SALA DOCENTI

PENSIERI, COMMENTI E IDEE IN LIBERTA'---Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune, come quella in cui noi della redazione ci siamo incontrati, si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni che rendono piacevole lo stare a scuola. In questo blog vogliamo ricreare virtualmente il clima di quella sala docenti: uno spazio per confrontarsi e far sentire la propria voce, una sorta di redazione o di radio libera simile a quelle degli anni Settanta, quelle libere veramente.

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martedì, 22 luglio 2008

Professori del Sud, al Sud!

Sono indignato.

Sono anche io un professore. Non ho rubato il posto a nessuno. Me lo sono guadagnato. Non sono preparato? Ho studiato al nord. Come la mettiamo? Sono in conflitto di interesse? Non direi. Conosco validi insegnanti del nord e del sud così come ci sono i fannulloni "terroni" e "polentoni". E' il sistema he lo ha permesso. Gli insegnanti del nord sono in pochi: è risaputo che la maggior parte degli studenti preferisce non continuare gli studi e investire nel mondo del lavoro.  Cosa non va al Sig. Ministro se per la legge dell'equilibrio del mercato offro il mio servizio dove c'è un'offerta, creando un equilibrio? Cosa dire allora di quelle scuole in cui, fino a metà dicembre, ci sono ancora cattedre vacanti e gli studenti sono privati del loro diritto costituzionale all'istruzione? E se tutti i prof. del sud non ci presentassimo alle convocazioni cosa succederebbe? Sarebbe una grande vittoria: il sistema crollerebbe. Saremmo tutti noi docenti (del nord e del sud) meglio retribuiti e considerati. Ma abbiamo paura, il sud privato e derubato di quel poco che aveva, non può sfamarci tutti. Così, per il nostro pane quotidiano, saremo costretti a sorbirci anche per quest'anno le nuove riforme, il bullismo e tutto ciò che un docente deve affrontare.

I miei studenti (leghisti) mi apprezzano e mi stimano per quello che offro e per quello che sono, non per la mia provenienza geografica. Ogni giorno mi aspettano per apprendere qualcosa che non sia solo legato ai programmi ministeriali. Hanno voglia di sapere e questo loro desiderio è quello che mi spinge a lasciare i miei affetti, investire economicamente al nord (con il federalismo non so come la mettiamo...) e vivere il mio anno di duro lavoro.

Un'ultima cosa: Sig. Ministro e Sig.ra Ministra, sapete dove è nata la nostra letteratura italiana? Federico II e la Magna Curia vi ricordano qualcosa? 


giovedì, 17 luglio 2008

Un'irresistibile torta di mele

E' vero, i problemi della scuola sono tanti e, nelle sale docenti, se ne parla diffusamente anche se, spesso a compartimenti stagni: i precari discutono di immissioni in ruolo, di graduatorie e di punteggi; i neo immessi, del corso da frequentare per superare l'anno di prova (carina l'idea di mettere alla prova un insegnante con quindici anni di carriera alle spalle...e se non fosse idoneo?! Pensa quanti danni gli hanno lasciato commettere!) e dei tanti documenti da presentare; chi è titolare di cattedra fuori provincia, delle assegnazioni provvisorie o dei trasferimenti e così via.

Per fortuna, però, ci sono anche momenti di 'frivolezza', in cui si commenta la sfiziosa borsetta della collega, un film appena visto, un ristorante superlativo...o in cui, carta e penna alla mano (nelle sale docenti non mancano mai!), ci si comunica una ricetta!

Ce n'è una che colleghi e amici mi chiedono sistematicamente, dopo averne fatto esperienza diretta, quella della 'mitica' torta di mele; la faceva mia nonna, continua a farla mia mamma e io me ne sono appropriata, certa ormai del successo che essa riscuote. Per questa ragione ne faccio volentieri omaggio ai frequentatori del blog.

Ingredienti: tre grosse mele, tre uova, una tazza di uvetta (ingrediente aggiunto da me), tre etti di farina, due etti di zucchero, un etto e mezzo di margarina, un bicchiere di brandy, una bustina di lievito.

Preparazione: sbucciare e tagliare le mele a tocchetti, ammorbidire l'uvetta nell'acqua tiepida, quindi porre mele e uvetta (sgocciolata) in una terrina; irrorare il tutto con il brandy e aggiungere due o tre cucchiai di zucchero, lasciare riposare il composto mescolando ogni tanto; procedere sbattendo le uova in una terrina piuttosto ampia, aggiungere gradatamente, e mescolando, la farina, quindi la margarina (io preferisco che si ammorbidisca lasciandola qualche ora fuori dal frigorifero, piuttosto che a bagno-maria) e il lievito. A questo punto unire le mele e l'uvetta con il succo (badando che l'impasto non diventi troppo liquido). Amalgamare bene, porre in un tegame e infornare a 170-180 gradi.

