SALA DOCENTI

PENSIERI, COMMENTI E IDEE IN LIBERTA'---Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune, come quella in cui noi della redazione ci siamo incontrati, si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni che rendono piacevole lo stare a scuola. In questo blog vogliamo ricreare virtualmente il clima di quella sala docenti: uno spazio per confrontarsi e far sentire la propria voce, una sorta di redazione o di radio libera simile a quelle degli anni Settanta, quelle libere veramente.

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Utente: critolao
Componenti della redazione: Critolao Pandora20 Prometeo2007 Lapenelope Euridice14 Eco2007 Peripato. I nick di tutti i componenti della redazione sono attinti dalla storia della filosofia o dalla mitologia. La redazione è aperta alla collaborazione di altri colleghi e studenti, nonchè di tutti coloro che vorranno dare il loro contributo. Gli interventi, naturalmente, dovranno rispettare le regole della tolleranza e della buona educazione. Tutti abbiamo il diritto di esprimere la nostra opinione ma, allo stesso tempo, tutti abbiamo il dovere di rispettare noi stessi e gli altri. Pertanto la redazione si riserva il diritto di cancellare commenti ritenuti offensivi o fuori luogo. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

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domenica, 02 novembre 2008

"La gloria"

Trent'anni fa, il 1° novembre del 1978, moriva Giuseppe Berto.

Ci lasciò, tra le altre opere, il libro scritto nell'imminenza e nella prospettiva della morte. Uno dei testi che più amo.

E' "La gloria", "la storia di un tradimento compiuto per amore, in intima complicità con la vittima, duemila anni fa. Un romanzo che riflette le contraddizioni, la violenza, il disperato bisogno di trascendenza dei nostri anni e della nostra generazione".

"Sognavo un romanzo ambizioso e bellissimo e l'ho scritto pensando ai giovani e a tutti coloro che non credono in Dio, ma sentono l'angoscia di non crederci." (Giuseppe Berto) (dalla quarta pagina di copertina)

Citazione: Giuseppe Berto: "La gloria", Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1978 (I edizione Oscar Mondadori novembre 1980)


sabato, 01 novembre 2008

La speranza e il dolore

Credo che solo chi ha sofferto nello stesso modo possa provare a comprendere il dolore di due genitori che hanno perso il proprio figlio.

Nessun commento, dunque, ma solo un grosso ringraziamento e un abbraccio alla madre di Mauro per la sua lezione di vita.         

                    

   "IL MIO ANGELO…IL MIO AIUTO…LA MIA SPERANZA…"

 

"Ho chiesto al nostro parroco che argomento trattava quest’anno il giornalino che distribuisce durante la benedizione delle case….non potevo credere alle mie orecchie….LA SPERANZA…l’ho guardato e, con un po’ di “rabbia”, la mia osservazione è stata:

 “Se avessi dovuto scrivere io l’articolo, stai sereno che ti saresti ritrovato la pagina vuota.........”

La speranza…..

Don……spiegami: "Perché dovrei “avere” ancora speranza…forse perché la speranza è l’ultima a morire?.....nooo..….per quanto mi riguarda la speranza è stata un'illusione che mi ha fatto stare male….non dirmi che devo ancora metabolizzare…...questa chiacchierata mi ha “rovinato” la giornata …..".

Saluto e me ne torno a casa…..caspita.. il don… il mio don… ma allora non ha capito … per tutta la giornata non ho fatto altro che pensare a questa cosa….la speranza….ma non ci posso credere...  proprio a me viene a parlare di speranza….

Non so, magari si aspetta anche che scriva qualche pensiero da mettere sul giornalino……quanta “rabbia”……

Verso sera ho “sbollito” ed ho ricominciato a pensare alla speranza sotto altre forme e mi sono detta…però due anni fa con Mauro la speranza è stata la mia FORZA ….la speranza mi ha permesso di non arrendermi, di credere, di combattere…..

