SALA DOCENTI

PENSIERI, COMMENTI E IDEE IN LIBERTA'---Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune, come quella in cui noi della redazione ci siamo incontrati, si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni che rendono piacevole lo stare a scuola. In questo blog vogliamo ricreare virtualmente il clima di quella sala docenti: uno spazio per confrontarsi e far sentire la propria voce, una sorta di redazione o di radio libera simile a quelle degli anni Settanta, quelle libere veramente.

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Utente: critolao
Componenti della redazione: Critolao Pandora20 Prometeo2007 Lapenelope Euridice14 Eco2007 Peripato. I nick di tutti i componenti della redazione sono attinti dalla storia della filosofia o dalla mitologia. La redazione è aperta alla collaborazione di altri colleghi e studenti, nonchè di tutti coloro che vorranno dare il loro contributo. Gli interventi, naturalmente, dovranno rispettare le regole della tolleranza e della buona educazione. Tutti abbiamo il diritto di esprimere la nostra opinione ma, allo stesso tempo, tutti abbiamo il dovere di rispettare noi stessi e gli altri. Pertanto la redazione si riserva il diritto di cancellare commenti ritenuti offensivi o fuori luogo. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

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venerdì, 30 maggio 2008

Adempimenti finali

Aiuto!!!! Ma quanto siamo indaffarati in questo interminabile eppure sfuggente mese di maggio?! Certo che chi si organizza per bene probabilmente sta messo meglio di me; io ho realizzato solo da pochi giorni che, di fatto, c'è ancora una settimana di scuola! La programmazione, per un qualche istinto e l'esperienza di tanti anni, è a posto, le verifiche tutte somministrate e corrette, tuttavia vengo sempre sospresa dalle relazioni finali, dalla compilazione del programma svolto che (cosa che mi mette il panico!) deve essere firmato da due studenti! Il panico nasce dal timore che la scuola finisca prima che io sia riuscita ad ottenere le necessarie firme dei miei diletti! In realtà questa calamità non si è mai verificata, ma non si sa mai!

E poi le 'medie'; i ragazzi te le chiedono in continuazione, ma dico, ora i voti li sapete, non sono più tenuti segreti, perciò fatele da soli le medie; lo dico, sì, ma poi le faccio e le comunico; "ma prof, come valuta i più? e i meno? forse 0,30?". Oddio che domande, io insegno lettere, non faccio questi conticini così minuti, però certo che ne tengo conto...vedo dalle loro espressione che non sono affatto soddisfatti della mia spiegazione!

E i 'salvataggi' dell'ultima ora? Ogni anno c'è il 'risveglio' dal letargo di quegli studenti che si rendono conto dell'approssimarsi dei quadri e vedono sfumare il tanto agognato premio per una promozione che sanno di non meritare e di non ottenere; tuttavia perchè non provarci? E ti rincorrono nei corridoi o girolonzolano attorno alla cattedra come anime in pena, durante l'intervallo (chissà perchè prima preferivano scorrazzare da un piano all'altro?) informandosi sulla possibilità di un'interrogazione, anche fuori orario, quando posso (disponibilità assoluta!!).

Mi fanno tenerezza, perchè anche in circostanze del genere sono di una trasparenza commovente, il male, quello vero, non li ha ancora toccati! Mi fanno tenerezza, ma non cedo! Non con i 'dormienti'! Troppo comodo! Gli estenuati compagni, quelli che hanno sgobbato, mi guardano con gratitudine e, talvolta, si lasciano andare a commenti (del tipo 'ben ti sta!') che io prontamente censuro! 'Ognuno pensi a sè'.

In tutto ciò, c'è anche la cena di fine anno con i colleghi. Il foglio firme è lì, sul tavolo in sala professori; ho indugiato qualche giorno osservando che la lista si allungava a dismisura e io non amo le tavolate sterminate, nella quali finisci per chiacchierare solo con tre o quattro commensali! Ma allora perchè non usciamo a cena noi quattro? Ma qui esce fuori la ligure selvatica, me ne rendo conto, perciò oggi mi sono aggiunta all'elenco.

Poichè immagino che tutti voi colleghi e colleghe vi troviate in simili ambasce, auguro a tutti una serena chiusura d'anno. Coraggio, ce l'avete sempre fatta, ce la farete anche quest'anno!

E che dire degli esami di stato? La sottoscritta è stata nominata e voi?  Per questo argomento ci vuole un altro post!


postato da: pandora20 alle ore 18:28 | link | commenti (2)
categorie: riflessioni
mercoledì, 28 maggio 2008

niente paura...

