PENSIERI, COMMENTI E IDEE IN LIBERTA'---Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune, come quella in cui noi della redazione ci siamo incontrati, si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni che rendono piacevole lo stare a scuola. In questo blog vogliamo ricreare virtualmente il clima di quella sala docenti: uno spazio per confrontarsi e far sentire la propria voce, una sorta di redazione o di radio libera simile a quelle degli anni Settanta, quelle libere veramente.
Quella in cui insegno quest'anno è definita scuola 'a rischio', ciò significa che l'utenza è spesso problematica, che alcuni ragazzi hanno comportamenti scorretti nei confronti delle cose, dei compagni e degli insegnanti.
Difficile compito quello dell'insegnante delle medie, l'ho capito adesso perchè ho visto con i miei occhi quello che i colleghi spendono in energie per escogitare strategie sempre nuove al fine di ottenere qualche piccolo risultato, per arrivare al termine della mattinata senza che la madre di tizio o di caio venga chiamata perchè il figlio ha 'sbroccato' mandando...al diavolo l'insegnante, prendendo a pugni le porte o, peggio ancora, un altro studente.
Ieri mattina, a causa di uno 'scazzottamento' tra due alunni (senza grosso danno per nessuno dei contendenti), sono state chiamate le mamme e il triste spettacolo che sono riuscite a dare, prima attaccandosi reciprocamente con insulti 'fuori dai denti', poi accusando l'insegnate presente all'alterco di non aver vigilato sugli 'angioletti', è stato a dir poco inquietante...alla fine sono stati chiamati anche i carabinieri.
Poi è finito il mio orario e sono uscita; in tanti anni di scuola non mi era mai capitato di assistere a nulla di simile, ed ero turbata; strada facendo verso casa, ho pensato a quei ragazzi e a quanto sia difficile per loro crescere in un ambiente dove, evidentemente le discussioni si affrontano in quei termini e poi, a scuola, voltare pagina, ascoltare l'insegnante (che a casa verrà certo disprezzato o deriso) e soprattutto credere a lui, anzichè a quanto è stato trasmesso loro, in famiglia.
Stamattina però, nella classe III F, nella stessa scuola 'a rischio' del giorno prima, alle ore otto i miei studenti erano lì, ad aspettarmi; sulla cattedra c'era una bigliettino e, a fianco, un pacchettino di pasticceria...nel biglietto mi rinnovavano gli auguri per il compleanno (che era ieri) e nel pacchetto c'era un cabaret con tre paste alla panna e tre allo zabaione...le mie preferite...le ho mangiate all'intervallo, insieme a loro che addentavano panini e focaccia.
All'ultima ora, in sala professori c'era un magnifico mazzo di fiori e una confezione regalo in un bel sacchetto;ho guardato interrogativa la collega e lei mi ha detto che era un omaggio della sua I, per salutarla, giacchè quest'anno va in pensione.
Sono uscita con uno stato d'animo più leggero, certo i problemi restano, però gesti come questi restituiscono un po' di fiducia e ce n'era proprio bisogno, dopo la brutta pagina di ieri.
E' ferma davanti al semaforo, sul marciapiede opposto, in attesa di attraversare.
Si sbraccia per farsi scorgere. Sollevo lo sguardo e la riconosco immediatamente, anche se non la vedevo da quattro anni. E' un abbraccio caloroso il nostro, quello di chi, nonostante non si veda da tempo, sente di essere ancora in sintonia.
Mi racconta di sè, dei progetti che sta realizzando. Ha sempre sostenuto di voler insegnare lingue straniere, perché fin da bambina, sostiene, è affascinata dal mestiere dell'insegnante. Ugualmente, ama le lingue straniere, l'inglese, il francese, il tedesco che ha studiato alle superiori e che sta continuando a studiare all'università. Ha partecipato al progetto Erasmus, ha vissuto sei mesi a Londra e due mesi a Berlino.
La guardo e mi colpisce l'intensità, la passione, la gioia che emanano i suoi occhi mentre mi parla dei suoi progetti, delle sue speranze. E' sempre emotiva e passionale, proprio come qualche anno fa: entusiasta davanti ai successi, disperata di fronte alle sconfitte. Ma sempre pronta a ricominciare, a provare.
Mi emoziona e mi commuove incontrarla, così come avviene ogni volta che mi capita di incontrare i miei ex alunni, di scorgere nei loro occhi le speranze, le attese, l'entusiasmo con cui vivono il loro tempo. Le stesse emozioni di quando, più giovani, nonostante tutto, provavano a credere. Nonostante le fatiche, nonostante le difficoltà, nonostante la noia di una quotidianità sempre più banale e superficiale.
Credevano e credono, nonostante tutto. Perché è questo il senso dell'esistenza, per ciascuno di noi.