SALA DOCENTI

PENSIERI, COMMENTI E IDEE IN LIBERTA'---Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune, come quella in cui noi della redazione ci siamo incontrati, si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni che rendono piacevole lo stare a scuola. In questo blog vogliamo ricreare virtualmente il clima di quella sala docenti: uno spazio per confrontarsi e far sentire la propria voce, una sorta di redazione o di radio libera simile a quelle degli anni Settanta, quelle libere veramente.

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Utente: critolao
Componenti della redazione: Critolao Pandora20 Prometeo2007 Lapenelope Euridice14 Eco2007 Peripato. I nick di tutti i componenti della redazione sono attinti dalla storia della filosofia o dalla mitologia. La redazione è aperta alla collaborazione di altri colleghi e studenti, nonchè di tutti coloro che vorranno dare il loro contributo. Gli interventi, naturalmente, dovranno rispettare le regole della tolleranza e della buona educazione. Tutti abbiamo il diritto di esprimere la nostra opinione ma, allo stesso tempo, tutti abbiamo il dovere di rispettare noi stessi e gli altri. Pertanto la redazione si riserva il diritto di cancellare commenti ritenuti offensivi o fuori luogo. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

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domenica, 22 marzo 2009

Fiducia

Alla base di ciascun tipo di relazione è necessario che vi sia la fiducia. Non è possibile costruire nulla di positivo, a mio avviso, in mancanza di questo elemento essenziale che caratterizza il rapporto tra le persone che, grazie alla fiducia, da individui si trasformano in coppia o in gruppo.

I genitori devono fidarsi dei propri figli così come i figli devono aver fiducia nei genitori; gli insegnanti devono aver fiducia nei loro studenti così come gli studenti devono fidarsi dei loro docenti. Il gruppo classe, come ciascun gruppo, può diventare tale solo se coloro che lo compongono hanno stima reciproca e si fidano l'uno dell'altro.

Una coppia potrà essere tale solo se i due componenti si fidano l'uno dell'altro; un ambiente di lavoro risulterà più produttivo e rilassante se vi sarà fiducia tra tutti i lavoratori che ne compongono l'organigramma.

L'invidia, la maldicenza, il sospetto, il timore di essere fraintesi, la mancata stima dell'altro caratterizzano invece le relazioni umane e molto spesso la fiducia resta solo una parola di cui molti abusano ma che pochi mettono in pratica. Ecco perché spesso le relazioni umane risultano complicate e molti di noi finiscono per sentirsi soli.


postato da: critolao alle ore 18:27 | link | commenti (2)
categorie: pensieri, riflessioni, storie, societĂ 
venerdì, 13 marzo 2009

giovani speranze

E' ferma davanti al semaforo, sul marciapiede opposto, in attesa di attraversare.

 Si sbraccia per farsi scorgere. Sollevo lo sguardo e la riconosco immediatamente, anche se non la vedevo da quattro anni. E' un abbraccio caloroso il nostro, quello di chi, nonostante non si veda da tempo, sente di essere ancora in sintonia.

Mi racconta di sè, dei progetti che sta realizzando. Ha sempre sostenuto di voler insegnare lingue straniere, perché fin da bambina, sostiene, è affascinata dal mestiere dell'insegnante. Ugualmente, ama le lingue straniere, l'inglese, il francese, il tedesco che ha studiato alle superiori e che sta continuando a studiare all'università. Ha partecipato al progetto Erasmus, ha vissuto sei mesi a Londra e due mesi a Berlino.

La guardo e mi colpisce l'intensità, la passione, la gioia che emanano i suoi occhi mentre mi parla dei suoi progetti, delle sue speranze. E' sempre emotiva e passionale, proprio come qualche anno fa: entusiasta davanti ai successi, disperata di fronte alle sconfitte. Ma sempre pronta a ricominciare, a provare.

Mi emoziona e mi commuove incontrarla, così come avviene ogni volta che mi capita di incontrare i miei ex alunni, di scorgere nei loro occhi le speranze, le attese, l'entusiasmo con cui vivono il loro tempo. Le stesse emozioni di quando, più giovani, nonostante tutto, provavano a credere. Nonostante le fatiche, nonostante le difficoltà, nonostante la noia di una quotidianità sempre più banale e superficiale.

Credevano e credono, nonostante tutto. Perché è questo il senso dell'esistenza, per ciascuno di noi.


postato da: critolao alle ore 10:11 | link | commenti (1)
categorie: riflessioni, ricordi, scuola, storie, adolescenza, societĂ , adolescenti
martedì, 10 marzo 2009

Donne e lavoro

La tempestività non è evidentemente il mio forte; l'8 marzo è già passato da due giorni e a me solo oggi viene in mente un episodio che parecchi anni fa mi vide 'vittima' delle attenzioni moleste di un datore di lavoro che oggi tratterei più duramente!

La lunga e tortuosa carriera era appena cominciata e io insegnavo in una scuola privata, non parificata...altro non avevo trovato. Mi colpirono subito la 'bella presenza' delle mie colleghe oltre alla quasi totale assenza di insegnanti di sesso maschile e capii presto che ciò non era casuale.

Il proprietario della scuola, che si faceva chiamare preside ma dubito finanche che fosse in possesso di una laurea, era un uomo sulla cinquantina; io avevo venticinque anni e lo trovavo 'datato' mentre lui, che si circondava di giovani e graziose insegnanti, evidentemente si sentiva adeguato e autorizzato a 'provarci' con tutte.