Come per ogni torta, dopo quaranta minuti, aprire il forno e immergere lo stecchino per verificare l'avvenuta cottura (di solito io sforno dopo quaranta, cinquanta minuti al massimo). Dopo aver messo la torta su un apposito piatto, spolverare con zucchero vanigliato!  


postato da: pandora20 alle ore 12:17 | link | commenti
categorie: passione
martedì, 15 luglio 2008

buoni maestri

"E te lo porti dentro

quel vecchio professore

che ti ha rubato tempo

con la sua mediocrità"

(Ligabue: "Vivo morto o X", tratto da "Buon Compleanno Elvis", WEA, 1995).

Quanti cattivi docenti abbiamo incontrato sul nostro percorso! Ma forse ne abbiamo incontrati altrettanti bravi, capaci, appassionati, quelli che non fanno notizia, quelli che non finiscono solitamente sulle prime pagine dei giornali ma che ci segnano positivamente, quelli che  non dimenticheremo mai.

Penso alla mia insegnante di lettere della prima media, alla mia insegnante di lettere del ginnasio, a quella di italiano e quella di storia e filosofia del liceo. Eccezionali! Una buona parte di quella che sono attualmente è merito loro. Sono cresciuta, mi sono formata grazie a loro. E non c'entra niente il fatto che fossero più o meno disponibili con i loro studenti (non lo erano affatto!). Erano un modello. Erano coerenti, pur nel loro diverso modo di essere e di insegnare.

Ho incontrato e incontro ancora oggi tanti insegnanti capaci. Penso a coloro che fanno parte di questa redazione, a quelli cui ho segnalato questo blog, a quelli con cui ho avuto la fortuna di collaborare nel corso degli anni. Buoni maestri, caparbi, determinati, appassionati, nonostante le difficoltà che quotidianamente si incontrano nella scuola.


lunedì, 14 luglio 2008

riporto e commento...

un articolo pubblicato ieri, 13 luglio 2008, sul sito "la Repubblica.it" all'interno della rubrica "SCUOLA & GIOVANI" (per il commento, una serie di riflessioni maturate  a seguito della mia ventennale esperienza di insegnamento nella scuola, userò il colore rosso).
"Un'indagine dei ricercatori di Bankitalia e del ministero dell'Istruzione rileva che i troppi spostamenti di insegnanti, anche di ruolo, influiscono negativamente.
Allarme docenti insoddisfatti
"Un danno per gli studenti"
I professori italiani sono più anziani del resto degli occupati. Meno istruiti al Sud"

ROMA - Insegnanti anziani, insoddisfatti della scuola in cui lavorano e troppo spesso desiderosi di fuggire dal proprio istituto. E' il quadro delineato da alcuni ricercatori di Bankitalia e del ministero della Pubblica istruzione. Un'analisi che mette sotto accusa soprattutto l'eccesso di "turnover" dei professori, che influisce negativamente sugli studenti e sul loro apprendimento, messo a rischio anche dallo "scarso attaccamento" dei docenti alla scuola in cui lavorano.
Troppi spostamenti. L'indagine, inserita tra i temi di discussione di via Nazionale, si concentra sul "turnover" degli insegnanti di ruolo, che rappresentano circa un terzo degli spostamenti complessivi. I ricercatori rilevano che le entrate e le uscite di docenti dal sistema scolastico, così come il "turnover" dei professori con cattedra causano una "mancanza di continuità didattica". In generale, più di un quinto dei docenti cambia scuola da un anno all'altro. E a subirne le conseguenze sono gli studenti.La loro preparazione scolastica risente anche del "mismatch", cioè dello scarso attaccamento dei professori alla scuola in cui operano.
Perchè gli insegnanti sono insoddisfatti della scuola in cui lavorano e sono spesso desiderosi di fuggire dal proprio istituto?
- Ci sono molti colleghi che iniziano la loro attività di insegnamento inserendosi nelle graduatorie di supplenza di province in cui risulta più facile lavorare (sostanzialmente, la maggior parte delle città della Lombardia e del Veneto). C'è poi chi, pur effettuando le supplenze nella provincia in cui risiede, svolge  i concorsi nelle regioni in cui vi è un maggior numero di cattedre da assegnare.
Accade così che, entrati in ruolo, molti insegnanti cerchino di ritornare nei luoghi di origine chiedendo il trasferimento. Poichè  il trasferimento è spesso difficile da ottenere (dato che può essere assegnato su cattedre effettivamente vuote) sono molti coloro che ricorrono all'assegnazione provvisoria (ovvero, l'attribuzione temporanea di una cattedre libera ma non vuota come può essere, ad esempio, quella di un docente distaccato su un'altra attività, sindacale o universitaria). Ecco spiegato il turnover continuo degli insegnanti di ruolo.
- Molto più rari sono i casi di coloro che, ottenuto il trasferimento nella provincia d'origine, solitamente meridionale, scoprono di trovarsi male e ritornano al Nord.
- Esistono poi i casi di coloro che, a seguito di contrasti con il Dirigente Scolastico o con i colleghi, decidono di cambiare aria.
Docenti "vecchi" e meno istruiti. Nell'indagine emerge poi che gli insegnanti in Italia sono in media più vecchi del resto degli occupati e sono in prevalenza donne. Nelle regioni meridionali, in particolare, i docenti sono in genere "più vecchi, meno istruiti e con voti di laurea o di diploma inferiori a quelli dei loro colleghi che operano nel resto del paese". I più anziani possono di solito contare su un voto di diploma o laurea più basso rispetto alla media. Secondo i ricercatori questo potrebbe derivare da "meccanismi di cosiddetta 'selezione avversa', per cui rimangono nella professione soggetti meno capaci".

