Stamattina verifica di italiano in seconda; il tema, unico per tutti, prevedeva una riflessione sulla vicenda della monaca di Monza, attraverso un'attenta analisi dei capitoli IX e X del romanzo manzoniano.
Dopo aver dettato il titolo, dato alcune (numerosissime in verità!) dritte per evitare loro di consegnare un riassunto anzichè un tema, dopo aver risposto alle incalzanti domande dei giovani virgulti, la faticaccia ha avuto inizio!
Mentre loro, zitti zitti (strano ma vero) scrivevano, consultavano il romanzo, il dizionario e spremevano le loro meningi a me è venuto in mente che, il giorno prima, avevo appioppato una nota a Quicinvecchio, colpevole di aver comunicato al compagno, seduto dall'altra parte dell'aula, i suoi progetti ludici per il pomeriggio proprio durante una poco fortunata interrogazione di storia. Sebbene non sia una sostenitrice delle note e cerchi di centellinarle nella speranza che sortiscano l'effetto desiderato, in quella circostanza ci stava come il cacio sui maccheroni!
Mi rivolgo così al sopracitato "Ha con sè la nota firmata?", e lui "Mah...beh...veramente...ci guardo...no, mi sa che non ce l'ho", "Allora me la porti domani, se ne ricordi!"; lui esita un po', mi guarda perplesso poi bofonchia "Fa lo stesso se la porto martedì? Sa, se i miei la vedono oggi io mi gioco la festa di Halloween!"...
"Facciamo così mio caro Quicinvecchio, se lei domani non mi porta la nota firmata io telefono a casa e comunico direttamente l'accaduto con dovizia di particolari, visto che ieri oltre ad aver disturbato ha pure sostenuto che durante l'interrogazione è lecito distrarsi...ci pensi".
Ho letto un odio inveterato nei suoi occhi...