PENSIERI, COMMENTI E IDEE IN LIBERTA'---Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune, come quella in cui noi della redazione ci siamo incontrati, si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni che rendono piacevole lo stare a scuola. In questo blog vogliamo ricreare virtualmente il clima di quella sala docenti: uno spazio per confrontarsi e far sentire la propria voce, una sorta di redazione o di radio libera simile a quelle degli anni Settanta, quelle libere veramente.
Era il 1976 quando Guccini pubblicò "Piccola storia ignobile".
Il dibattito sulla necessità di legalizzare l'aborto per evitare la piaga degli aborti clandestini che colpiva soprattutto le fasce più deboli della popolazione femminile (minorenni e ceti più poveri, perchè le altre si trasferivano all'estero per "un'appendicectomia") era in pieno svolgimento.
Non avevo ancora 15 anni. Sentii parlare per la prima volta di aborto durante un'assemblea studentesca autogestita. E, in quell'occasione, venni a conoscenza della storia di Paola.
Paola era una ragazza di buona famiglia, morta qualche mese prima. Mi ricordo che la sua morte, di cui avevo appreso leggendo i manifesti funebri affissi sui muri della città in cui vivevo, mi aveva colpito molto, forse perchè Paola, che non conoscevo, aveva 15 anni, come me. Dal manifesto non si riusciva a capire quali fossero state le cause della sua morte.
Cause che divennero chiare durante quell'assemblea autogestita.
Paola era rimasta incinta. Temeva la reazione dei suoi genitori. Per evitare di affrontarli, si era affidata a una "mammana" che le aveva procurato l'aborto. E anche una setticemia, che ne aveva causato la morte.
Da quel momento io ho sempre sostenuto la legge 194/78, anche se non ho mai abortito. Ma sono sempre stata dell'idea che uno Stato laico non debba chiudere gli occhi di fronte alla realtà. L'aborto non è stato inventato dalla 194. Quella legge ha cercato di limitare i danni causati dall'ignoranza, dalla cattiva informazione, dall'abitudine a ricorrere a una pratica che è sempre esistita.
Francesco Guccini Via Paolo Fabbri 43 (1976) Piccola Storia Ignobile
Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare, così solita e banale come tante,
che non merita nemmeno due colonne su un giornale o una musica o parole un po' rimate,
che non merita nemmeno l' attenzione della gente, quante cose più importanti hanno da fare,
se tu te la sei voluta, a loro non importa niente,
te l' avevan detto che finivi male...
Ma se tuo padre sapesse qual' è stata la tua colpa rimarrebbe sopraffatto dal dolore,
uno che poteva dire "guardo tutti a testa alta", immaginasse appena il disonore,
lui che quando tu sei nata mise via quella bottiglia per aprirla il giorno del tuo matrimonio,
ti sognava laureata, era fiero di sua figlia,
se solo immaginasse la vergogna,
se solo immaginasse la vergogna,
se solo immaginasse la vergogna...
E pensare a quel che ha fatto per la tua educazione, buone scuole e poca e giusta compagnia,
allevata nei valori di famiglia e religione, di ubbidienza, castità e di cortesia,
dimmi allora quel che hai fatto chi te l' ha mai messo in testa o dimmi dove e quando l'hai imparato
che non hai mai visto in casa una cosa men che onesta
e di certe cose non si è mai parlato
e di certe cose non si è mai parlato
e di certe cose non si è mai parlato...
E tua madre, che da madre qualche cosa l' ha intuita e sa leggere da madre ogni tuo sguardo:
devi chiederle perdono, dire che ti sei pentita, che hai capito, che disprezzi quel tuo sbaglio.
Però come farai a dirle che nessuno ti ha costretta o dirle che provavi anche piacere,
questo non potrà capirlo, perchè lei, da donna onesta,
l' ha fatto quasi sempre per dovere,
l' ha fatto quasi sempre per dovere,
l' ha fatto quasi sempre per dovere...
E di lui non dire male, sei anche stata fortunata: in questi casi, sai, lo fanno in molti.
Sì, lo so, quando lo hai detto, come si usa, ti ha lasciata, ma ti ha trovato l' indirizzo e i soldi,
poi ha ragione, non potevi dimostrare che era suo e poi non sei neanche minorenne
ed allora questo sbaglio è stato proprio tutto tuo:
noi non siamo perseguibili per legge,
noi non siamo perseguibili per legge,
noi non siamo perseguibili per legge...
E così ti sei trovata come a un tavolo di marmo desiderando quasi di morire,
presa come un animale macellato stavi urlando, ma quasi l' urlo non sapeva uscire
e così ti sei trovata fra paure e fra rimorsi davvero sola fra le mani altrui,
che pensavi nel sentire nella carne tua quei morsi
di tuo padre, di tua madre e anche di lui,
di tuo padre, di tua madre e anche di lui,
di tuo padre, di tua madre e anche di lui?
