PENSIERI, COMMENTI E IDEE IN LIBERTA'---Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune, come quella in cui noi della redazione ci siamo incontrati, si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni che rendono piacevole lo stare a scuola. In questo blog vogliamo ricreare virtualmente il clima di quella sala docenti: uno spazio per confrontarsi e far sentire la propria voce, una sorta di redazione o di radio libera simile a quelle degli anni Settanta, quelle libere veramente.
Mi riempì però di speranza, nelle prime ore di quel 1980, ascoltare, trasmessa in occasione dello spettacolo di fine anno, questa canzone dei Matia Bazar. Fu come ricevere una bella spinta come quando, da bambini, ci si sedeva sull'altalena.
C'è tutto un mondo intorno
(1979)
Se per caso un giorno o l'altro
ti trovassi solo sai
senza una compagna che ti aiuta nei tuoi guai
e se poi il cielo blu
si chiude all'improvviso su di te
e ti senti come un ladro che
ha paura anche di sé
guardati allo specchio
e guarda un poco un poco intorno a te
c'è tutto un mondo intorno che
gira ogni giorno e che
fermare non potrai
e vive vive il mondo
tu non girargli intorno
ma entra dentro al mondo dai
Se nel buio che ti avvolge
una fiamma scorgerai
corri corri senza indugi
forse è il sole che tu vuoi
ma se come un fiume in piena poi
il tempo ormai usato se ne va
ed un naufrago ti senti tu
che da solo scruta il blu
quella fiamma sconosciuta
è la tua zattera lo sai
dai
c'è tutto un mondo intorno che
gira ogni giorno e che
fermare non potrai
e vive vive il mondo
tu non girargli intorno
ma entra dentro al mondo
dai... (coro)
che gira ogni giorno
e che fermare non potrai
e vive vive il mondo
tu non girargli intorno
ma entra dentro al mondo dai...
c'è tutto un mondo intorno
che gira ogni giorno
e che fermare non potrai
Auguri di cuore, a tutti. Buon 2009!!!
Nel 1992 Luca Carboni rivendica la sua trasversalità tanto da far convivere su un palco la sua musica con quella più dinamica di Jovanotti. Durante quei concerti i due presentano la cover del brano “More than word” dei canadesi “Extreme” proponendo un testo natalizio composto insieme.
Il testo verrà poi incluso nell’album “Diario Carboni” del 1993.
O è Natale tutti i giorni...
.
E' quasi Natale
e a Bologna
che freddo che fa
Io parto da Milano
per passarlo
con mamma e papà
Il mondo
forse no, non è cambiato mai
e pace in terra
no non c'é
e non ci sarà
perché noi non siamo uomini
di buona volontà
Non so perché
questo lusso di cartone
se razzismo guerra e fame
ancora uccidon le persone.
Lo sai cos'é,
dovremmo stringerci le mani
... O é Natale tutti i giorni
o non é Natale mai...
E intanto i negozi
brillano e brilla
e le offerte speciali
e i nostri dischi si vendono di più
Il mondo
forse no, non é cambiato mai
e pace in terra
forse un giorno ci sarà
perché il mondo ha molto tempo,
ha tempo
molto più di noi
E intanto noi
ci facciamo i regali
il giorno che è nato Cristo
arricchiamo gl'industriali
e intanto noi
ci mangiamo i panettoni
il giorno che è nato Cristo
diventiamo più ciccioni
Lo sai cos'é,
dovremmo stringerci le mani
... O é Natale tutti i giorni
o non é Natale maaaai...
... O é Natale tutti i giorni
o non é Natale maaaai...
(Citazioni tratte da “Dizionario completo della Canzone italiana” a cura di Enrico Deregibus, Giunti Editore, Firenze, 2006 e dal sito http://www.diariocarboni.it)
che c'è la crisi!"
Questo è il messaggio imperante che si cerca di trasmettere di fronte alla crisi economica che il mondo sta attualmente attraversando.
Sinceramente non sono d'accordo. Sono dell'idea che sia giusto che sui bambini non vengano riversate le ansie e le angosce del mondo adulto ma, allo stesso tempo, sono convinta che l'attuale crisi possa essere l'occasione per educare i bambini al senso della misura, del sacrificio, del risparmio, che sembra si siano smarriti negli ultimi anni.
Mi pare che molti bambini italiani siano ormai abituati a credere che tutto sia loro dovuto; che basti anche solo desiderare qualcosa per poterlo ottenere. Spesso finiscono per dare pochissima importanza alle miriadi di oggetti che hanno perchè non hanno dovuto fare alcun sacrificio per ottenerli. Magari i loro genitori ne hanno fatto anche tanti di sacrifici ma loro, i pargoli, sono stati cresciuti come principini.
Non credo che ciò sia stato positivo. Per questo ritengo che sia questa l'occasione per ridimensionare i capricci dei più piccoli ritrovando, tutti insieme, anche attraverso questa fase di difficoltà, il senso della misura.
Ci si mobilitò molto durante quel mio primo anno di scuola superiore. Le occasioni non mancavano mai ma ciò che portò all'occupazione della scuola furono il rigido regolamento d'Istituto (che, tra l'altro, vietava di portare a scuola qualunque altro materiale che non fosse strettamente scolastico "Quindi, anche il "Corriere della Sera" o "La Stampa"" come sosteneva il leader moderato, così veniva definito a causa della sua appartenenza alla federazione giovanile del PCI) e le precarie condizioni dell'Aula Magna che non consentivano di contenere più di cinque classi dell'Istituto ed impedivano, di fatto, lo svolgimento dell'assemblea plenaria di tutti gli studenti dell'Istituto.
