PENSIERI, COMMENTI E IDEE IN LIBERTA'---Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune, come quella in cui noi della redazione ci siamo incontrati, si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni che rendono piacevole lo stare a scuola. In questo blog vogliamo ricreare virtualmente il clima di quella sala docenti: uno spazio per confrontarsi e far sentire la propria voce, una sorta di redazione o di radio libera simile a quelle degli anni Settanta, quelle libere veramente.
Al gruppo dei docenti di lettere con cui lavoravo alcuni anni fa, l'idea non era sembrata malvagia.
Si proponeva al Collegio dei docenti di poter avviare, magari nell'ambito concesso dall'Autonomia Scolastica, un progetto che permettesse un inserimento efficace e proficuo degli alunni stranieri appena arrivati in Italia e che non conoscevano nemmeno una parola d'italiano.
L'idea era quella di creare percorsi didattici alternativi che consentissero di rafforzare lo studio della lingua italiana unito allo studio delle lingue straniere e all'attività di educazione fisica. Non è infatti possibile pretendere che questi studenti imparino materie come diritto, scienze o economia aziendale se manca loro lo strumento principe: la conoscenza della lingua veicolare ovvero, nel caso specifico, l'italiano.
Naturalmente, si sarebbe trattato di creare una classe ad hoc, non finalizzata alla ghettizzazione degli studenti stranieri ma al potenziamento di abilità di base per poter permettere gli apprendimenti successivi.
Non se ne fece nulla.
Forse però, se quel progetto fosse partito, ci avrebbero accusato di aver creato classi ponte, di essere razzisti e xenofobi.
Chissà perchè si ritiene più utile tenere in classe degli studenti che non capiscono nulla e poi bocciarli a giugno (da integrati, però!) piuttosto che offrire loro dei validi percorsi didattici al fine di inserirsi e integrarsi davvero all'interno della realtà scolastica e sociale italiana.
al di là delle posizioni ideologiche sacrosante di ciascuno di noi, mente sapendo di mentire chi non riconosce che:
- nella scuola esistono docenti lavativi che meriterebbero di essere sbattuti fuori a calci nel sedere e non di ricevere uno stipendio per incidere negativamente su una delle fasi più importanti della vita degli studenti;
- nella scuola esistono dirigenti ignavi che sanno benissimo chi lavora e chi no e che si guardano bene dal denunciare soprusi e inadempienze solo per "quieto vivere";
- nella scuola esistono persone a cui dei ragazzi non importa proprio nulla: costoro siedono dietro una cattedra ma farebbero meglio a timbrare pacchi postali così, forse, eviterebbero danni alla collettività.
D'altra parte, è giusto riconoscerlo, nella scuola ci sono migliaia di lavoratori che credono profondamente in quello che fanno: si infuriano, si dannano, ma guardano negli occhi i loro studenti e vivono con cura e passione il loro mestiere.
Nonostante negli ultimi anni stia perdendo qualche colpo, ho da sempre il "vizio" della memoria.
Ricordo perfettamente tutto ciò che mi sta a cuore.
I miei studenti, quelli che mi vengono di volta in volta assegnati, mi stanno a cuore. Tutti, indistintamente. Li osservo, li scruto, cerco di coglierne gli aspetti più importanti che mi permettano di catturarne l'attenzione e di offrire loro l'opportunità di apprendere.
Ecco perchè li ricordo tutti, i miei studenti. E' vero, incontrandoli per caso dopo quindici, venti anni, faccio fatica a riconoscerli. Alcuni sono così diversi da quando, piccoli e timidi, frequentavano la prima superiore. Poi li ritrovi come commessi in una concessionaria d'auto o segretari presso un istituto superiore. Mi basta che mi dicano: "Profe, si ricorda? Sono .... ero nella prima (o nella seconda, etc.)" e subito il ricordo si fa vivo e tornano in mente dettagli, il loro nome e cognome, quel loro tema, i loro interessi, il loro compagno di banco, quella particolare lezione. "E il giorno che... Profe, si ricorda?" Sì. mi ricordo.
