PENSIERI, COMMENTI E IDEE IN LIBERTA'---Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune, come quella in cui noi della redazione ci siamo incontrati, si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni che rendono piacevole lo stare a scuola. In questo blog vogliamo ricreare virtualmente il clima di quella sala docenti: uno spazio per confrontarsi e far sentire la propria voce, una sorta di redazione o di radio libera simile a quelle degli anni Settanta, quelle libere veramente.
Sono indignato.
Sono anche io un professore. Non ho rubato il posto a nessuno. Me lo sono guadagnato. Non sono preparato? Ho studiato al nord. Come la mettiamo? Sono in conflitto di interesse? Non direi. Conosco validi insegnanti del nord e del sud così come ci sono i fannulloni "terroni" e "polentoni". E' il sistema he lo ha permesso. Gli insegnanti del nord sono in pochi: è risaputo che la maggior parte degli studenti preferisce non continuare gli studi e investire nel mondo del lavoro. Cosa non va al Sig. Ministro se per la legge dell'equilibrio del mercato offro il mio servizio dove c'è un'offerta, creando un equilibrio? Cosa dire allora di quelle scuole in cui, fino a metà dicembre, ci sono ancora cattedre vacanti e gli studenti sono privati del loro diritto costituzionale all'istruzione? E se tutti i prof. del sud non ci presentassimo alle convocazioni cosa succederebbe? Sarebbe una grande vittoria: il sistema crollerebbe. Saremmo tutti noi docenti (del nord e del sud) meglio retribuiti e considerati. Ma abbiamo paura, il sud privato e derubato di quel poco che aveva, non può sfamarci tutti. Così, per il nostro pane quotidiano, saremo costretti a sorbirci anche per quest'anno le nuove riforme, il bullismo e tutto ciò che un docente deve affrontare.
I miei studenti (leghisti) mi apprezzano e mi stimano per quello che offro e per quello che sono, non per la mia provenienza geografica. Ogni giorno mi aspettano per apprendere qualcosa che non sia solo legato ai programmi ministeriali. Hanno voglia di sapere e questo loro desiderio è quello che mi spinge a lasciare i miei affetti, investire economicamente al nord (con il federalismo non so come la mettiamo...) e vivere il mio anno di duro lavoro.
Un'ultima cosa: Sig. Ministro e Sig.ra Ministra, sapete dove è nata la nostra letteratura italiana? Federico II e la Magna Curia vi ricordano qualcosa?
E' vero, i problemi della scuola sono tanti e, nelle sale docenti, se ne parla diffusamente anche se, spesso a compartimenti stagni: i precari discutono di immissioni in ruolo, di graduatorie e di punteggi; i neo immessi, del corso da frequentare per superare l'anno di prova (carina l'idea di mettere alla prova un insegnante con quindici anni di carriera alle spalle...e se non fosse idoneo?! Pensa quanti danni gli hanno lasciato commettere!) e dei tanti documenti da presentare; chi è titolare di cattedra fuori provincia, delle assegnazioni provvisorie o dei trasferimenti e così via.
Per fortuna, però, ci sono anche momenti di 'frivolezza', in cui si commenta la sfiziosa borsetta della collega, un film appena visto, un ristorante superlativo...o in cui, carta e penna alla mano (nelle sale docenti non mancano mai!), ci si comunica una ricetta!
Ce n'è una che colleghi e amici mi chiedono sistematicamente, dopo averne fatto esperienza diretta, quella della 'mitica' torta di mele; la faceva mia nonna, continua a farla mia mamma e io me ne sono appropriata, certa ormai del successo che essa riscuote. Per questa ragione ne faccio volentieri omaggio ai frequentatori del blog.
Ingredienti: tre grosse mele, tre uova, una tazza di uvetta (ingrediente aggiunto da me), tre etti di farina, due etti di zucchero, un etto e mezzo di margarina, un bicchiere di brandy, una bustina di lievito.
Preparazione: sbucciare e tagliare le mele a tocchetti, ammorbidire l'uvetta nell'acqua tiepida, quindi porre mele e uvetta (sgocciolata) in una terrina; irrorare il tutto con il brandy e aggiungere due o tre cucchiai di zucchero, lasciare riposare il composto mescolando ogni tanto; procedere sbattendo le uova in una terrina piuttosto ampia, aggiungere gradatamente, e mescolando, la farina, quindi la margarina (io preferisco che si ammorbidisca lasciandola qualche ora fuori dal frigorifero, piuttosto che a bagno-maria) e il lievito. A questo punto unire le mele e l'uvetta con il succo (badando che l'impasto non diventi troppo liquido). Amalgamare bene, porre in un tegame e infornare a 170-180 gradi.
Come per ogni torta, dopo quaranta minuti, aprire il forno e immergere lo stecchino per verificare l'avvenuta cottura (di solito io sforno dopo quaranta, cinquanta minuti al massimo). Dopo aver messo la torta su un apposito piatto, spolverare con zucchero vanigliato!
"E te lo porti dentro
quel vecchio professore
che ti ha rubato tempo
con la sua mediocrità"
(Ligabue: "Vivo morto o X", tratto da "Buon Compleanno Elvis", WEA, 1995).
Quanti cattivi docenti abbiamo incontrato sul nostro percorso! Ma forse ne abbiamo incontrati altrettanti bravi, capaci, appassionati, quelli che non fanno notizia, quelli che non finiscono solitamente sulle prime pagine dei giornali ma che ci segnano positivamente, quelli che non dimenticheremo mai.
Penso alla mia insegnante di lettere della prima media, alla mia insegnante di lettere del ginnasio, a quella di italiano e quella di storia e filosofia del liceo. Eccezionali! Una buona parte di quella che sono attualmente è merito loro. Sono cresciuta, mi sono formata grazie a loro. E non c'entra niente il fatto che fossero più o meno disponibili con i loro studenti (non lo erano affatto!). Erano un modello. Erano coerenti, pur nel loro diverso modo di essere e di insegnare.
Ho incontrato e incontro ancora oggi tanti insegnanti capaci. Penso a coloro che fanno parte di questa redazione, a quelli cui ho segnalato questo blog, a quelli con cui ho avuto la fortuna di collaborare nel corso degli anni. Buoni maestri, caparbi, determinati, appassionati, nonostante le difficoltà che quotidianamente si incontrano nella scuola.
Qualche giorno fa ho incontrato una mia ex alunna, ci siamo salutate, scambiate informazioni sulla meta delle prossime vacanze, quindi, naturalmente, le ho chiesto se era stata promossa. Lei risponde che si è ritirata a metà anno scolastico perchè si è accorta di aver sbagliato indirizzo ma di avere le idee chiare su quello che dovrà essere il suo futuro: farà la cuoca dopo aver frequentato l'istituto alberghiero.
Chiedo notizie di altri suoi compagni e lei mi dice che Caio non solo è andato malissimo (ovvero respinto, a suo dire) ma che sui tabelloni c'era scritto qualcosa che non ricordava bene ma che assomigliava a un 'non esprimibile', 'non qualificabile', insomma era stato così 'asino' (parole sue) che gli insegnanti non se la sono sentita di esprimere un giudizio, quasi fossero mancate loro le parole!
Resto un pò perplessa...poi penso alla dicitura 'giudizio sospeso'! Ecco quanta confusione possono generare le originali e modernissime nomenclature che vengono 'appioppate' al mondo della scuola! Spiego alla giovane e certo non brillantissima allieva il significato di quel giudizio e lei assentisce muta, anche se il suo sguardo mi appare diffidente e poco convinto.