L'occupazione passò soprattutto grazie ai voti favorevoli di noi studenti di quarta ginnasio. Inutile dirlo: subivamo il fascino dei leader, "moderati" o dell'estrema sinistra che fossero.
Leader carismatici. Autoritari. Quasi stalinisti. Approvata l'occupazione, concessero appena un quarto d'ora per decidere se volessimo rimanere a scuola o se volessimo "democraticamente" uscire dall'Istituto "okkupato".
Per uscire, io, Laura e un'altra nostra compagna di classe scavalcammo la finestra del pianterreno (il primo giorno) e ci facemmo venire a prendere dal padre della nostra compagna, un poliziotto che naturalmente si presentò in divisa. "L'ha chiamata il preside?" chiesero i capi. "No, devo prendere mia figlia e le sue amiche." rispose lui. Peggio andò ad un mio compagno di classe che si era portato anche il sacco a pelo e che venne prelevato dal suo genitore che lo afferrò letteralmente per le orecchie.
Durante l'occupazione, chi era a scuola non poteva pensare di stare a bighellonare (almeno di giorno, di notte non so, visto che non ebbi l'occasione di rimanervi).
Tutti dovevano seguire almeno un seminario. C'erano quelli che trattavano di filosofia politica ed erano di fatto disertati e quelli che affrontavano lo studio e l'analisi dei decreti delegati, la nuova proposta di regolamento da dare al nostro Istituto e varie problematiche sociali come la condizione femminile e l'autodeterminazione delle donne. Seguii quest'ultimo e scoprii una realtà che fino a quel momento ignoravo: la piaga degli aborti clandestini.
In uno dei due pomeriggi i leader organizzarono un concerto: ho ancora il ricordo delle note e delle parole delle canzoni degli Inti Illimani e di "in fila per tre" di Bennato e "La locomotiva" di Guccini e "Pablo" di De Gregori.
Al terzo giorno l'occupazione finì. Armati di secchi e stracci ripulimmo tutto sotto gli occhi vigili di bidelli, docenti e preside.
Inutile dire che la promessa dell'assessore comunale competente di "costruire una scuola sicura ed adeguata" rimase tale e solo cinque anni dopo essermi diplomata venni a sapere che finalmente, era appena stata inaugurata la nuova sede dell'Istituto.
Di quegli anni conservo vivo questo ricordo e una consapevolezza: i nostri leader, di fatto, sostituivano i docenti quando organizzavano qualunque iniziativa che riguardasse strettamente l'attivismo degli studenti. Erano rigidi ed autoritari, proprio come i docenti che dicevano di contestare. Non so se qualche insegnante, magari più "democratico" indirizzasse le loro scelte.
Di sicuro, durante le assemblea degli studenti, i docenti non erano ammessi. Per nessuna ragione. Nemmeno i più "democratici".
Ogni volto che mi trovo a scrivere post come questo, stile 'moralizzatore', mi sento un po' a disagio; odio le 'prediche', credo che servano a poco (i ragazzi pensano all'istante, "Uffa, il solito predicozzo, speriamo che sia breve, anzi forse è meglio che duri a lungo, così ci saltiamo la lezione di storia!"), e mi fanno sentire vecchia senza esserlo.
Ma qualche volta sono necessarie e, siccome le centellino, spero sempre nella loro buona riuscita.
L'ultima volta è stata la settimana scorsa; suona la campanella dell'ultima ora, gli studenti escono, io mi fermo a compilare il registro e subito entra la signora Lidia per sistemare l'aula. Appena ho terminato, alzo gli occhi e mi imbatto nel triste spettacolo dell'immondizia che i miei 'pargoli' hanno disseminato sotto i loro banchi e un po' dappertutto!
Mi assale un tremendo senso di colpa! Mi vergogno! Io sono stata lì per due ore e non mi sono accorta di niente, presa com'ero a spiegare i pronomi. La signora Lidia non me lo fa pesare, mi dice che tutti i giorni è così e che sì, l'effetto ottico, quando i ragazzi sono in clesse è diverso, gli zaini tolgono la visuale e poi la spazzatura è quasi sempre pressata sotto i banchi.
Quando, l'indomani, comunico alla classe il mio disappunto per il loro comportamento di stampo barbarico, i discenti ammettono questa realtà, ma nessuno sembra sentirsi direttamente responsabile; vorrebbero sapere presso quali banchi lo scempio fosse più significativo onde discolparsi; taglio corto ed evito finanche la classica e retorica domanda "Ma a casa vostra fate così?", e mi faccio promettere un'attenzione speciale al problema, d'ora in avanti; chiedo che lo facciano per salvaguardare la loro 'dignità', nel rispetto della signora Lidia che è lì per effettuare una pulizia 'ordinaria' e non per 'spalare' cumuli di rifiuti di varia natura (compresi fazzolettini di carta, usati!); e perchè vorrei non dovermi più vergognare di loro e per loro (quest'ultimo passaggio sembra colpirli)...staremo a vedere!