Dapprima si limitò a complimenti galanti e garbati ma col tempo cominciai a trovarlo nel suo ufficio quando, la sera, intorno alle 23,  finivo le lezioni; ero stanca e desideravo solo andarmene a casa, dove mamy mi aspettava con la cena in caldo. Invece, ora con una scusa, ora con un'altra, lui mi invitava a sedermi e mi intratteneva in conversazioni che inizialmente avevano carattere didattico (come vanno i ragazzi, a che punto siete con il programma di storia ecc ecc) ma che via via presero un carattere confidenziale che io non apprezzavo affatto e che, anzi, mi metteva in imbarazzo (parlava di sè, delle sue conquiste, delle sue aute sportive, del suo sostanzioso conto in banca e dei suoi beni immobili!).

Una sera, dopo un'oretta così trascorsa, accennai al fatto che mia madrea si preoccupava quando tardavo, e lui ebbe l'impudenza di chiamarla al telefono e dirle di stare tranquilla, chè la sua figliola era al sicuro, con il suo preside!

Una sera, anzichè 'stopparmi', mi annunciò per l'indomani un invito a cena!  Ancora oggi, non mi perdono di non  essere stata in grado di rifiutare, come avrei voluto...ma in qualche modo...accettare fu risolutivo.

Mi presentai con un insolito abbigliamento sportivo, ai limiti della trascuratezza, al punto che lui (in abito elegante) volle andare a cambiarsi; credo che lo scopo fosse anche quello di mostrarmi la sua mega villa a picco sul mare ma non ebbe quella soddisfazione poiché, con determnata ostinazione, volli attenderlo in auto.

Al ristorante, lussuosissimo, sfoderò tutte le tecniche seduttive di cui gli anni e la consuetudine al corteggiamento lo avevano dotato...ma che su di me rimbalzavano come su un muro di gomma! Credo che le sue speranze crollarono quando alla sua affermazione "Sai, a me piacciono molto le donne giovani" io replicai "Sa, anche a me!" (naturalmente riferito agli uomini). Rimase basito!

Ce l'avevo fatta! Si rassegnò, e non mi licenziò.

So che ci sono vicende più dolorose e complesse di quella tragi-comica appena raccontata ma anche se allora non se parlava affatto, sappiamo che oggi tutto ciò ha un nome: mobbing. Se non fosse stato il mio datore di lavoro non avrei rivolto a quell'uomo altro che  'buongiorno' e 'buonasera' e invece ho permesso che rubasse il mio tempo, che mi procurasse ansia,  preoccupazione, frustrazione e disagio.


postato da: pandora20 alle ore 22:51 | link | commenti (4)
categorie: donne, costume e societĂ 
domenica, 08 marzo 2009

Donne

"La mamma aveva ragione.

Ma ciò che a Laila bruciava, era che la mamma non si era guadagnata il diritto di avere ragione. Sarebbe stata una cosa diversa se fosse stato Babi (ndr.: il padre) a sollevare il problema. Tutti quegli anni lontana, rinchiusa nella sua stanza, senza curarsi mai di dove sua figlia andasse, chi incontrasse e cosa pensasse... Era ingiusto. Sentiva di non valere molto di più di tutte quelle pentole e padelle, di essere qualcosa che poteva essere ignorato e su cui poi, capricciosamente, vantare di bel nuovo dei diritti, a seconda dell'umore."

(Citazione tratta da: Khaled Hosseini: "Mille splendidi soli", PIEMME, 2007, pg. 173)


postato da: critolao alle ore 13:05 | link | commenti (3)
categorie: citazioni, pensieri, riflessioni, donne, libri, attualitĂ 
sabato, 07 marzo 2009

Appropinquati alla cattedra

Una delle espressioni che più mandano in visibilio in miei studenti è 'appropinquati alla cattedra' (che alle superiori fa ancora più effetto perchè diventa 'si appropinqui...'). Così mi rivolgo a loro, quando è il momento di interrogare.

La prima volta rimangono attoniti, qualcuno mi fa cenno di aver capito il significato del verbo, data l'associazione al sostantivo 'cattedra', altri mi chiedono cosa significhi; tutti, però, da quel momento in poi amano quella poco usuale (a detta loro) modalità di essere invitati al poco gradito, di norma, invito!

Allo stesso modo si strabiliano quando uso il termine 'tedio' al posto di 'noia', o dico 'mi duole' al posto di 'mi fa male' e così via!

Ma tornando all'espressione di partenza, oggi ne ho sperimentato compiaciuta l'utilizzo, in un mio piccolo studente; certo avrei preferito un contesto più 'urbano'!

Nel momento in cui, dopo l'intervallo do il cambio alla collega e sto per entrare in classe, vedo Giulio che brandisce il cancellino e prende la mira verso lo sfidante, Mauro, che gli para innanzi il suo righello; interrompo la sfida e mi faccio spiegare le ragioni dell'alterco. "Avevo appena finito la focaccia, morivo di sete e ho bevuto un sorso del succo di Mauro, tanto si vedeva bene che non ne voleva più" si difende Giulio; "Ma io mi sono mai permesso di appropinquarmi al tuo banco e prendere la roba tua?!", tuona Mauro.

Non sono sicura, anche se mi piacerebbe tanto, che  l'incontro struggente tra Ettore e Andromaca, il duello tra Achille ed Ettore o il 'diverso esilio' di Ulisse rimangano a vita nella memoria dei miei studenti; ma sono certa che non dimenticheranno il 'lessico di classe', quei termini mai uditi prima da tanti  ma di cui molti colgono l'originalità e la possibilità che essi offrono di arricchire la nostra immaginazione insieme al nostro vocabolario.


postato da: pandora20 alle ore 00:23 | link | commenti (13)
categorie: adolescenti