il portiere lo fece passare.
Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.
Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette,
questo altro anno giocherà con la maglia numero sette.
Un classico della "nostra" sala docenti.
Pochi giorni fa l'ho fatta ascoltare ai miei alunni di II. Quasi si commuovevano; e pensare che li ritenevo 22 ragazzi che "non dovevano chiedere mai"! Forse, in ognuno di noi c'è un pò di Nino.
Come ho avuto modo di scrivere qualche tempo fa, io adoro seguire le partite di calcio. Trovo (come ben espresso da Umberto Saba citato nel precedente post) che il gioco del calcio permetta di rappresentare emozioni e valori simbolici tipici dell'essere umano, il brivido per un rischio subito, l'esaltazione per un risultato raggiunto, la rabbia per un torto subito, l'amarezza per una sconfitta e, al tempo stesso, la voglia di rialzarsi e riprovare. Apprezzo tutto questo del gioco del calcio.
Quello che però proprio non sopporto sono le chiacchiere che lo accompagnano, fiumi di parole che spesso finiscono quasi per rendermi odiosi giornalisti e commentatori vari nonchè allenatori, calciatori e presidenti costretti a ripetere sempre le solite banalità. E ancor di più detesto le moviole e le polemiche che le accompagnano: se a volte nemmeno la moviola riesce a dimostrare la volontarietà o meno di un fallo o di una caduta in area di rigore, perchè dovrebbero essere in grado di farlo l'arbitro o il suo collaboratore che devono decidere nel giro di pochi istanti?
Ecco perchè, a mio avviso, molti finiscono per odiarlo, il gioco del calcio. O per attribuirgli responsabilità e nefandezze che, in fondo, non gli appartengono.
Sembra che Umberto Saba, inizialmente, non amasse il calcio. Pare che non avesse alcuna simpatia per i tifosi di cui non apprezzava l'entusiasmo o la disperazione per un pallone entrato, o no, nella rete.
Poi, un giorno, gli capitò di assistere a una partita, quella tra la potentissima Ambrosiana e la vacillante Triestina, che finì con un risultato esaltante per la Triestina, uno zero a zero che valeva quanto una vittoria data la differenza tra le forze in campo.
Il clima esaltato dello stadio, l'entusiasmo delirante della folla contagiarono il poeta, che vide nel gioco del calcio una delle espressioni simboliche della vita, la possibilità di palpitare, di soffrire e di gioire insieme agli altri, proprio come accade nella quotidianità.
Al gioco del calcio Umberto Saba dedicò cinque poesie che inserì nel suo "Canzoniere" e di cui riporto alcuni versi.
"[...] Trepido seguo il vostro gioco.
Ignari
esprimete con quello antiche cose
meravigliose
sopra il verde tappeto, all'aria, ai chiari
soli d'inverno.
Le angosce,
che imbiancano i capelli all'improvviso,
sono da voi sì lontane! La gloria
vi dà un sorriso
fugace: il meglio onde disponga. Abbracci
corrono tra di voi, gesti giulivi. [...]
[...] V'ama
anche per questo il poeta, dagli altri
diversamente - ugualmente commosso.
(Umberto Saba: "Squadra paesana")
"Di corsa usciti a mezzo il campo, date
prima il saluto alle tribune. Poi,
quello che nasce poi
che all'altra parte vi volgete, a quella
che più nera s'accalca, non è cosa
da dirsi, non è cosa ch'abbia un nome. [...]
Festa è nell'aria, festa in ogni via.
Se per poco, che importa? [...]
La vostra gloria, undici ragazzi,
come un fiume d'amore orna Trieste.
(Umberto Saba: "Tre momenti")
"[...] La folla - unita ebbrezza- par trabocchi
nel campo. Intorno al vincitore stanno,
al suo collo si gettano i fratelli.
Pochi momenti come questo belli,
a quanti l'odio consuma e l'amore,
è dato, sotto il cielo, di vedere. [...]
(Umberto Saba, "Goal")
I brani citati sono tratti da: "Umberto Saba: "Il Canzoniere", Scelta e annotazione di Folco Portinari, Einaudi Scuola, Milano, 1990, pgg. 165, 167, 172.