Già, però si parlava di mio figlio…quando ti senti dire “ Suo figlio ha un Astrocitoma Anaplastico maligno 3”….cos’è sta roba….la dottoressa era stata chiara già dall’inizio….sapete, quando non si vuole sentire….

Le sue parole sono state: "Non avrà più di due anni di vita…."

In quel momento la speranza non la vedi ……è la disperazione che prende il sopravvento….cosa fai…io guardavo mio marito e lui guardava me …..un colloquio con i medici e via... ci siamo trovati a prendere decisioni più grandi di noi…..essendo Mauro minorenne abbiamo deciso che non gli venisse raccontata la verità…

Cosi abbiamo cominciato a raccontargli e raccontare “bugie”…. La nostra paura era che “qualcuno” parlando potesse dire a Mauro la verità….non potevo permettermi uno sbaglio del genere… dovevo e volevo tutelare mio figlio…..come poteva vivere Mauro sapendo di avere un “tumore alla testa”….

No, io e suo padre sapevamo cosa voleva dire non vivere più, non dormire più la notte…non potevamo riversare questo su Mauro….. eravamo sempre più convinti che era meglio mentire a tutto il paese piuttosto che vedere Mauro disperato per quello che gli stava succedendo….  

Finalmente dopo 56 giorni di ospedale arriviamo a casa, Mauro piano piano ricomincia a vivere la sua vita da 16enne…grazie ai professori ed al preside, che hanno capito cosa stava succedendo, Mauro è stato ammesso alla classe 3^ con tutti i suoi “vecchi” compagni…..

Io e mio marito vedevamo che, nonostante fossimo sempre "legati" all'ospedale per i controlli, Mauro stava bene, era tornato ad essere un ragazzo di 16 anni (aveva persino ricominciato a farmi urlare...).

Ricredendomi su come ho iniziato questo scritto, devo dire che la speranza era presente in noi 24 ore al giorno, è la speranza che mi ha dato la forza per andare avanti….

Eravamo sì disperati ma  vedevamo nostro figlio sereno…...Quante volte, contro voglia, io e suo padre abbiamo usato la maschera della tranquillità …..ma poi, la sera… nel letto, al buio…….quante lacrime, quanti perché…Finivamo con il pregare e sperare…, sai, quei miracoli che sai già che non succederanno…però speri……è stata un'esperienza che mi ha segnato la vita…

 

Vorrei poter dire a tutte quelle persone che per i motivi più svariati si vedono in un vicolo buio: "Ricordatevi! La speranza è la forza che vi permette di non cadere e poi non dimenticate che non si è mai soli….bisogna solo non volere sentirsi soli…

La forza della Speranzail mio Sacerdote che…quando suono quel campanello è sempre pronto ad abbracciarmi e ad ascoltarmi….sono i due grandi sostegni che mi hanno permesso di non cadere….

Sono due aiuti che tutti possiamo avere…lo dobbiamo volere….

 

Voglio dire grazie a tutte quelle persone che hanno capito le mie “bugie”….

A chi non le ha capite… semplicemente mi dispiace, ma non c’è amicizia che poteva prevalere sulla serenità di mio figlio….

 

Volevo poi ringraziare la fantastica ragazza che ha regalato tanti momenti felici al mio Mauro…il mio Mauro la chiamava “la mia cucciola” nei suoi tanti bigliettini attaccati in camera le scriveva “Sei il mio mondo”…

A quella ragazza e a tutta la sua famiglia un grazie dal profondo del cuore…

Un grazie anche agli amici di sempre di Mauro. 

                                                                           La madre di Mauro"


martedì, 21 ottobre 2008

Mauro

Fino alla fine, continuarono a sperare nella sua guarigione. Ci credevano davvero, forse spinti anche dalla forza e dal coraggio di quella giovane madre. Una vera madre. Capace di piangere e disperarsi, ma non davanti a lui. Perchè lui non doveva sapere quanto grave fosse la sua malattia. Lui doveva vivere come tutti i suoi compagni, libero di continuare a fare progetti per il futuro, come tutti i sedicenni fanno.