Certo, alcuni li ricordo meglio. Il ragazzino apatico che inizialmente si divertiva a boicottare le lezioni e che poi, seduto accanto alla cattedra, non perdeva una parola di quanto dicevo, rimproverando i suoi compagni che si distraevano. La ragazzina con il dono della scrittura: una scrittura intensa, accattivante, coinvolgente, emozionante. Il ragazzo che scriveva: "Come già le avevo raccontato la volta scorsa, quando le persone mi fanno infuriare..." utilizzando i temi come una sorta di lettera indirizzata all'insegnante in cui mettere a fuoco le proprie emozioni. La ragazza che provocatoriamente diceva: "Per voi siamo solo numeri. Non ve ne importa nulla". E quella che ripeteva: "Voi adulti non siete credibili. E siete incoerenti". E il gruppo che canticchiava: "Non ce ne importa niente". E quello che, usando come materiale i quotidiani del progetto "Il quotidiano in classe" costruiva un bel pallone da calcio.
Quelli che, con sofferenza, ho contribuito a non promuovere. E che ho continuato a sognare per anni. E nel sogno cercavo di spiegare loro i motivi del loro insuccesso scolastico che io sentivo come un mio fallimento.
Non sempre è positivo essere così emotivamente coinvolti. Ma io credo che sia la passione per il suo mestiere il valore aggiunto di ciascun insegnante.
...miei cari ex studenti, una sorta di messaggio in bottiglia che, anzichè affidato alle acque del mare, si serve di questo blog.
Non so se mi leggerete, non so se mi riconoscerete, non so dove siate adesso realmente.
Lo sapete bene, sono dell'idea che un docente debba limitarsi ad essere tale e non frequentare i suoi studenti, anche ex, fuori dall'ambito meramente scolastico. Un docente è un docente, non un amico, non un compagno di giochi. Per questo non ho mai partecipato, se non agli inizi della mia attività, alle vostre cene di fine anno scolastico.
Nonostante non vi veda da un po' di tempo, vi ricordo tutti, da quelli dell' anno scolastico 1988/89 (il mio primo anno di insegnamento), agli ultimi dello scorso 2006/07 (penso soprattutto agli studenti di quinta, terribili ma simpatici, che in occasione dell'Esame di Stato hanno giustamente pagato per il loro scarso impegno e la loro presunzione. Ho sofferto per questo ma, spiace dirlo, se lo sono meritato).
Siete tanti, tutti presenti nella mia memoria, tutti, indistintamente, da quelli più bravi e corretti a quelli scansafatiche che mi hanno fatto sudare le classiche "sette camicie" per ottenere un minimo di attenzione e ascolto (e non sempre, purtroppo, ci sono riuscita).
A ciascuno di voi ho dedicato tutta la mia attenzione, anche quando pensavate che non fosse così, anche quando pensavate che ce l'avessi con voi perchè continuavo a richiamare la vostra attenzione e a controllarvi invitandovi ad impegnarvi e a studiare perchè mai vi avrei regalato un voto, per nessun motivo, e ciascun voto ottenuto era solo vostro, quanto avevate realmente meritato.
Spesso vi ho stressato, come amate dire voi, con le mie fisime, con la mia meticolosità e la mia pignoleria, ma l'ho sempre fatto a fin di bene, anche quando vi rimproveravo aspramente, anche quando diventavo insopportabile.
Mi auguro che qualcosa di quanto ho cercato di trasmettervi sia servito a crescere, a rendervi tutti un po' più saggi e coscienti delle vostre potenzialità, sia servito soprattutto ad insegnarvi a credere in voi stessi e a impegnarvi per raggiungere i vostri obiettivi.
"Sogna, ragazzo, sogna,
non cambiare un verso
della tua canzone,
non lasciare un treno
fermo alla stazione,
non fermarti tu….
Sogna, ragazzo, sogna,
piccolo ragazzo
nella mia memoria,
tante volte tanti
dentro questa storia:
non vi conto più;
sogna, ragazzo, sogna,
ti ho lasciato un foglio
sulla scrivania,
manca solo un verso
a quella poesia,
puoi finirla tu."
(Tratto da "Sogna, ragazzo, sogna", album omonimo di Roberto Vecchioni, 1999, EMI Music Italy)"
Post di Critolao del 22 settembre 2007 (Vecchi post - 34)