PENSIERI, COMMENTI E IDEE IN LIBERTA'---Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune, come quella in cui noi della redazione ci siamo incontrati, si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni che rendono piacevole lo stare a scuola. In questo blog vogliamo ricreare virtualmente il clima di quella sala docenti: uno spazio per confrontarsi e far sentire la propria voce, una sorta di redazione o di radio libera simile a quelle degli anni Settanta, quelle libere veramente.
E' ferma davanti al semaforo, sul marciapiede opposto, in attesa di attraversare.
Si sbraccia per farsi scorgere. Sollevo lo sguardo e la riconosco immediatamente, anche se non la vedevo da quattro anni. E' un abbraccio caloroso il nostro, quello di chi, nonostante non si veda da tempo, sente di essere ancora in sintonia.
Mi racconta di sè, dei progetti che sta realizzando. Ha sempre sostenuto di voler insegnare lingue straniere, perché fin da bambina, sostiene, è affascinata dal mestiere dell'insegnante. Ugualmente, ama le lingue straniere, l'inglese, il francese, il tedesco che ha studiato alle superiori e che sta continuando a studiare all'università. Ha partecipato al progetto Erasmus, ha vissuto sei mesi a Londra e due mesi a Berlino.
La guardo e mi colpisce l'intensità, la passione, la gioia che emanano i suoi occhi mentre mi parla dei suoi progetti, delle sue speranze. E' sempre emotiva e passionale, proprio come qualche anno fa: entusiasta davanti ai successi, disperata di fronte alle sconfitte. Ma sempre pronta a ricominciare, a provare.
Mi emoziona e mi commuove incontrarla, così come avviene ogni volta che mi capita di incontrare i miei ex alunni, di scorgere nei loro occhi le speranze, le attese, l'entusiasmo con cui vivono il loro tempo. Le stesse emozioni di quando, più giovani, nonostante tutto, provavano a credere. Nonostante le fatiche, nonostante le difficoltà, nonostante la noia di una quotidianità sempre più banale e superficiale.
Credevano e credono, nonostante tutto. Perché è questo il senso dell'esistenza, per ciascuno di noi.
Ci si mobilitò molto durante quel mio primo anno di scuola superiore. Le occasioni non mancavano mai ma ciò che portò all'occupazione della scuola furono il rigido regolamento d'Istituto (che, tra l'altro, vietava di portare a scuola qualunque altro materiale che non fosse strettamente scolastico "Quindi, anche il "Corriere della Sera" o "La Stampa"" come sosteneva il leader moderato, così veniva definito a causa della sua appartenenza alla federazione giovanile del PCI) e le precarie condizioni dell'Aula Magna che non consentivano di contenere più di cinque classi dell'Istituto ed impedivano, di fatto, lo svolgimento dell'assemblea plenaria di tutti gli studenti dell'Istituto.
L'occupazione passò soprattutto grazie ai voti favorevoli di noi studenti di quarta ginnasio. Inutile dirlo: subivamo il fascino dei leader, "moderati" o dell'estrema sinistra che fossero.
Leader carismatici. Autoritari. Quasi stalinisti. Approvata l'occupazione, concessero appena un quarto d'ora per decidere se volessimo rimanere a scuola o se volessimo "democraticamente" uscire dall'Istituto "okkupato".
Per uscire, io, Laura e un'altra nostra compagna di classe scavalcammo la finestra del pianterreno (il primo giorno) e ci facemmo venire a prendere dal padre della nostra compagna, un poliziotto che naturalmente si presentò in divisa. "L'ha chiamata il preside?" chiesero i capi. "No, devo prendere mia figlia e le sue amiche." rispose lui. Peggio andò ad un mio compagno di classe che si era portato anche il sacco a pelo e che venne prelevato dal suo genitore che lo afferrò letteralmente per le orecchie.
Durante l'occupazione, chi era a scuola non poteva pensare di stare a bighellonare (almeno di giorno, di notte non so, visto che non ebbi l'occasione di rimanervi).
