PENSIERI, COMMENTI E IDEE IN LIBERTA'---Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune, come quella in cui noi della redazione ci siamo incontrati, si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni che rendono piacevole lo stare a scuola. In questo blog vogliamo ricreare virtualmente il clima di quella sala docenti: uno spazio per confrontarsi e far sentire la propria voce, una sorta di redazione o di radio libera simile a quelle degli anni Settanta, quelle libere veramente.
La difficile arte di educare richiede impegno, pazienza e, soprattutto, coerenza.
Non so perché, ma sin da bambina l'arte di educare mi ha affascinato anche se non ne ero consapevole.
Ricordo che spesso, in occasione della "Festa della mamma" o della "Festa del papà" ho regalato ai miei genitori manuali sull'argomento.
Li acquistavo presso l'oratorio della parrocchia che frequentavo regolarmente.
Uno di questi manuali aveva la copertina rosa e si intitolava "Bambino senza complessi, adulto felice".
Un altro, quello che ho sempre apprezzato, che ho chiesto poi in prestito a mia madre e che ho tuttora a casa mia é "I 40 segreti dell'educatore - Consigli pratici per genitori ed educatori" scritto da Ernst Ell (psicologo e consulente per i problemi educativi presso le scuole e gli istituti statali della città di Karlsruhe, come c'è scritto nella seconda pagina di copertina) e pubblicato dalle Edizioni Paoline nel giugno 1969.
Contiene saggi consigli di buon senso ed insiste soprattutto sul buon esempio che i genitori devono dare ai figli.
"Il frutto non cade lontano dall'albero", "Pretendere un massimo", "Concedere un minimo", "Il coraggio di essere duri", "Avere fiducia", "Incoraggiare significa esigere".
Questi ed altri sono i consigli che il testo contiene.
Inutile dire che è molto forte l'ispirazione cristiana che accompagna tali consigli. E' anche vero che molti di quegli stessi consigli sono un po' superati. Ma, al di là del periodo in cui sono stati formulati ed inserendoli nel loro contesto di appartenenza, ritengo tuttavia che molti di essi siano tuttora validi.
Valori come il rigore e la coerenza, il buon esempio e la saggezza sono sempre validi. Lo sono ancora di più in un sistema complesso come è quello in cui viviamo in cui i più giovani pretendono di essere ascoltati e di capire il senso di ciò che chiediamo loro.
Ecco perché educare è sempre più complicato e difficile.
Non basta l'amore. Anche perché spesso, proprio in nome dell'amore genitoriale, si commettono gravissimi errori che potranno segnare per sempre il bambino, il ragazzo, il figlio che finiamo per danneggiare proprio in nome del nostro amore.
E' entrato di diritto, ancora prima della sua scomparsa, avvenuta proprio dieci anni fa, in molte delle nostre antologie per il biennio. Nel concerto di fine anno della scuola in cui insegnavo nel 1999 lo ricordammo cantando "La guerra di Piero" e "La canzone di Marinella".
"La guerra di Piero" è uno dei suoi testi che più spesso ho analizzato insieme agli studenti delle classi che, nel corso degli anni, mi sono stati affidate.
Oggi voglio però ricordare Fabrizio De Andrè con il testo della canzone con cui spesso inizio la trattazione del modulo sulla poesia.
E' la canzone che è stata scelta personalmente da Dori Ghezzi come simbolo della poesia di Faber e che questa sera alle ore 22.50 verrà trasmessa da Rai 3 nel corso della trasmissione "Che tempo che fa" in contemporanea con oltre 100 emittenti radiofoniche in tutta Italia.
L'iniziativa è stata lanciata da Fabio Fazio e rientra nell'ambito delle celebrazioni previste per ricordare la figura del cantautore genovese in occasione del decimo anniversario della sua scomparsa.
La canzone è "Amore che vieni, amore che vai".
