PENSIERI, COMMENTI E IDEE IN LIBERTA'---Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune, come quella in cui noi della redazione ci siamo incontrati, si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni che rendono piacevole lo stare a scuola. In questo blog vogliamo ricreare virtualmente il clima di quella sala docenti: uno spazio per confrontarsi e far sentire la propria voce, una sorta di redazione o di radio libera simile a quelle degli anni Settanta, quelle libere veramente.
In relazione all'articolo pubblicato sul "Corriere della Sera" a proposito delle donne dirigenti che riescono a conciliare la realizzazione professionale con quella familiare (vedi link donne in carriera) e che sperimentano "ruoli innovativi" in ambito familiare, osservo solo che è molto facile far quadrare il cerchio quando si guadagnano almeno 3000 euro al mese (con un marito che, magari, guadagna la stessa cifra, se non anche di più!).
"Io non posso fare questo mestiere, perchè mi commuovo troppo!" afferma la collega trentacinquenne e i suoi occhi diventano lucidi mentre ti racconta un'altra storia, e proprio allora capisci che non farebbe nessun altro mestiere al mondo, perchè nessun altro mestiere (o pochi altri) ti arricchisce, a livello umano, come questo.
La storia è quella della ragazzina sedicenne che qualche giorno fa, durante la lezione, è improvvisamente scoppiata a piangere.
"Non le ho fatto niente, profe!" ha esclamato allarmato il compagno che solitamente si rende protagonista di scherzi, a volte di cattivo gusto, e che per questo viene sempre rimproverato dai docenti.
E infatti la ragazzina ha confermato: piangeva, è vero, ma tra i singhiozzi ha detto che il motivo era un altro, molto più importante e molto più difficile da risolvere.
La collega, chiesto l'intervento del personale ausiliario per sorvegliare la classe, l'ha accompagnata fuori dall'aula e a questo punto è venuta a conoscenza delle condizioni di miseria in cui vive la sua famiglia, condizioni che non solo le impediscono di acquistare i libri e il materiale scolastico ma la vedono anche minacciata dai creditori a causa dei forti debiti contratti dalla madre nell'illusione di migliorarle.
Subito, a scuola, ci si è attivati per aiutare Francesca (la chiameremo così) che, ieri, ringraziando la collega, ha esclamato "Nessuno si era mai preoccupato tanto per me!"
Tra il chiacchiericcio e i bla bla bla che caratterizzano ormai la nostra quotidianità, può essere utile affidarsi all'analisi critica che Pier Paolo Pasolini effettuò tra il 1973 e il 1975 nei confronti della "'omologazione culturale" e della "mutazione antropologica" degli italiani.
I brani riportati sono tratti da "Scritti corsari" di Pier Paolo Pasolini, Garzanti Editore, 1975, 1990.
"Provo un immenso dispiacere nel dirlo (anzi, una vera e propria disperazione): ma ormai migliaia e centinaia di migliaia di facce di giovani italiani, assomigliano sempre più alla faccia di Merlino. La loro libertà di portare i capelli come vogliono, non è più difendibile, perchè non è più libertà. E' giunto il momento, piuttosto, di dire ai giovani che il loro modo di acconciarsi è orribile, perchè servile e volgare. Anzi, è giunto il momento che essi stessi se ne accorgano, e si liberino da questa loro ansia colpevole di attenersi all'ordine degradante dell'orda." (7 gennaio 1973. Il "Discorso" dei capelli, pgg. 10-11)
"La responsabilità della televisione [...] è enorme. Non certo in quanto <mezzo tecnico>, ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. E' il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. E' attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere". (9 dicembre 1973. Acculturazione e acculturazione, pg. 24)
Sempre, costantemente, in occasione di fatti di cronaca di grande risonanza, ci si appella al ruolo che la scuola dovrebbe avere nella prevenzione di, cito ad esempio, incidenti stradali del fine settimana, episodi di bullismo, violenze dentro e fuori dagli stadi, uso ed abuso di sostanze stupefacenti, neonati gettati nei cassonetti.. e via dicendo.
Uno degli ultimi interventi è legato agli episodi di violenza scatenati dai tifosi ultrà in seguito alla morte di Gabriele Sandri. "Sarà necessario" si è detto "coinvolgere le scuole in un progetto di educazione alla legalità".
Ora mi chiedo: perchè ci si ostina a non informarsi e a non sapere che, nelle scuole italiane, queste tematiche vengono affrontate, anche inserite all'interno di progetti che prevedono l'intervento di esperti esterni (forze dell'ordine, magistrati, psicologi, assistenti sociali, alcolisti anonimi etc.) da almeno vent'anni?
Perchè ci si ostina a non capire che il degrado della nostra società è tale che la scuola, anch'essa specchio di un sistema degradato, da sola non potrà far nulla o farà ben poco?
Naturalmente, non sempre la scuola riesce a cogliere tutti i segnali di disagio che gli studenti inviano o ad intervenire nelle situazioni più critiche. Accade per vari motivi: per mancanza di attenzione da parte dei docenti o del Dirigente Scolastico o per una sorta di pigrizia intellettuale che porta ad cercare di evitare tutte le situazioni problematiche o complesse.
Può accadere, ad esempio, che uno o più docenti capiscano che, prove alla mano, dietro il comportamento sfrontato, svogliato o imprevedibile di uno studente, c'è l'uso (o l'abuso) di alcol e droghe. Droghe che circolano liberamente nei corridoi delle scuole grazie ad attività gestite quasi con competenza imprenditoriale da studenti dell'Istituto.
Ci sono i docenti che segnalano subito la situazione al Consiglio di Classe, al Dirigente Scolastico e alle famiglie degli studenti coinvolti.
Sembrerà strano ma a questo punto potrebbe anche accadere di sentirsi dire: "Ma Lei è sicuro di quanto afferma? Magari si sbaglia... facciamo passare un po' di tempo" o sentirsi apostrofare dalle famiglie con frasi del tipo "Lei faccia l'insegnante e non si preoccupi di altro che non sia il rendimento scolastico di mio figlio!".
Qualche Dirigente potrà anche spudoratamente affermare: "Ma per favore, lasciamo perdere, ma che? Vogliamo finire sui giornali?", liquidando la questione all'istante.
So che non è piacevole a dirsi, ma può accadere (e accade) che i ragazzini di quattordici anni, nell'illusione di integrarsi con il gruppo dei pari, inizino ad usare droghe proprio a scuola (e non mi riferisco solo a spinelli, ma piuttosto a pasticche micidiali acquistate per pochi euro) o, peggio, all'oratorio (frequentato insieme ai compagni di scuola) piuttosto che in discoteca.
Finalmente anche i mass media hanno cominciato ad occuparsene, ma la questione è veramente allarmante, molto di più di quanto non si possa sospettare. Anche perchè, con quelle pasticche, ci si brucia il cervello, procurandosi danni irreversibili.