Sì, i suoi insegnanti credevano davvero che ce l'avrebbe fatta. E quando vennero informati che non sarebbe andata così, attoniti continuarono a mantenere quel segreto terribile. Mauro non doveva sapere. I suoi compagni non dovevano sapere.

Così, quel terribile dolore potè essere rivelato a tutti solo in quell'assolato giorno di giugno, quando Mauro se ne andò. Ma non li lasciò soli. Era con tutti coloro che lo avevano amato e non lo avrebbero dimenticato.

Vivo nei loro cuori. Per sempre.

"Non muore

chi rimane vivo

nel nostro cuore"

 

 


mercoledì, 08 ottobre 2008

"Una cara amica"

"Una mia cara amica é morta, si è suicidata; non ritornerà più. Questo fatto mi ha fatto  riflettere: molto: per me la scuola è molto importante, ma non deve essere l'unica cosa nella vita; Gli studenti "più bravi" spesso tendono ad indicare la scuola come unico mondo e metodo per confrontarsi, ma grazie a questo fiore sfiorito, appassito ho capito che nella vita c'è altro; la scuola è importante, ma non l'unica cosa al mondo. Solo ora capisco molte cose: quanto spesso si abusi della propria vita, che forse bisognerebbe spendere meglio i nostri giorni perché non sappiamo esattamente quanti ce ne restano, che la vita è unica e preziosa.  Io conosco Nadia (non riesco a parlare al passato anche se sarebbe più corretto). O almeno è quello che pensavo, ma ora, oggi, capisco che nessuno la conosceva veramente. Spero che sia un'occasione per stimolare gli insegnanti a conoscere di più i propri studenti infatti una professoressa l'ha definita come una persona chiusa e senza amici, ma non è affatto vero!!

 

ADDIO FARFALLINA! VOLA IN ALTO! "

Post di Euridice14 del 14 aprile 2008 (Vecchi post - 25)

 


venerdì, 19 settembre 2008

Il ricordo, la memoria

Non muore
chi rimane vivo
nel nostro cuore.
 
"[...]Tu giovane, in quel maggio in cui l'errore
era ancora vita, in quel maggio italiano
che alla vita aggiungeva almeno ardore,
quanto meno sventato e impuramente sano
dei nostri padri - non padre, ma umile
fratello - già con la tua magra mano
delineavi l'ideale che illumina
(ma non per noi: tu, morto, e noi
morti ugualmente, con te, nell'umido
giardino) questo silenzio. [...]"
(P.P. Pasolini, "Le ceneri di Gramsci")
 
"Solo l'amare, solo il conoscere
conta, non l'aver amato,
non l'aver conosciuto. [...]
[...] Piange ciò che ha
fine e ricomincia. Ciò che era
area erbosa, aperto spiazzo, e si fa
cortile, bianco come cera,
chiuso in un decoro ch'è rancore;
ciò che era quasi una vecchia fiera
di freschi intonachi sghembi al sole,
e si fa nuovo isolato, brulicante
in un ordine ch'è spento dolore.
Piange ciò che muta, anche
per farsi migliore. La luce
del futuro non cessa un solo istante
di ferirci: è qui, che brucia
in ogni nostro atto quotidiano,
angoscia anche nella fiducia
che ci dà vita [...]".
(P.P. Pasolini: "Il pianto della scavatrice"
da: Pier Paolo Pasolini: "Poesie - Le ceneri di Gramsci - La religione del mio tempo - Poesia in forma di rosa", Garzanti Libri S.p.A., 1999)
 
"[...] Quando indietro non si torna quando l'hai capito che
Che la vita non è giusta come la vorresti te
Quando farsi una ragione vorrà dire vivere
Te l'han detto tutti quanti che per loro è facile
Quando batte un po' di sole dove ci contavi un po'
E la vita è un po' più forte del tuo dirle "ancora no"
Quando la ferita brucia la tua pelle si farà
Sopra il giorno di dolore che uno ha [...]".
(Ligabue: "Il giorno di dolore che uno ha", da "Su e giù da un palco", Warner Music Italia S.p.A., 1997)