Era il 1991. Uno dei miei alunni mi chiese di ascoltare le canzoni dell'album di un cantautore allora emergente. L'album era "Lambrusco Coltelli Rose & Pop Corn". Il cantautore era Ligabue.
"Le ascolti" - mi disse il mio alunno - "Le piaceranno". Aveva ragione, quel mio alunno.
Da allora ho continuato ad apprezzare Ligabue e le sue canzoni, anche le più recenti.
"...Invece le canzoni non ti tradiscono. Anche chi le fa può tradirti, ma le canzoni, le tue canzoni, quelle che per te han voluto dire qualcosa, le trovi sempre lì, quando tu vuoi trovarle, intatte...[...]
Bruno, nel film Radiofreccia
(citazione tratta da: Giordano Ginanneschi - Maurizio Macale: "Luciano Ligabue - Ho perso le parole - Una vitalità rock dal Bar Mario a Radiofreccia (passando per Guccini)", Bastogi, Editrice Italiana, Foggia, 1999, pg.7) 

Niente Paura - Ligabue (2007)


A parte che gli anni passano
per non ripassare più,
e il cielo promette di tutto
ma resta nascosto li dietro il suo blu,
e anche le donne passano,
qualcuna anche per di qua,
qualcuna ci ha messo un minuto,
qualcuna è partita ma non se ne va..

Niente paura, niente paura, niente paura
ci pensa la vita mi hanno detto così
Niente paura, niente paura, niente paura
si vede la luna perfino da qui..

A parte che ancora vomito
per quello che riescono a dire,
non so se sono peggio le balle
oppure le facce che riescono a fare
A parte che i sogni passano se uno li fa passare
alcuni li hai sempre difesi altri hai dovuto vederli finire..

Niente paura, niente paura, niente paura
ci pensa la vita mi hanno detto così
Niente paura, niente paura, niente paura
si vede la luna perfino da qui..

Tira sempre un vento che non cambia niente
mentre cambia tutto sembra aria di tempesta,
senti un po’ che vento forse cambia niente
certo cambia tutto sembra aria bella fresca..

A parte che i tempi stringono e tu li vorresti allargare
e intanto si allarga la nebbia
e avresti potuto vivere al mare
ed anche le stelle cadono
alcune sia fuori che dentro
per un desiderio che esprimi
te ne rimangono fuori altri cento..

Niente paura, niente paura, niente paura
ci pensa la vita mi hanno detto così
Niente paura, niente paura, niente paura
si vede la luna perfino da qui

Niente Paura, niente paura


il buon esempio

All'apertura di questo blog, nel settembre scorso, avevo scritto, tra l'altro: "La redazione [...] è aperta alla collaborazione di altri colleghi e studenti, nonchè di tutti coloro che vorranno dare il loro contributo. Tutti gli interventi, naturalmente, dovranno rispettare le regole della tolleranza e della buona educazione. Tutti abbiamo il diritto di esprimere la nostra opinione ma, allo stesso tempo, tutti abbiamo il dovere di rispettare noi stessi e gli altri."

Sono convinta che alla base della convivenza civile debba esserci il rispetto reciproco, rispetto che passa anche attraverso una comunicazione che non aggredisca e non ricorra al turpiloquio. Qualunque nostra affermazione non diventa più efficace urlando o usando il turpiloquio, nonostante la cattiva maestra televisione tenda ad insegnarci il contrario.

Ecco perchè mi hanno infastidito il tono e il registro linguistico di uno degli ultimi commenti. Io (sarò "retrograda", "antica", definitemi come preferite) non accetto che gli alunni utilizzino il turpiloquio. E per questo, per dare il buon esempio, non lo uso nemmeno io in loro presenza, nemmeno in situazione informale. Allo stesso modo pretendo che siano rispettosi l'uno nei confronti dell'altro. Ma perchè lo siano è necessario che lo sia io nei loro confronti.

I ragazzi delle ultime generazioni non sono come quelli di qualche decennio fa cui si ripeteva "Fa' come dico e non come faccio".

I nostri ragazzi pretendono da noi adulti il buon esempio. Ecco perchè, rispetto a qualche decennio fa, essere adulti (genitori, insegnanti e quant'altro) è molto più difficile.


venerdì, 16 maggio 2008

Le famiglie delle nuove generazioni

Un'ulteriore riflessione sull'argomento del mio precedente post (La solitudine delle nuove generazioni) mi ha suggerito altre considerazioni; è vero, noi insegnanti non siamo psicologi (infatti quando è il caso suggerisco ai miei alunni di rivolgersi allo sportello di ascolto, gestito da uno psicologo) ma se è vero che noi dobbiamo pensare soprattutto ad insegnare è anche vero che le famiglie dovrebbero continuare a fare il loro 'mestiere'.