De Andrè la incise nel 1966 sotto etichetta Karim; nel brano prevale il messaggio della precarietà dell'amore e la sua incertezza, sottolineato con semplici strofe.
Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
un giorno qualunque ti ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
e tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d'amore
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
venuto dal sole o da spiagge gelate
perduto in novembre o col vento d'estate
io t' ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai
io t' ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai
[...] Le donne hanno più confidenza col dolore. E' un compagno di vita, è un nemico tanto familiare da esser quasi amico. Ci si vive, è normale. Strillare disperde le energie, lamentarsi non serve. Trasformarlo, invece: ecco cosa serve. Trasformare il dolore in forza. E' una lezione antica, una sapienza muta e segreta: ciascuna lo sa. [...]
La giovane donna che si lascia insultare e picchiare dal suo uomo perchè pensa che quella sua violenza sia una debolezza: pensa di capirne le ragioni, di poterle governare, alla fine. Le migliaia, milioni di donne che vivono ogni giorno sul crinale di un baratro e che, anzichè sottrarsi quando possono, ci passeggiano in equilibrio: un numero da circo straordinario, questo cercare di addomesticare la violenza - la violenza degli uomini - qualche volta andando a cercarla, persino. Perchè è un antidoto, perchè è un prezzo, perchè il tempo che viviamo chiede uno sforzo d'ingegno per conciliare la propria autonomia con l'altrui brutale insofferenza. [...]"
Concita De Gregorio: "Malamore - Esercizi di resistenza al dolore - Le donne, i loro uomini e la violenza", Mondadori, Milano, 2008, seconda pagina di copertina.
25 novembre
GIORNATA INTERNAZIONALE
contro
LA VIOLENZA ALLE DONNE
Trent'anni fa, il 1° novembre del 1978, moriva Giuseppe Berto.
Ci lasciò, tra le altre opere, il libro scritto nell'imminenza e nella prospettiva della morte. Uno dei testi che più amo.
E' "La gloria", "la storia di un tradimento compiuto per amore, in intima complicità con la vittima, duemila anni fa. Un romanzo che riflette le contraddizioni, la violenza, il disperato bisogno di trascendenza dei nostri anni e della nostra generazione".
"Sognavo un romanzo ambizioso e bellissimo e l'ho scritto pensando ai giovani e a tutti coloro che non credono in Dio, ma sentono l'angoscia di non crederci." (Giuseppe Berto) (dalla quarta pagina di copertina)
Citazione: Giuseppe Berto: "La gloria", Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1978 (I edizione Oscar Mondadori novembre 1980)
Credo che solo chi ha sofferto nello stesso modo possa provare a comprendere il dolore di due genitori che hanno perso il proprio figlio.
Nessun commento, dunque, ma solo un grosso ringraziamento e un abbraccio alla madre di Mauro per la sua lezione di vita.
"IL MIO ANGELO…IL MIO AIUTO…LA MIA SPERANZA…"
"Ho chiesto al nostro parroco che argomento trattava quest’anno il giornalino che distribuisce durante la benedizione delle case….non potevo credere alle mie orecchie….LA SPERANZA…l’ho guardato e, con un po’ di “rabbia”, la mia osservazione è stata:
“Se avessi dovuto scrivere io l’articolo, stai sereno che ti saresti ritrovato la pagina vuota.........”
La speranza…..
Don……spiegami: "Perché dovrei “avere” ancora speranza…forse perché la speranza è l’ultima a morire?.....nooo..….per quanto mi riguarda la speranza è stata un'illusione che mi ha fatto stare male….non dirmi che devo ancora metabolizzare…...questa chiacchierata mi ha “rovinato” la giornata …..".
Saluto e me ne torno a casa…..caspita.. il don… il mio don… ma allora non ha capito … per tutta la giornata non ho fatto altro che pensare a questa cosa….la speranza….ma non ci posso credere... proprio a me viene a parlare di speranza….