Ma che piccola storia ignobile sei venuta a raccontarmi, non vedo proprio cosa posso fare.
Dirti qualche frase usata per provare a consolarti o dirti: "è fatta ormai, non ci pensare".
E' una cosa che non serve a una canzone di successo, non vale due colonne su un giornale,
se tu te la sei voluta cosa vuoi mai farci adesso
e i politici han ben altro a cui pensare
e i politici han ben altro a cui pensare
e i politici han ben altro a cui pensare...
" [...] Lentamente muore chi non capovolge il tavolo [...]"
Ricordo che qualche anno fa alcuni dei miei alunni erano rimasti particolarmente colpiti da questo verso tratto da "Lentamente muore". Avevamo imbastito in proposito una lunga discussione.
L'intera poesia era piaciuta molto. Una poesia attribuita, sul loro manuale scolastico, a Pablo Neruda.
Quando, successivamente, ho comunicato agli studenti che il testo della poesia non è stato scritto da Pablo Neruda ma da Martha Medeiros, " E' comunque bella!" hanno commentato alcuni mentre altri hanno sottolineato che:
a) anche i libri di testo possono contenere degli errori;
b) tutte le conoscenze possono essere messe in discussione;
c) "Lentamente muore [...] chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" / piuttosto che un insieme di emozioni [...]".
In queste situazioni gli studenti sono straordinari...
Dopo aver militato, nei miei pochi anni di insegnamento, in classi miste e classi femminili (le quattordicenni di Step e "Tre metri sopra il cielo"), da due anni insegno in classi solo maschili. Mi piace. Hai un rapporto alla pari, o meglio, "primus inter pares".
Puoi parlare di tutto, senza paura di essere frainteso: calcio, politica (lotta impari centro sinistra 1 vs Lega nord 22), grammatica, letteratura e storia.
La settimana scorsa stavo spiegando il concetto di amore e donna dai Siciliani a Dante, passando per gli stilnovisti e Cecco Angiolieri. Dopo aver declamato (sì, perchè io declamo,faccio le vocine, attore mancato...):
Chi è questa che vèn, ch'ogni'om la mira,
che fa tremar di chiaritate l'are
e mena seco Amor, sì che parlare
null'omo pote, ma ciascun sospira?
Guido Cavalcanti
Al cor gentil rempaira sempre amore
come l'ausello in selva a la verdura;
né fe' amor anti che gentil core,
né gentil core anti ch'amor, natura:
ch'adesso con' fu 'l sole,
sì tosto lo splendore fu lucente,
né fu davanti 'l sole;
e prende amore in gentilezza loco
così propïamente
come calore in clarità di foco. G. Guinizzelli
Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua deven tremando muta,
e gli occhi no l'ardiscon di guardare. Dante
Un mio alunno allora mi chiede: "Profe, ma questi guardano e basta?" E io a parlare di donne- angelo, filosofia, metafore.... lotta impari con i loro ormoni... Ad un certo punto si alza timida una manina: "profe, posso fare una riflessione?". Io, certo di una loro profonda riflessione cedo la parola. "Meglio Rocco Siffredi... almeno lui non sta solo a guardare!"
La classe ride, io mi trattengo (anche se non mi riesce tanto) e penso: come spiegherò che Saba parlava di sua moglie come un "bianca pollastra"?
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che
fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi e’ infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia
aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non
risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere
vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto
di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicita’.
Pablo Neruda
Ho letto questa poesia in II. Forse Mastella ha sbagliato momento e destinatari. I miei hanno creduto a quelle parole. Stranamente, hanno fatto silenzio. Non hanno voluto commentare. Avevano gli occhi lucidi e il muco pronto a esplodere (è vero, ho rotto il bel momento di poesia... )ma come diceva Troisi, ne "Il postino": le poesie non sono di chi le scrive ma di chi ne ha bisogno.
La Leva Calcistica Della Classe '68
Sole sul tetto dei palazzi in costruzione,
sole che batte sul campo di pallone e terra
e polvere che tira vento e poi magari piove.
Nino cammina che sembra un uomo,
con le scarpette di gomma dura,
dodici anni e il cuore pieno di paura.
Ma Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.
E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di giocatori
che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
e adesso ridono dentro a un bar,
e sono innamorati da dieci anni
con una donna che non hanno amato mai.
Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai.
Nino capì fin dal primo momento,
l'allenatore sembrava contento
e allora mise il cuore dentro alle scarpe
e corse più veloce del vento.
Prese un pallone che sembrava stregato,
accanto al piede rimaneva incollato,
entrò nell'area, tirò senza guardare
ed il portiere lo fece passare.
Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.
Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette,
questo altro anno giocherà con la maglia numero sette.
Un classico della "nostra" sala docenti.
Pochi giorni fa l'ho fatta ascoltare ai miei alunni di II. Quasi si commuovevano; e pensare che li ritenevo 22 ragazzi che "non dovevano chiedere mai"! Forse, in ognuno di noi c'è un pò di Nino.