Anche all'interno delle nostre famiglie i problemi c'erano, eccome; anche vent'anni fa i genitori si separavano e, prima di farlo, in moltissimi casi litigavano, persino davanti ai figli, come accade ora; non mancavano problemi di natura economica nè legati alla salute. Quello che però mancava, a mio avviso e per fortuna, era questa nuova figura che è la 'mamma amica'; moltissime mie studentesse e anche alcuni studenti nei loro temi ne parlano con entusiasmo.

Sono d'accordo che un genitore sia amichevole ma non che sia amico; quest'ultimo ha caratteristiche che mal si accordano al ruolo di genitore: l'amico è complice e confidente.  Inutile dire che non si può educare un figlio e, nello stesso tempo, essere suo complice; quanto al ruolo di confidente, è positivo che un giovane confidi gioie, dolori e quant'altro al genitore, ma trovo aberrante che avvenga il contrario!

Non è 'sano' che una madre pensi di poter confidare alla figlia o al figlio la propria delusione per un matrimonio che non funziona più, o di essersi invaghita di un altro uomo o di non sentirsi più appagata dalla vita familiare, l'uomo di cui si parla è il padre del malcapitato ragazzino e la famiglia venuta a noia è propria quella di cui anche lui fa parte!

Per quelli che sono i miei ricordi, una volta i figli non venivano coinvolti in questioni tanto delicate e dolorose, ma protetti. Io non ho vissuto la separazione dei miei, ma la lunga e sofferta malattia di mio padre. Quando mia madre tornava dall'ospedale, dove aveva parlato  con i medici,  io le chiedevo cosa avessero detto; lei cercava di informarmi senza ferirmi, mi faceva capire che la faccenda era abbastanza seria ma non scendeva mai in dettagli che mi avrebbero provocato ulteriore dolore. Non confidava a me la sua disperazione! C'erano gli adulti per questo!

Non gioiscano i padri, anche il loro ruolo ha subito serie 'picconate' e non me ne vogliano le madri, sicuramente c'è chi tra loro riesce ad essere amichevole senza perdere di vista il proprio prezioso, indispensabile e insostituibile ruolo!

 


postato da: pandora20 alle ore 20:14 | link | commenti (4)
categorie: riflessioni

gratificazioni

Solo chi esercita il mestiere di insegnante sa quanto esso, in alcuni momenti, possa essere gratificante. Al di là dei riconoscimenti economici e sociali, questo mestiere procura sì momenti di rabbia e frustrazione ma anche soddisfazioni impagabili.

In un post pubblicato proprio ieri scrivevo, tra l'altro: "Gli stessi studenti si aspettano che il buon insegnante sia rigoroso e formale, poco disponibile ad ascoltare le loro confidenze ma sempre pronto a rispiegare l'argomento poco chiaro o non adeguatamente assimilato. Certo, poi, magari, ogni tanto gli studenti racconteranno anche qualche loro vicenda privata ma dalla scuola si aspettano soprattutto di imparare e di dimostrare a sè stessi di essere in grado di farlo."

Non ho espresso correttamente il mio pensiero. O, almeno, l'ho espresso solo in parte. Probabilmente avrei dovuto aggiungere che ogni tanto gli studenti, proprio a quell'insegnante rigoroso e formale, di cui apprezzano la professionalità, raccontano anche qualche loro vicenda privata.

A me capita così. Io non sono amica dei miei studenti. Io sono la loro insegnante. Da quest'anno, per chiarire meglio i ruoli e anche per rispetto reciproco, come ho spiegato loro il primo giorno di scuola, do del Lei anche ai ragazzi di prima. I quali, inizialmente, apparivano un po' spaesati ma successivamente hanno apprezzato.  All'inizio mi scrutavano, a distanza. Forse mi temevano anche un po'. Poi sono diventati un fiume in piena. "Con Lei impariamo ma possiamo anche parlare." mi dicono. Accade così che alcuni di loro, al termine della lezione, si fermino a raccontarmi delle loro passioni, dei loro amori, delle loro esperienze, piacevoli o spiacevoli.

"Profe" - mi ha detto qualche giorno fa un'alunna (quella mattina, durante la lezione, avevo usato il termine "maldicenza", spiegandone poi il significato) - "perchè le persone parlano male degli altri?". Aveva gli occhi lucidi mentre mi raccontava la sua esperienza. E li avevo anch'io mentre le spiegavo che, a volte, si fanno cose che evidenziano il nostro essere fragili, sciocchi, vuoti, banali. "Bisogna essere superiori a queste cose, non farci caso, anche se ci fanno soffrire".

Ci si sente onorati, come ha scritto Pandora20, quando si diventa depositari delle confidenze dei nostri studenti.

Così come ci si sente gratificati quando si presentano tutti puntualissimi il giorno del compito in classe o fanno a gara per poter essere interrogati. "Così" - sostengono "verifichiamo quanto abbiamo davvero imparato.".