Tutti dovevano seguire almeno un seminario. C'erano quelli che trattavano di filosofia politica ed erano di fatto disertati e quelli che affrontavano lo studio e l'analisi dei decreti delegati, la nuova proposta di regolamento da dare al nostro Istituto e varie problematiche sociali come la condizione femminile e l'autodeterminazione delle donne. Seguii quest'ultimo e scoprii una realtà che fino a quel momento ignoravo: la piaga degli aborti clandestini.
In uno dei due pomeriggi i leader organizzarono un concerto: ho ancora il ricordo delle note e delle parole delle canzoni degli Inti Illimani e di "in fila per tre" di Bennato e "La locomotiva" di Guccini e "Pablo" di De Gregori.
Al terzo giorno l'occupazione finì. Armati di secchi e stracci ripulimmo tutto sotto gli occhi vigili di bidelli, docenti e preside.
Inutile dire che la promessa dell'assessore comunale competente di "costruire una scuola sicura ed adeguata" rimase tale e solo cinque anni dopo essermi diplomata venni a sapere che finalmente, era appena stata inaugurata la nuova sede dell'Istituto.
Di quegli anni conservo vivo questo ricordo e una consapevolezza: i nostri leader, di fatto, sostituivano i docenti quando organizzavano qualunque iniziativa che riguardasse strettamente l'attivismo degli studenti. Erano rigidi ed autoritari, proprio come i docenti che dicevano di contestare. Non so se qualche insegnante, magari più "democratico" indirizzasse le loro scelte.
Di sicuro, durante le assemblea degli studenti, i docenti non erano ammessi. Per nessuna ragione. Nemmeno i più "democratici".
...avvelena anche te: digli di smettere!" recitava lo slogan della campagna antifumo di una trentina d'anni fa.
L'effetto non fu quello desiderato, i fumatori continuarono a fumare, ma indubbiamente lo slogan ebbe un discreto successo dato che venne spesso riutilizzato sostituendo il "Chi fuma" con altre espressioni che si riferivano a eventi o persone di cui si voleva evidenziare la nocività, reale o metaforica (e spesso ideologica, dato che si era negli anni Settanta).
Premesso che sostengo e ho sempre sostenuto il diritto alla libertà di ciascuno, posto che tale libertà non vada a ledere la libertà altrui, non ho assolutamente nulla contro i vizi, miei e altrui. Il vizio, in fondo, è un modo come un altro per alleviare la gravità dell'esistenza quotidiana.
Tuttavia non si può negare che alcuni vizi finiscono per coinvolgere anche le altrui esistenze.
Il fumatore che reclama il suo legittimo diritto a massacrarsi i polmoni (e non solo) non può pretendere di appestare l'aria che io, non fumatrice, sono costretta a respirare in sua presenza. E sebbene (per fortuna!) il divieto di fumo nei locali pubblici abbia reso meno pressante il problema (e lo scontro tra fumatori e non fumatori), la questione resta aperta all'interno delle mura domestiche e nelle scuole.
Accade, in questo ultimo caso, che, in caso di pioggia, durante l'intervallo, i fumatori (non solo docenti e personale ATA, ma soprattutto ragazzini dai quattordici ai diciotto anni) fumino nelle immediate vicinanze dei cancelli d'ingresso, rendendo irrespirabile l'aria sia nell'atrio che ai piani superiori.
Nella scuola in cui insegno, una buona parte dell'assemblea degli studenti è stata dedicata proprio a questo argomento, tra intolleranza e aggressività di chi, da una parte, rivendica il diritto di fumare e chi, d'altra parte, richiede un intervento sanzionatorio nei confronti di chi, oltre ad appestare l'aria, viola una legge delo Stato.
Ecco, in questi casi una o più multe comminate dal Dirigente Scolastico non guasterebbero. Ma sarebbe anche opportuno, a mio avviso, che i docenti fumatori dessero il buon esempio.
I ragazzi, sia ben chiaro, si comportano avendo come riferimento l'esempio degli adulti, buono o cattivo che sia.