Non so, magari si aspetta anche che scriva qualche pensiero da mettere sul giornalino……quanta “rabbia”……
Verso sera ho “sbollito” ed ho ricominciato a pensare alla speranza sotto altre forme e mi sono detta…però due anni fa con Mauro la speranza è stata la mia FORZA ….la speranza mi ha permesso di non arrendermi, di credere, di combattere…..
Già, però si parlava di mio figlio…quando ti senti dire “ Suo figlio ha un Astrocitoma Anaplastico maligno 3”….cos’è sta roba….la dottoressa era stata chiara già dall’inizio….sapete, quando non si vuole sentire….
Le sue parole sono state: "Non avrà più di due anni di vita…."
In quel momento la speranza non la vedi ……è la disperazione che prende il sopravvento….cosa fai…io guardavo mio marito e lui guardava me …..un colloquio con i medici e via... ci siamo trovati a prendere decisioni più grandi di noi…..essendo Mauro minorenne abbiamo deciso che non gli venisse raccontata la verità…
Cosi abbiamo cominciato a raccontargli e raccontare “bugie”…. La nostra paura era che “qualcuno” parlando potesse dire a Mauro la verità….non potevo permettermi uno sbaglio del genere… dovevo e volevo tutelare mio figlio…..come poteva vivere Mauro sapendo di avere un “tumore alla testa”….
No, io e suo padre sapevamo cosa voleva dire non vivere più, non dormire più la notte…non potevamo riversare questo su Mauro….. eravamo sempre più convinti che era meglio mentire a tutto il paese piuttosto che vedere Mauro disperato per quello che gli stava succedendo….
Finalmente dopo 56 giorni di ospedale arriviamo a casa, Mauro piano piano ricomincia a vivere la sua vita da 16enne…grazie ai professori ed al preside, che hanno capito cosa stava succedendo, Mauro è stato ammesso alla classe 3^ con tutti i suoi “vecchi” compagni…..
Io e mio marito vedevamo che, nonostante fossimo sempre "legati" all'ospedale per i controlli, Mauro stava bene, era tornato ad essere un ragazzo di 16 anni (aveva persino ricominciato a farmi urlare...).
Ricredendomi su come ho iniziato questo scritto, devo dire che la speranza era presente in noi 24 ore al giorno, è la speranza che mi ha dato la forza per andare avanti….
Eravamo sì disperati ma vedevamo nostro figlio sereno…...Quante volte, contro voglia, io e suo padre abbiamo usato la maschera della tranquillità …..ma poi, la sera… nel letto, al buio…….quante lacrime, quanti perché…Finivamo con il pregare e sperare…, sai, quei miracoli che sai già che non succederanno…però speri……è stata un'esperienza che mi ha segnato la vita…
Vorrei poter dire a tutte quelle persone che per i motivi più svariati si vedono in un vicolo buio: "Ricordatevi! La speranza è la forza che vi permette di non cadere e poi non dimenticate che non si è mai soli….bisogna solo non volere sentirsi soli…
La forza della Speranza e il mio Sacerdote che…quando suono quel campanello è sempre pronto ad abbracciarmi e ad ascoltarmi….sono i due grandi sostegni che mi hanno permesso di non cadere….
Sono due aiuti che tutti possiamo avere…lo dobbiamo volere….
Voglio dire grazie a tutte quelle persone che hanno capito le mie “bugie”….
A chi non le ha capite… semplicemente mi dispiace, ma non c’è amicizia che poteva prevalere sulla serenità di mio figlio….
Volevo poi ringraziare la fantastica ragazza che ha regalato tanti momenti felici al mio Mauro…il mio Mauro la chiamava “la mia cucciola” nei suoi tanti bigliettini attaccati in camera le scriveva “Sei il mio mondo”…
A quella ragazza e a tutta la sua famiglia un grazie dal profondo del cuore…
Un grazie anche agli amici di sempre di Mauro.
La madre di Mauro"