Precarietà di inizio carriera. L'indagine segnala poi che, per quanto riguarda l'accesso nel mondo del lavoro, "l'inizio della carriera è caratterizzato da forte precarietà, con contratti a termine di durata inferiore rispetto al resto dell'economia, una più intensa ricerca di un altro lavoro e una più elevata probabilità di svolgere un secondo lavoro".
- Inutile negarlo: l'insegnamento è per molti l'unica vera opportunità di lavoro. Tanti si trovano a fare questo mestiere per caso, a seguito di un semplice inserimento all'interno di una graduatoria. Non esiste una vera selezione in entrata; in teoria (e, ahimè, anche in pratica) un laureato in chimica, psicopatico e pedofilo, potrebbe essere nominato per una supplenza ed entrare in una classe mettendo a repentaglio la sicurazza degli alunni.
- Entrati per caso, molti continuano a svolgere questa professione pur non amandola. "Tutto sommato, è meglio di niente"- sostengono.
- Da sempre l'insegnamento è considerato un ripiego, soprattutto per i professionisti (avvocati, commercialisti, ingegneri) che si assicurano un'entrata economica con "il posto" statale ma dedicano tutta la propria attenzione alla loro vera attività, che non è certamente quella dell'insegnante.
- L'insegnamento viene considerato il mestiere ideale per una donna che, grazie al tanto tempo libero a disposizione (sigh!) potrà contemporaneamente dedicarsi alla casa, al marito e ai figli.
- In genere, rispetto ad un operaio o a una commessa, un insegnante inizia a lavorare più tardi e pertanto raggiunge più tardi l'età pensionabile (salvo i casi dei pensionati baby che hanno smesso di lavorare intorno ai quarant'anni d'età, ma quelli sono in pensione da un po').
- La precarizzazione è la vera questione della scuola: vi sono colleghi che restano precari per tutta la vita (ed essere precario significa cambiare scuola quasi tutti gli anni, con tanti saluti alla continuità didattica).
"Azione determinante per l'apprendimento". L'indagine passa ai raggi X il corpo insegnante italiano non solo perché i docenti assorbono circa i due terzi della spesa corrente per l'istruzione, ma anche perché la loro azione quotidiana rappresenta "la principale determinante, insieme alle caratteristiche innate e al contesto socio-economico, degli apprendimenti degli studenti".
(13 luglio 2008)
- Chi è che ha permesso e permette tutto questo? I colleghi che si spostano, in fondo, lo fanno rispettando la normativa. Il vero problema è: "Ci interessa davvero che i ragazzi imparino? Ci interessa davvero che la scuola funzioni?" Se è questo che interessa davvero, allora bisogna far sì che gli insegnanti siano veri professionisti. Soprattutto è importante, a mio parere, che faccia questo mestiere solo chi lo ama. Noi non facciamo bulloni, formiamo persone. e con le persone non ci si può comportare come se si fosse alla catena di montaggio.

...Equivoci

Qualche giorno fa ho incontrato una mia ex alunna, ci siamo salutate, scambiate informazioni sulla meta delle prossime vacanze, quindi, naturalmente, le ho chiesto se era stata promossa. Lei risponde che si è ritirata a metà anno scolastico perchè si è accorta di aver sbagliato indirizzo ma di avere le idee chiare su quello che dovrà essere il suo futuro: farà la cuoca dopo aver frequentato l'istituto alberghiero.

Chiedo notizie di altri suoi compagni e lei mi dice che Caio non solo è andato malissimo (ovvero respinto, a suo dire) ma che sui tabelloni c'era scritto qualcosa che non ricordava bene ma che assomigliava a un 'non esprimibile', 'non qualificabile', insomma era stato così 'asino' (parole sue) che gli insegnanti non se la sono sentita di esprimere un giudizio, quasi fossero mancate loro le parole!

Resto un pò perplessa...poi penso alla dicitura 'giudizio sospeso'! Ecco quanta confusione possono generare le originali e modernissime nomenclature che vengono 'appioppate' al mondo della scuola! Spiego alla giovane e certo non brillantissima allieva il significato di quel giudizio e lei assentisce muta, anche se il suo  sguardo mi appare diffidente e poco convinto.


postato da: pandora20 alle ore 11:27 | link | commenti (1)
categorie: scuola e didattica